di Fabio Carosi
Neanche hanno aperto gli ombrellini che li hanno dovuti richiudere. Dal cielo solo acqua e vento freddo. E per il litorale di Roma la crisi economica diventa nera come le nuvole. In tempi di record, Ostia piante il suo nuovo primato: quello del maggio più critico degli ultimi quaranta anni. “Ma vista una cosa del genere – esordisce Renato Papagni, storico imprenditore del settore lidense e leader del sindacato aderente a Confindustria – se torno indietro nella memoria non riesco a trovare una primavera così pazza, brutta e fredda”.
E col sole che non c’è e neanche la preparazione alla stagione della verta tintarella, i romani motore del commercio e dei servizi da Capocotta a Fregene, sono rimasti a casa. I numeri della crisi di maggio sono da capogiro: “I nostri indicatori come gelato, acqua e caffè – spiega Papagni – dicono che in questi trenta giorni abbiamo perso il 20 per cento e forse anche di più rispetto allo scorso anno. E’ una tragedia: un ‘intera economia che vive di mare e sole si è fermata. É come se ci avessero tolto il mese più importante per l’avvio di stagione e a nulla potrà servire un’eventuale mese di settembre gradevole e lungo”.
Con i consumi in picchiata per colpa del meteo, che si aggiungono alla crisi economica, Ostia si trova di nuovo di fronte al bivio: scegliere consapevolmente se essere la periferia con l’acqua salata della città o diventare un “oggetto turistico”. “Non c’è riuscito nessuno – continua il leader dell’Assobalneari – siamo passati da Rutelli a Veltroni, sino ad Alemanno ma nessuno è riuscito a capire che il lungomare è un patrimonio del Comune e va valorizzato. Altrimenti si uccide un’intera economia”.
Il pensiero va subito al contestatissimo progetto del waterfront, annunciato dalla Giunta uscente come la madre di tutte le soluzioni per dare al litorale una vocazione, un po’ di alberghi con vista e e trasformarsi in un polo d’attrazione, naufragato clamorosamente in Consiglio Comunale. Grattacieli e posti letto hanno trovato l’opposizione degli ambientalisti, giustamente preoccupati dalla colata di cemento che avrebbe sconvolto un territorio dove nella preistoria c’erano le dune, ma che che così rimane una brutta periferia di Roma, senza vocazione e senza lavoro. E i duemila impiegati dal mare stanno col naso all’insù e guardano le nuvole sperando in un’estate che tarda. I più organizzati hanno attivato un tavolo con l’aeroporto di Fiumicino, chiedendo spasmodicamente le previsioni del meteo a medio e lungo termine, giusto per sapere cosa accadrà.
Se ombrelloni e sdraio rimangono chiusi anche l’economia della notte segna il passo. Anzi, la massa che attende solo che il termometro salga dagli 8-8 gradi ai 18 di vivibilità minima, secondo Papagni è un danno per il resto dell’economia. “La notte è morta – commenta – o si fa una seria organizzazione di qualità oppure i locali che aprono le porte a tutti finiscono per attirare droga e violenza. E poi i ristoranti che sono nelle vicinanze di questo locali a mezzanotte diventano prigionieri. Secondo voi questo è turismo?. E la colpa è della politica.. di tutta la politica”. E lo dice uno che due anni fa, descrivendo proprio il mare di Roma urlò a gran voce: “Ostia fa schifo”. Ora anche il clima di Ostia.

