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Roma
Marito e moglie, latitanti al mare in Colombia, traditi dai social

Sfuggiti all'arresto nel maggio di cinque anni fa, erano volati in Colombia dove vivevano una vita agiata, tra auto e locali di lusso, frequenti viaggi e battute di pesca. Con un solo, imperdonabile 'vizietto: la passione per facebook e twitter. Che alla fine li ha portati diritti nelle braccia dei finanzieri del Gico.

E' terminata alle porte di Bogota' la latitanza dorata di Fabio Albini, 48 anni, e della moglie Gloria Teresa Torres Aponte, 59 anni, destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico internazionale di stupefacenti emessa dal Tribunale di Roma.
La cattura è stata richiesta dalla Procura di Roma attraverso specifica rogatoria internazionale, sulla scorta delle prove acquisite nel corso di pregresse indagini delle Fiamme gialle. I primi a finire in manette, nell'aprile 2008, erano stati due italiani, dipendenti di una ditta incaricata della riconsegna dei bagagli all'aeroporto di Fiumicino, trovati in possesso di una valigia contenente oltre 11 kg di cocaina: erano state così individuate due distinte organizzazioni criminali, dedite all'importazione di ingenti carichi di droga destinata al mercato della capitale. Una di queste, in particolare, diretta dall'Albini, con la complicità della moglie colombiana e di ulteriori quattro soggetti, risultava attiva nella importazione, dal Sudamerica, di grossi quantitativi di coca, introdotti in Italia sfruttando, in prevalenza, doppifondi ricavati nei carrelli portavivande imbarcati su aeromobili provenienti da Caracas.
Nell'occasione era stato anche accertato il sequestro di persona del colombiano Luis Alberto Marulanda Cardona, che aveva fatto da intermediario per l'organizzazione e che veniva ritenuto responsabile del mancato arrivo di un ingente carico di cocaina dall'Argentina: trattenuto in una zona boschiva nei pressi di Sutri (Viterbo), era stato 'punito' con l'amputazione del dito di una mano. Erano stati proprio i finanzieri ad individuare il luogo della prigionia e a rilevare tracce inequivocabili della recente presenza del Marulanda: cellulari in uso allo stesso, carte d'imbarco relative a biglietti aerei a suo nome, un notebook e vistose macchie di sangue. Nella circostanza, tre italiani erano stati arrestati per sequestro di persona a scopo di estorsione, mentre Marulanda sarebbe stato poi arrestato per riciclaggio a Panama. Albini e la moglie, che devono scontare rispettivamente 18 e 10 anni di reclusione), al momento dell'arresto - avvenuto in due fasi diverse - non hanno opposto resistenza.

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