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In rivolta contro i sindacati. Metro C, l’ira degli operai

Tensione nella piazza del Campidoglio per il divieto di manifestare alle maestranze impegnate nei cantieri. Sotto accusa la Fillea-Cgil: “Vergognatevi, siete servi, amici di Marino. Ci tenete buoni qua invece di farci andare a chiedere risposte al Comune. Fate il vostro lavoro mantenuti e pagati, voi uno stipendio ce l’avete, siete politici come loro altro che sindacalisti”. Il Comune non ha rispettato l’accordo che prevedeva il pagamento di una prima tranche di 166 dei 300 milioni di debiti nei confronti delle imprese. Tutti senza stipendio ormai da mesi…

Doveva essere una giornata tranquilla, un appuntamento tra gli operai e le organizzazioni sindacali  per chiedere di essere ricevuti dall’assessore alla Mobilità, Guido Improta e cercare di trovare una soluzione al mancato pagamento per i lavoro della Metro C e al conseguente blocco dei lavori. A far saltare la pazienza, il divieto di manifestare nella piazza del Campidoglio per via della contemporaneità con le cerimonie per i caduti di Nassirya, e così è esplosa la protesta.
Cori e insulti contro il sindacato, in particolare contro la Fillea-Cgil: “Vergognatevi, siete servi, amici di Marino. Ci tenete buoni qua invece di farci andare a chiedere risposte al Comune. Fate il vostro lavoro mantenuti e pagati, voi uno stipendio ce l’avete, siete politici come loro altro che sindacalisti. Altrimenti dovevate chiedergli dov’è finito l’accordo firmato ad agosto, è stato strappato? Dove sono i nostri soldi? Chiedeteglielo invece di farci stare qui buoni per non avere problemi col sindaco”. E continuano con le rimostranze, riferendosi all’amministrazione capitolina: “Noi qua subiamo gli inciuci della triade, perché quelli (Morgante, Improta e Marino) fanno solo finta di litigare ma in realtà sono tutti d’accordo. Sono dei venduti. Si vergognassero. Chi li ha votati questi schifosi? Noi non aspettiamo i loro comodi”.

metro c


Gianfranco Cancellieri, capocantiere Metro C spiega: “Noi dobbiamo riscuotere complessivamente dal Comune circa 300 milioni di euro, c’era un accordo tra sindacati e Roma Metropolitane, ma non lo stanno rispettando. La situazione è imbarazzante. Le ditte non vengono pagati, gli operai non riscuotono stipendi da due o tre mesi, per cui siamo tutti qui in mobilitazione oggi finché la situazione non si sblocca”. “Tutto è fermo ai problemi che già c’erano alla data del 2 agosto, non è cambiato nulla – aggiunge Nicola Franco, portavoce del consorzio di imprese affidatarie dei lavori per la tratta della metro C – Senza fondi non si può andare avanti coi lavori. La maggior parte dei dipendenti non ha uno stipendio da due mensilità, settembre e ottobre. È inaccettabile”. Le sigle che hanno organizzato e convocato la mobilitazione, tra cui Feneal-Uil , Filca-CISL e Fillea-CGIL, hanno coinvolto anche i mezzi pesanti impiegati nei cantieri, che hanno percorso Via dei Fori Imperiali fino a Largo Romolo e Remo, dove è previsto l’assemblamento generale. “I soldi dovevano arrivare ieri – dichiara Remo Vernile della Feneal-Uil di Roma – O almeno questo era l’accordo tra Roma Metropolitane, assessore Improta e sindacati. Avrebbero dovuto essere sbloccati 166 milioni di euro, che transitavano a Roma Metropolitane, da far defluire conseguentemente alla metro C, per pagare poi i lavoratori. Invece ieri è scaduto l’ultimo termine e i lavoratori sono esasperati per quanto riguarda i salari. A oggi non sappiamo ancora nulla. La politica è giusto che faccia il suo corso ma di mezzo non possono andarci i lavoratori che non prendono lo stipendio dai tre ai quattro mesi”.
“È una catena – raccontano gli operai della Tecnomanto, da marzo 2013 in cassa integrazione – Le ditte appaltatrici non prendono soldi dalle imprese madri e così noi, dipendenti delle ditte appaltatrici, non prendiamo soldi da loro. Attendiamo l’Inps con le pratiche burocratiche infinite e campiamo col minimo dello stipendio, 800 euro al mese, grazie agli ammortizzatori sociali chiesti dalla nostra azienda. Non veniamo neanche pagati tutti i mesi ma a tranche ogni tre, quattro mesi”.