“Le linee guida del Testo Unico sul commercio presentato dalla Regione Lazio costituiscono l’avvio di un percorso importante per la definizione di una normativa indispensabile allo sviluppo del settore strategico per l’economia del nostro territorio”. Così commenta il presidente di Confcommercio Lazio, Rosario Cerra le nuove normative proposte dalla Giunta regionale che saranno ora portate in discussione.
Tre i punti principali della riforma normativa che andrà ad assorbire e riunificare, abrogandole, 6 leggi regionali, riducendo da oltre 300 a 124 gli articoli che regolano la materia: non ci siano più norme regionali che impediscano ai Comuni di spostare camion bar da strade e piazze di pregio e assegnando alle amministrazioni comunali pieni poteri sul commercio su aree pubbliche; obbligo di creazione di presidi sanitari di primo soccorso nelle strutture e nei centri commerciali superiori ai 10 mila metri quadri; un fondo di tutela per le botteghe storiche.
“Siamo particolarmente soddisfatti dell’accoglimento da parte della Regione della nostra proposta di rafforzare le reti di impresa attraverso quella che avevamo definito ‘una presa in carico delle strade e delle piazze da parte degli operatori commerciali’ per valorizzarle e riqualificarle a vantaggio di tutti i cittadini – commenta il presidente di Confcommercio Lazio, Rosario Cerra – Ci lascia perplessi la bozza di legge laddove innalza a 400 mq il limite dimensionale per la superficie di vendita degli esercizi di vicinato, con conseguente possibilità di aprire senza autorizzazione esercizi di tale metratura a tutto vantaggio dei grandi gruppi organizzati. Siamo convinti, infatti, che le regole debbano essere uguali per tutti, altrimenti si rischia di finire invasi da una bolgia di pseudo attività che poi e’ difficile controllare e sanzionare”.
“Sicuramente c’è ancora molto da lavorare affinché le enunciazioni di principio espresse dal T.U – conclude Cerra – trovino applicazione nella realtà commerciale attuale, già gravata da problematiche e da un peso burocratico e normativo che ne frenano crescita e sviluppo. Questa normativa si inserisce in un contesto di forte crisi per le attività imprenditoriali, basti pensare che nei primi 5 mesi del 2014 nel Lazio sono nate 6.020 imprese del terziario, a fronte delle 11.252 che hanno chiuso con un saldo negativo di – 5.232 attività. In pratica per ogni nuova impresa che nasce ne muoiono due. Inoltre dall’inizio della crisi la nostra regione ha perso 10 punti di PIL e le famiglie 11 punti di potere di acquisto”.

