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Roma
“Raggi ignora che a Roma c'è il Covid”. Catarci: “Da lei nessun segnale”

di Andrea Catarci *

Coronavirus, nella difficoltà generale emerge la Raggi: lei la pandemia la ignora e la città la s-governa.

Aumentano i contagi, i ricoveri, il ricorso alle terapie intensive, le morti. La seconda ondata di coronavirus avanza e la crisi sociale morde, con interi comparti economici minati in profondità dalle chiusure e con l’occupazione a scendere in maniera impetuosa. L’eccezionalità della pandemia definisce un quadro drammatico e complicato in cui le azioni dei diversi livelli istituzionali suscitano più di qualche perplessità.

Vale per il governo Conte, che nei mesi intercorsi dal primo lockdown e in attesa del Recovery Fund non è riuscito a rafforzare adeguatamente gli ambiti strategici della sanità, dell’istruzione e dei trasporti, che restano nervi scoperti. Pesano come macigni le decennali politiche di tagli ma era lecito attendersi qualcosa di più, per l’inedita possibilità di utilizzare risorse consistenti a seguito dell’allentamento dei vincoli europei. Risorse che si sarebbe potuto incrementare ulteriormente introducendo misure di tassazione dei patrimoni, degli alti redditi e delle plusvalenze di società e gruppi finanziari, come fatto nella vicina Spagna. Si è invece scelto di limitarsi a bonus e ristori, necessari ma evidentemente insufficienti - talvolta perfino surreali come nel caso dei monopattini -, senza intaccare l’enorme disparità nella distribuzione delle ricchezze e rinunciando ad allargare la platea di chi percepisce il reddito di cittadinanza per arrivare a un reddito universale. Neanche su microcosmi come le carceri si è intervenuto significativamente, per ridurre le presenze e con esse i rischi prima che i contagi dilagassero. L’impressione è che si navighi maggiormente a vista rispetto alla scorsa primavera e anche che si sconti una maggior sudditanza verso Confindustria e apparato industriale, mantenendo comunque la capacità di suscitare una certa fiducia sia all’interno del Paese che all’estero.

Vale per la Regione Lazio, che nel raggiungere un obiettivo fondamentale come quello di uscire dal commissariamento - e di riportare la necessaria onestà dopo tanti anni di ruberie - ha dovuto pagare un conto salato in termini di efficacia. Il sistema è in sofferenza nei Pronto soccorso e per la carenza di posti letto, spazi, attrezzature e personale, con la conseguente difficoltà a isolare i malati covid e ad assicurare cure adeguate a chi è affetto da altre patologie. Sulla scelta di fare i tamponi molecolari solo nelle strutture pubbliche si è dovuto capitolare, di fronte alla marea montante di richieste e al pronunciamento del Tar. Come si è dovuto ricorrere alle cliniche private, dietro lauti rimborsi, per operazioni che altrimenti non sarebbero assicurate. La regione è tuttavia tra le meno colpite dal virus, rientrando nella cosiddetta zona gialla, essendo circondata da situazioni peggiori e trasmettendo la sensazione di aver agito proficuamente sia nel limitare i contagi che nell’attrezzare le aree dedicate a fronteggiare il covid19. A migliorarne l’immagine c’è poi il confronto con le giunte omologhe, che tra sudditanze e protagonismi sconsiderati inanellano un errore dietro l’altro.

Poi c’è Roma Capitale e la Sindaca Raggi che meritano un discorso a parte, a partire dall’assenza nel contrastare la crisi sociale.

