Doveva essere una giornata tranquilla, un appuntamento tra gli operai e le organizzazioni sindacali per chiedere di essere ricevuti dall’assessore alla Mobilità, Guido Improta e cercare di trovare una soluzione al mancato pagamento per i lavoro della Metro C e al conseguente blocco dei lavori. A far saltare la pazienza, il divieto di manifestare nella piazza del Campidoglio per via della contemporaneità con le cerimonie per i caduti di Nassirya, e così è esplosa la protesta.
Cori e insulti contro il sindacato, in particolare contro la Fillea-Cgil: “Vergognatevi, siete servi, amici di Marino. Ci tenete buoni qua invece di farci andare a chiedere risposte al Comune. Fate il vostro lavoro mantenuti e pagati, voi uno stipendio ce l’avete, siete politici come loro altro che sindacalisti. Altrimenti dovevate chiedergli dov’è finito l’accordo firmato ad agosto, è stato strappato? Dove sono i nostri soldi? Chiedeteglielo invece di farci stare qui buoni per non avere problemi col sindaco”. E continuano con le rimostranze, riferendosi all’amministrazione capitolina: “Noi qua subiamo gli inciuci della triade, perché quelli (Morgante, Improta e Marino) fanno solo finta di litigare ma in realtà sono tutti d’accordo. Sono dei venduti. Si vergognassero. Chi li ha votati questi schifosi? Noi non aspettiamo i loro comodi”.

Gianfranco Cancellieri, capocantiere Metro C spiega: “Noi dobbiamo riscuotere complessivamente dal Comune circa 300 milioni di euro, c’era un accordo tra sindacati e Roma Metropolitane, ma non lo stanno rispettando. La situazione è imbarazzante. Le ditte non vengono pagati, gli operai non riscuotono stipendi da due o tre mesi, per cui siamo tutti qui in mobilitazione oggi finché la situazione non si sblocca”. “Tutto è fermo ai problemi che già c’erano alla data del 2 agosto, non è cambiato nulla – aggiunge Nicola Franco, portavoce del consorzio di imprese affidatarie dei lavori per la tratta della metro C – Senza fondi non si può andare avanti coi lavori. La maggior parte dei dipendenti non ha uno stipendio da due mensilità, settembre e ottobre. È inaccettabile”. Le sigle che hanno organizzato e convocato la mobilitazione, tra cui Feneal-Uil , Filca-CISL e Fillea-CGIL, hanno coinvolto anche i mezzi pesanti impiegati nei cantieri, che hanno percorso Via dei Fori Imperiali fino a Largo Romolo e Remo, dove è previsto l’assemblamento generale. “I soldi dovevano arrivare ieri – dichiara Remo Vernile della Feneal-Uil di Roma – O almeno questo era l’accordo tra Roma Metropolitane, assessore Improta e sindacati. Avrebbero dovuto essere sbloccati 166 milioni di euro, che transitavano a Roma Metropolitane, da far defluire conseguentemente alla metro C, per pagare poi i lavoratori. Invece ieri è scaduto l’ultimo termine e i lavoratori sono esasperati per quanto riguarda i salari. A oggi non sappiamo ancora nulla. La politica è giusto che faccia il suo corso ma di mezzo non possono andarci i lavoratori che non prendono lo stipendio dai tre ai quattro mesi”.
“È una catena – raccontano gli operai della Tecnomanto, da marzo 2013 in cassa integrazione – Le ditte appaltatrici non prendono soldi dalle imprese madri e così noi, dipendenti delle ditte appaltatrici, non prendiamo soldi da loro. Attendiamo l’Inps con le pratiche burocratiche infinite e campiamo col minimo dello stipendio, 800 euro al mese, grazie agli ammortizzatori sociali chiesti dalla nostra azienda. Non veniamo neanche pagati tutti i mesi ma a tranche ogni tre, quattro mesi”.
