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Roma
Roma: si fermano i medici: in piena emergenza virus le elezioni dell'Ordine

Le elezioni per il rinnovo dei vertici dell'Ordine dei medici di Roma e provincia passeranno alla storia per l'emergenza Coronavirus, le incertezze trascinate da mesi sulla data e la spaccatura tra i camici di Medicina generale di fronte alla nuova organizzazione regionale che vorrebbe la prima linea della lotta al virus, affidata a quelli che una volta erano i medici di famiglia.

Si vota per l'Ordine più grande d'Italia con un esercito di 46 mila iscritti ma è anche un muro contro muro tra l'Istituzione Ordine e un sindacato che firma accordi come quello che ha portato più di 300 medici di base ad effettuare i tamponi nei propri studi. Antonio Magi, presidente uscente e nuovamente candidato, parte proprio dai medici firmatari dell'accordo

. “Sì trecento medici ma si tratta di un numero in eccesso perché in molti dividono le postazioni all'interno delle strutture che si chiamano Ucp. Quindi 300 medici e non 300 studi medici”.

Presidente allora cosa non ha funzionato tra Regione Lazio e medici di base?

“Penso sia stata la concertazione perché la Regione doveva parlare con tutte le organizzazioni sindacali per vedere come risolvere il problema. I tamponi sono una parte del problema. Io ho chiesto di liberare i medici dalla parte esecutiva perché è un atto sanitario ma non medico e lo può fare un infermiere. Coinvolti gli infermieri ho proposto di lasciare i medici alla attività di sorveglianza e cura anche a domicilio”.

E invece?

“Per Zingaretti medici e pediatri devono fare tutto. Ma da un punto di vista sanitario il territorio non è solo il medico di medicina generale ma anche gli specialisti e gli infermieri. Tant'è che il Governo ha messo in piedi le Usca che sono diverse dalle Uscar del Lazio. Le Usca sono nate per l'assistenza domiciliare e per evitare l'accesso agli ospedali. Sono equipe composte da medici, specialisti e infermieri. Le altre Regioni lo hanno fatto, nel Lazio le Uscar fanno un'altra cosa. E' solo da una settimana che hanno iniziato a fare viste nei Covid hotel o a domicilio. E poi le unità sono insufficienti. Bisogna ricordare che ci sono sempre i pazienti normali. Una persona sola nell'arco di una giornata non può farcela”.

E infatti molti pazienti si lamentano che i medici di base spesso sono introvabili...

“Il medico se no risponde non è che vuole rispondere: il problema è che la gente è preoccupata e spaventata dalla disinformazione e dove va? In ospedale, dove si chiudono i reparti normali”.

Diciamocela tutta dottore: esiste un'emergenza nell'emergenza?

“Sì, siamo nell'emergenza dell'emergenza. Presto vedremo i numeri dell'abbandono dei malati cronici che non trovano più risposte”.

Come se ne esce da questo serpente che si morde la coda?

“Per ora mettiamo toppe dappertutto, era in estate che bisognava intervenire. Non ne usciamo bene, ecco perché poi nel caos è meglio chiudere ma non è possibile. Nel Lazio vedo una lieve discesa della curva e del paradosso che a Roma i mezzi pubblici non funzionano ed è il motivo per cui si spostano in macchina. A Milano dove i mezzi funzionano c'è la crisi”. Una volta tanto l'inefficienza ci premia... “E' un assurdo ma è cosi”.

La soluzione ideale?

“Assumere tanti medici giovani che a alla prima ondata sono stati presi per due mesi e poi buttati via. Se noi continuano con contratti a partita iva e cocopro non vengono. Invece di chiamare i pensionati, assumiamo i giovani. Entro due anni il 30% dei medici andrà in pensione. E' miopia pura continuare ad non assumere”.

Zingaretti D'Amato, come hanno gestito l'emergenza a Roma e nel Lazio?

“D'Amato lo sa. Oggi gli specialisti lavorano a 20 ore settimanali, li porterei a 38 ore raddoppiando l'offerta mandandoli a domicilio. Questa è la soluzione ad un problema che ci arriverà addosso. Ci sono anche gli altri malati. Nel mese di ottobre a Roma sono deceduti in 500 in più e non per Covid”.

Parliamo di Ordine: al via elezioni in presenza, ma non c'è il divieto di assembramento?

“In effetti per l'emergenza si stava andando verso una proroga di tutti gli Ordini. La proposta era di ritardarle di un anno in attesa di terapie e vaccini. Purtroppo qualcosa è andato storto ma i farmacisti hanno detto che volevano votare e la proroga non è stata decisa. Nel mese di luglio ci siamo ritrovati a dover convocare le elezioni. Per gli ordini piccoli è abbastanza semplice, noi a Roma siamo “appena” 46 mila”.

Esiste la Rete, si potevano fare digitali. O no?

“Le piattaforme informatiche non sono state giudicate idonee e l'1 ottobre io ho indetto le elezioni con sede, date e modalità voto in presenza per ottemperare la legge. La terza tornata è il 29 novembre e si raggiungerà il quorum”.

Quante liste si presentano?

“Tre liste, una è la mia e una di quelli che si presenta come presidente è uno dei responsabili delle Uscar. Poi il vecchio candidato, il dottor Lavra, che io ho battuto nelle elezioni precedenti.

“Sarà battaglia”?

“Una bella battaglia legata a un'impostazione differente. La mia lista è rappresentativa di tutti i medici, dagli ospedalieri ai convenzionati; dall'altra parte abbiamo la lista Bartoletti legata a politiche noi con condividiamo”.

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