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Roma
Schiavi del gossip: la tv diventa un incubo. Il teatro salvezza degli italiani

di Patrizio J. Macci

Un ritratto ironico e spietato del rutilante universo che ruota intorno alla regina del gossip televisivo che frulla in unico contenitore esseri umani, gossip, storie degne dell’avanspettacolo e vicende gravi in un composto nutritivo ottimo per soggetti bulimici del nulla digitalcatodico.

La somiglianza con un personaggio realmente esistente è da ritenersi casuale, ma assolutamente necessaria per comprendere i tempi che stiamo vivendo. Basta accendere la televisione ogni pomeriggio per trovare un “bestiario umano” che corrisponde al ritratto scolpito dall’autore. Un incubo.

Invece i sogni e le aspirazioni sono scomparsi insieme alle grandi ideologie, oramai esiste solo una frantumaglia di stimoli esterni che avvolgono le persone dalla mattina alla sera. Una nebbia indistinta e appiccicosa di desideri repressi, coazioni a ripetere, corse a perdifiato per aggiudicarsi il primato nel nulla dell’informazione saltando da un tema all'altro con una superficialità che farebbe impallidire un educatore davanti al più riottoso dei discenti impuniti.

Ma l’incubo della quotidianità sbozzato alla perfezione da De Carlo - i protagonisti della narrazione sono umbrae prigioniere della propria sete di potere ognuno secondo le proprie possibilità - viene infranto dall’immagine di un misterioso teatro che emerge, letteralmente, dalla terra. Come un’astronave aliena che precipitasse nel bel mezzo della piazza più importante di una città, la scoperta del teatro mette in agitazione le marionette ritagliate dall’autore con le sue forbici narrative affilate alla pietra focaia della cronaca. Un circo felliniano (De Carlo è stato assistente del regista riminese e ha con lui collaborato a lungo) che racconta cosa siamo diventati, la differenza tra il sonno apparentemente senza sogni e un sogno che proviene da lontano; il teatro interrato e riscoperto. Non c’è nessuna condanna o giudizio da parte dell’autore, soltanto ironia spruzzata in concentrazione elevata.

Con Il teatro dei sogni De Carlo ha sintetizzato l’antidoto alla dimenticanza che ha avvelenato il Paese negli ultimi trent’anni. Non si smette mai di sognare, casomai non si ricorda il contenuto del sogno. Noi lo abbiamo dimenticato.

Andrea De Carlo, IL TEATRO DEI SOGNI

La nave di Teseo

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