Nemmeno in mezzo alla seconda ondata da Raggi e soci arrivano segnali di ravvedimento, anzi. L’avvicinarsi delle elezioni fa emergere di più gli elementi che caratterizzano la compagine grillina: stravolgimento della realtà e disinteresse per le sofferenze cittadine. Si pensi all’azione encomiabile portata avanti dalle reti di solidarietà. Esse rimettono in moto i meccanismi di ascolto, riprendono a chiamare a raccolta i volontari, distribuiscono cibo, beni di prima necessità e materiale scolastico, forniscono supporto relazionale e psicologico. La Sindaca non le vede o finge di ignorarle, limitandosi a qualche lusinga una tantum per poi riporle di nuovo nel dimenticatoio. Semplicemente per questi mondi non c’è. E se pari a zero sono i contributi forniti sul piano operativo e organizzativo, nemmeno sulla dimensione culturale riesce a mettersi in sintonia: nella sua comunicazione esalta l’arresto di un writer funambolico – comunque la si pensi non un soggetto pericoloso - e rivendica orgogliosamente l’ennesimo sgombero senza alternative di un gruppo di senza fissa dimora. Non ci più fare niente, le sue priorità sono quelle.

Quando si è trattato di distribuire dal Campidoglio i buoni spesa, con i fondi messi a disposizione da governo nazionale e regione, si è verificato uno stillicidio di ritardi e inefficienze coperti con accuse ad altri Enti locali, che hanno in parte vanificato gli effetti di una misura pensata come risposta immediata.

Passando dai buoni spesa ai bonus affitti la musica non è cambiata. L’Assessora comunale alla Casa e al Patrimonio, Valentina Vivarelli, dopo aver celebrato a più riprese le meraviglie del sistema on line adottato, ha fornito i numeri sullo stato dell’arte: “ad oggi sono state liquidate più di 5000 delle oltre 6200 domande pagabili su un totale di 25.200 istanze istruite dal Dipartimento. Il resto delle domande sono escluse per mancanza dei requisiti”. Ad una lettura superficiale verrebbe quasi da fare i complimenti a lei e ai suoi uffici! Tradotto in altri termini, però, significa che:

  • delle complessive 49.000 domande pervenute alla data di scadenza - l’ormai lontano 18 maggio 2020 - ne sono state lavorate all’incirca la metà;
  • su 49.000 richiedenti per ora solo 5.000 nuclei hanno potuto usufruire del sostegno;
  • per le altre c’è da attendere e per molte ci sarà soltanto una spiegazione del diniego.
  • Un disastro evidente, consumato sulla pelle di chi rischia di perdere la casa dove vive, reso ancora più grave dalle migliaia di richieste di sfratto pervenute al Tribunale di Roma che dai primi mesi del 2021 si rischia di veder attuati ricorrendo alla polizia.
  • Non va meglio in altri ambiti, la giunta Raggi s-governa a 360 gradi. Per rilanciare Roma bisogna esserne coscienti e perseguire un’idea di cambiamento radicale.

Poi c’è tutto il resto, dalla nomina furbesca di una giornalista famosa per provare a recuperare consensi nelle periferie ai tagli di nastro moltiplicati dalla Sindaca, con la celebrazione hollywoodiana di un autobus nuovo, di un giardino riqualificato o di una buca tappata nel mare magnum dell’incuria e dell’abbandono. Puntuale e immancabile è arrivata l’ennesima bocciatura anche su questo terreno. Dal report "Qualità della vita nelle città europee 2020" della Commissione europea si evince che solo il 26% dei cittadini è soddisfatto dei trasporti, appena l'8% lo è della manutenzione urbana e della raccolta dei rifiuti, un misero 5% ritiene che la qualità della vita in città sia migliorata, mentre per il 72% è peggiorata e per il 60% la Capitale non è una città sicura. Nel frattempo, a seguito dei rilievi della Corte dei Conti, emerge che alla voce “vecchi espropri mai sanati” anziché 1,5 miliardi ne potrebbero servire 9, minando ancora la tenuta del bilancio comunale. Insomma, uno s-governo integrale!

Lo schieramento democratico che si candida a governare Roma deve essere consapevole di una duplice verità, gridata dalla piazza vivace, composta e plurale che giovedì 12 novembre si è radunata a piazza San Silvestro sotto le bandiere della coalizione civica e di movimento Liberare Roma: la sofferenza di oggi si contrasta con un surplus di comunità, solidarietà e fiducia, mettendo al centro la questione sociale e scommettendo sulla forza di trasformazione di ogni ambito della vita associata da parte delle tante esperienze positive della città, che sono infinitamente più forti delle sue macerie.

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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