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Roma
Roma, l'abbuffata di parenti, amici e sodali. Tutti assunti a Parentopoli

di Cristina Grancio*

L'ennesima Parentopoli. In Campidoglio si è assistito negli ultimi giorni ad una lottizzazione senza precedenti: congiunti, amici, ex colleghi, tutti assunti nella grande casa del Comune di Roma, incurante di cosa era stato pubblicizzato in occasione delle elezioni comunali del 2016, allorquando si sventolavano bandiere contro il nepotismo. Ci si stupisce oggi per la carrellata di assunzioni di cui abbiamo preso atto nei giorni scorsi?

No, del resto la campagna elettorale è iniziata e quale migliore idea se non quella di iniziare a mettere su un comitato elettorale; ma non mi stupisco perché i primi sintomi di questa Parentopoli li avevo registrati sin dal principio. Una volta eletti, all’interno del Municipio III, veniva nominata assessore la moglie di Marcello De Vito, Presidente dell’Assemblea Capitolina. Il biglietto da visita del MoVimento, in mano a mister preferenze, non sembrava sintetizzare quello che i Cinque stelle avevano tentato di proiettare in visione al popolo elettore, parlando alla pancia della gente.

A seguire, poi, la Raggi e la vicenda Marra che ha dovuto attendere due gradi di giudizio per vedere affermata una realtà processuale oggi cristallizzata, che la stessa Procura al termine del primo grado faticava ad accettare: "È evidente che quanto scritto dalla Raggi non corrisponde al vero", dicono i giudici sottolineando però che "non è provato che sia frutto di cosciente e consapevole volontà di attestare il falso". È "insuperabile", secondo i magistrati, il dubbio che "al momento di redigere il documento trasmesso alla responsabile della Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza Raggi avesse la effettiva coscienza e volontà di attestare il falso". Accidenti che quadretto che hanno dipinto i giudici, descrivono un sindaco che benché scrivesse cose non rispondenti al vero, poteva non essere in grado di avere coscienza e volontà di attestarlo. Insomma un po’ come con l’archiviazione per abuso d’ufficio sulla mancanza del passaggio in aula del verbale di chiusura della conferenza di servizi, alla prima seduta utile del consiglio, per quel che riguardava la variante urbanistica dello stadio della Roma a Tor di Valle. Vicenda in cui il giudice, dopo aver riconosciuto “l’evidente violazione di legge nel mancato coinvolgimento nel procedimento amministrativo del Consiglio Comunale”, emetteva un decreto di archiviazione in un secondo momento in quanto “appariva evidente” che si trattasse di una “questione di interpretazione che coinvolge la stratificazione di normative eterogenee e di difficile interpretazione”, che non lasciava spazio alla sussistenza del dolo intenzionale richiesto per l’abuso d’ufficio o quanto meno rendeva ardua la prova del medesimo: non vi erano infatti “elementi per desumere che la Sindaca di Roma avesse intenzionalmente agito per favorire qualcuno”.

Virginia non c'era, e se c'era dormiva

E allora, visto l’ottimo risultato conseguito di fronte ai giudici, non una ma due volte, la Raggi si sarà chiesta: perché non usare anche stavolta la stesso spartito? Quando arrivano in giunta le delibere di assunzioni di parenti, congiunti o amici, il sindaco è assente ed il gioco è fatto: non era presente quindi non sapeva; poi cosa succede? Si arrabbia moltissimo, nel caso in cui il fatto sconveniente diventi di pubblico dominio, per essere stata presa in contropiede dagli assessori cattivoni, tra l’altro da lei stessa scelti. Cara Virginia, In occasione del processo Marra i panni dell’inesperienza calzavano bene, ma oggi non più. Pochi giorni fa si è tenuta la Commissione Trasparenza avente ad oggetto proprio le ultime assunzioni, nella quale è chiaramente emerso che la scusa del non sapeva, era assente e quindi tratta in errore a sua insaputa, non è concepibile dopo aver ascoltato, dagli organi competenti, quale sia il percorso di una delibera di giunta prima delle sua approvazione.

Delle due l’una, a vostra scelta: un sindaco, specialmente dopo la vicenda Marra, che non è in grado di controllare le assunzioni, benché legittime politicamente improponibili, e sostiene di non sapere quello che sarebbe successo in Giunta il giorno in cui venivano approvate le delibere, è un sindaco che evidentemente non ha il controllo della macchina che dovrebbe guidare essendo oramai seduta al posto di guida da cinque anni. Oppure, è un sindaco che ha ben chiaro il quadro della strada che sta percorrendo, ben sapendo quello che si sarebbe votato quel giorno e non volendo, o non avendo interesse a contrastarlo, ma volendo tentare di uscirne Virginella non si presenta facendo passare l’atto senza il suo voto. La Raggi vuole candidarsi nuovamente a sindaco, e ripropone sempre lo stesso spartito agli elettori. Cara Virginia sei sicura che la platea sarà seduta ad ascoltare nuovamente la tua musica? Il Sindaco non ha voluto contrastare nemmeno all’interno della stessa amministrazione tale fenomeno, compito che sarebbe stato agevole, in quanto sarebbe stato sufficiente attenersi ad un osservanza puntuale dei dettati normativi.

                                                                                          * Cristina Grancio, capogruppo Psi Roma Capitale

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