Durante i lavori per la realizzazione di un sito sensibile del Ministero Dell’Interno, in Piazza Dante di Roma, ieri sera intorno alle 18 mentre effettuava un getto di calcestruzzo di una scala, è precipitato per 12 metri ed è morto sul colpo, un operaio albanese di 63 anni residente ad Udine e dipendente dell’impresa I.CO.P. SPA DI Basigliano (Ud). Ancora un lavoratore edile morto sul lavoro mentre cercava di migliorare, proprio con il lavoro, le sue condizioni economiche e quelle della famiglia. Tutta la FILLEA CGIL di Roma e del Lazio è vicina ai congiunti del lavoratore ai quali esprime le proprie condoglianze. Siamo indignati per la disgrazia avvenuta che drammaticamente ha colpito l’operaio e lo siamo anche perché in quel cantiere sono mesi che ci è impedito l’ingresso, a causa della segretezza dei lavori in esecuzione, impedendoci di fatto di svolgere il nostro lavoro di sensibilizzazione di tutti i soggetti coinvolti nei lavori, sui temi della sicurezza e dei diritti.
Nel cantiere dove è avvenuta la disgrazia, avremmo voluto avere le condizioni per fare quello che facciamo in tutti gli altri cantieri nei quali siamo presenti: contrattare le condizioni di lavoro e di sicurezza. Questo ci è stato impedito. Perchè l’impresa I.CO.P. spa ieri sera alle ore 18.00 aveva i propri operai ancora al lavoro? Quali misure di sicurezza erano state adottate, visto che un operaio è morto? A queste domande, risponderà tecnicamente la magistratura, ma la risposta politica ce la debbono dare sia il Ministero Dell’Interno, sia l’impresa il cui titolare presente al tavolo della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale di settore, nel quale si vorrebbero introdurre norme per deresponsabilizzare le imprese e deregolamentare il sistema cantiere.
Con l’incidente di ieri, a Roma siamo al secondo morto in pochissimi giorni. Dopo mesi in cui il sindacato delle costruzioni sta presentando a Regione Lazio, all’amministrazione di Roma Capitale, alle varie stazioni appaltanti e ai diversi General Contractor operanti nel Lazio, proposte di protocolli sulla legalità e sulla sicurezza, oltre che richiedere urgentemente una legge regionale sugli appalti, finora abbiamo ricevuto silenzi e ipocrite dichiarazioni. Invitiamo le istituzioni e le grandi imprese, in questa drammatica occasione, all’operoso silenzio e ad assumersi le reali responsabilità e convocare i tavoli di contrattazione da noi richiesti da lungo tempo.
Mario Guerci, FILLEA CGIL Roma e Lazio
