La notizia è di quelle che fanno il giro del web in pochi secondi. L’intero Lazio, da Acquapendente a Scauri rischia di essere coperto dal segnale wi-fi. Dopo il “uaifai” della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti è ormai lanciato verso la rete “globale”. Ma a vedere i risultati dell’iniziativa by Provincia, quella del presidente della Regione Lazio, più che una promessa assomiglia a una minaccia.
Come accaduto per l’area metropolitana romana, anche il resto della regione rischia di essere coperto da una selva di cartelli che indicano la presenza di un segnale che non c’è. Esatto, il sistema di accesso a internet a suo tempo varato da Zingaretti, è un po’ come l’isola di Peter Pan. C’è il cartello, è abbastanza facile accedere, ma una volta in rete non si va oltre quell’isola. La velocità di navigazione è come quella della Concordia dopo l’urto al Giglio: un monolite statico che fa affondare qualsiasi velleità di entrare nel meraviglioso mondo della rete, magari per dare una sbirciatina al prodigioso sito della Regione Lazio, infarcito di trasparenza ma con i documenti seri ben occultati tra gli scogli.
Lungi da noi dare consigli alla Regione Lazio, basterebbe però dare una sbirciatina ai livelli di servizio dell’adsl, non a piazza Navona, ma a ponte Marconi, sulla Cassia o nella zona del Gra. Cioé a Roma. Ebbene, migliaia di utenti viaggiano ben al di sotto della soglia dei contratti, artatamente stipulati con la promessa di velocità “sino a”. E chi vuole protestare o rescindere il contratto, ha una sola soluzione: scaricare il programma dell’Autority e lanciare un improbabile controllo in h24 della linea adsl.
La banda larga a Roma è infatti un po’ come l’acqua potabile. I tubi Acea corrono un po’ ovunque, ma il 10 per cento dei romani (non dei cittadini di Anticoli Corrado o Priverno) si serve dei pozzi artesiani. Se poi vuole navigare, l’unica soluzione è la rete mobile. Sperando però che non piova, perché allora sì che il segnale raggiunge velocità che fanno rimpiangere i vecchi modem a 24.400.
Invece niente. Nessun piano di infrastrutture, l’agenda digitale della Regione Lazio ha solo la lettera w come wi-fi. Chi cerca la banda larga deve cambiare Regione. Qui, tra poco, si accederà alla rete in modalità totalmente democratica, condivisa e paritaria ma non si andrà da nessuna parte. Chiacchiere di fine anno. Chi non ci crede invi una mail alla Provincia di Roma e chieda conto degli accesso al wi-fi, della velocità media e dei terabit scaricati dagli utenti. Provare per credere.
Fabio Carosi
