Nel 1996 Andrea Alzetta partecipò ad alcuni scontri scoppiati sotto il Parlamento dopo la strage di Al Aqsa. Per quelle violenze fu condannato a due anni. Una macchia che per il candidato di Sel ha determinato l’esclusione dall’assemblea capitolina nonostate le 1700 preferenze raccolte. La legge Severino lo dichiara incandidabile, una situazione paradossalmente simile a quella di Silvio Berlusconi.

“L’onorevole Berlusconi si rassegni e prenda atto che egli è vittima solo dei reati che ha commesso egli stesso e non di qualche persecuzione giudiziaria. La sentenza del Tar che ha respinto il mio ricorso circa la mia incandidabilità – dichiara Andrea Alzetta, esponente di Action diritti in movimento – fa giurisprudenza anche per quanto riguarda le tesi circa la presunta incostituzionalità della norma nel caso Berlusconi. Definisce infatti con precisione che l’incandidabilità – spiega il Alzetta – non è un aspetto del trattamento sanzionatorio legato al reato commesso, ma è l’accertamento del ‘venir meno di un requisito soggettivo essenziale per l’accesso alle cariche elettive o per la permanenza dell’eletto nell’organo elettivo stabilendo con chiarezza che la legge non ha nessun carattere retroattivo ma prende solo atto, al momento dell’accertamento, delle sentenze già andate in giudicato e dei suoi dispositivi.”
Alzetta però no molla: “Diverso è il caso del sottoscritto che vede il suo ricorso respinto solo perché la norma prevede che a differenza dei parlamentari i termini di decorrenza dell’incandidabilità non valgano e che l’unico strumento previsto sia la riabilitazione. Presenterò domanda di riabilitazione per avere giustizia ma nel frattempo se la mia sentenza fa chiarezza circa l’incandidabilità di Berlusconi è proprio il caso di dire ‘non tutto il male viene per nuocere“.
