“Sai quanno ce metto a fa ammazza’ ‘na persona? Basta che metto 10mila euro in mano a un albanese? non ce metto niente!!!”. Così Tamara Pisnoli avrebbe minacciato l’imprenditore picchiato e sequestrato il 17 luglio 2013. La circostanza emerge dall’ordinanza cautelare emessa nei confronti della donna e di altre sette persone. Agli indagati, a seconda delle posizioni, è contestato di aver sequestrato l’imprenditore “allo scopo di ottenere come prezzo della liberazione, l’ingiusto profitto della somma di 200.000 euro – di cui 150.000 euro pretesa dalla Pisnoli in restituzione dell’importo di 84.700 euro, versato quale acconto per l’acquisto di una licenza per un impianto di fotovoltaico dalla società E-Building Real Estate” dell’imprenditore, “con contratto siglato in data 9/4/2013, da cui aveva poi unilateralmente inteso recedere; 50.000 euro, sollecitata dal Severa a titolo di preteso risarcimento per asseriti problemi a lui derivati dalla condotta” dell’imprenditore.
L’uomo fu costretto a recarsi a casa della Pisnoli “dove veniva percosso con pugni e calci e ferito al capo con un coltello, trasportandolo poi verso altro luogo, ove sarebbe dovuto essere segregato fino al pagamento di quanto richiesto, infine abbandonandolo sulla via a causa della gravità delle lesioni riportate”. All’uomo fu causata una “frattura delle ossa nasali. Edema ecchimotico periorbitario bilaterale. Ferite lacero-contuse del cuoio capelluto. Contusione toracica e addominale”, lesioni giudicate guaribili in 30 giorni. Ai fratelli Gioacchini arrestati è contestata anche l’usura in relazione ad un prestito che avrebbero concesso allo stesso imprenditore. “Al centro di questo scenario si colloca Pisnoli Tamara, una donna ambita per la sua ricchezza e che ama circondarsi di persone appartenenti ad ambienti criminali, salvo poi sorprendersi per essere sfruttata dai suoi amici ‘consiglieri’ e dai sui amanti, ricorrendo per vendicarsi degli approfittamenti subiti, sempre connessi alle sue considerevoli disponibilità economiche, alla solidarietà di esponenti dei vari gruppi criminali del cui appoggio gode, disponibili a intervenire in suo favore con metodi violenti”.
Questo un passaggio delle 172 pagine del provvedimento cautelare firmato dal gip Giuseppina Guglielmi nell’ambito dell’inchiesta sul sequestro e pestaggio di un imprenditore a scopo di estorsione avvenuto 17 luglio 2013 che vede l’ex moglie del calciatore Daniele De Rossi tra gli arrestati. Nell’ambito dell’inchiesta dei pm Delia Cardia e Lina Cusano, coordinati dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, sei persone sono finite in carcere (Francesco Camilletti, Manuel Severa, Simone Di Matteo, Andrea e Sergio Gioacchini, Fabio Pacassoni) due ai domiciliari (Tamara Pisnoli e l’ex fidanzato Francesco Milano) e una terza risulta indagata (Fabio Gioacchini) anche se nei suoi confronti era stata chiesta la detenzione. Nel delineare la personalità dell’ex moglie del calciatore il gip ne evidenzia “l’indole vendicativa e l’abitudine a farsi giustizia da sé, ricorrendo alla violenza”. “Deve dunque ritenersi – scrive il gip – che la Pisnoli sia persona di indole violenza, con un’abitudine a rapporti improntanti alla sopraffazione e all’intimidazione, che gestisce la sua enorme ricchezza appoggiandosi ad ambienti criminali”.
Secondo il giudice, l’aggressione all’imprenditore è stata “sicuramente da lei decisa” e “condotta con modalità brutali, con gravissimi rischi per l’incolumità fisica della persona offesa, attinta al capo con un coltello e, pur se la Pisnoli non è stata autrice materiale dell’aggressione, tuttavia, ha dimostrando piena adesione anche alle feroci modalità con cui è stata attuata, avendovi assistito in silenzio e senza mai intervenire”. Sempre sul punto della personalità della donna, il giudice ricorda quanto “eloquentemente riferito dal Manuel Milan alla madre nel corso della conversazione dell’11 agosto 2013, in cui le riferisce che la Pisnoli gli avrebbe messo contro, oltre che Manuel Severa, anche alcuni componenti della famiglia Casamonica”.
“Significativa ancora della tendenza della Pisnoli – scrive il gip – all’uso della violenza è la condotta nei confronti di Francesco Milano, dalla predetta convocato e picchiato in strada, ovvero il dialogo con Camilletti, in cui gli racconta del terrore provocato in un’amica di Manuel Milano quando l’aveva contattata per avere un recapito di quest’ultimo”. alm
