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Roma
Scuola infanzia, emergenza supplenti, il X Municipio di Roma congela le ferie

di Andrea Catarci *

Gli asili nido e le scuole dell’infanzia da troppo tempo sono considerate alla stregua di una qualsiasi voce di costo e non uno dei terreni prioritari su cui investire strategicamente. I tagli al personale, i crescenti problemi strutturali e la disattenzione per la qualità dei servizi erogati, appena nascosta da operazioni di propaganda, hanno peggiorato rapidamente la situazione di una grande città come Roma, all’interno di un difficile contesto nazionale.

I servizi educativi a Roma: fare presto per uscire dall’emergenza…

In pochi anni da 15 figure educative necessarie per la gestione di un nido standard (69 posti) si è passati ad averne 12, come sancito dall’atto unilaterale approvato dall’ex Giunta Marino tutt’oggi in vigore. Si sono così costrette le titolari a lavorare in un costante ‘fuori rapporto’, mentre di anno in anno diventava sempre più difficile reperire le supplenti necessarie e si creavano – maltrattandole e negando la loro necessità strutturale - sacche consistenti di precariato lavorativo, con un ulteriore peggioramento del quadro d’insieme. Per recuperare a quest’ultima questione è stato opportunamente approvato il decreto che porta il nome di Marianna Madia, l’ex Ministra alla Pubblica Amministrazione del governo Gentiloni, che ha proceduto alla stabilizzazione di 1.400 tra educatrici ed insegnanti con alle spalle più di dieci anni di attività da tappabuchi. Altri due passi importanti sono stati compiuti più recentemente dalla Giunta Raggi e vanno resi operativi nel più breve tempo possibile. In particolare occorre dar seguito all’indizione dei concorsi per educatrici e insegnanti che entro il 2019 (ormai entro il 2020, visto che le date delle prove non sono ancora note) dovrebbero assicurare una graduatoria unica per la stipula di contratti a tempo determinato per le supplenze, nonché il bacino da cui assumere a tempo indeterminato a seconda dei fabbisogni rilevati da Roma Capitale. Poche settimane fa è stato poi approvato il Regolamento per le supplenze, che dovrebbe consentire di incidere su difficoltà strutturali di organico nel breve e medio periodo, con la possibilità di ricorrere più facilmente alle prestazioni di giovani neolaureate e di impiegare le educatrici supplenti dei nidi anche nelle scuole per l’infanzia.

Bisogna far presto

A certificare il collasso dell’attuale sistema – cosa di cui non c’era assolutamente bisogno data la quotidianità già di per sé illuminante - è arrivata la recente circolare con cui il Municipio Roma X ha bloccato tutte le ferie per l’impossibilità cronica di reperire supplenti, che va immediatamente rettificata annullandone le conseguenze nel territorio di Ostia e prima che a qualcuno venga in mente di adottarlo anche in altri Municipi: «considerate le note criticità riguardo le sostituzioni in caso di assenze del personale» non saranno più autorizzati i sei giorni di ferie a disposizione per tutto l’anno oltre il canonico periodo di stop estivo se non per «indefettibili necessità». Nel 2005 si potevano prendere al massimo tre giorni, nel 2015 si arrivò a sei, in considerazione della particolare – ed innegabile - delicatezza delle funzioni e del livello di tensione generato nel personale, nel 2019 si azzerano completamente, malgrado l’usura mentale e lo stress non siano di certo ridotti.

…e riprendere la sfida della qualità

Se è urgente uscire dall’emergenza, è altrettanto importante riprendere la sfida sul terreno della qualità, drammaticamente interrotta. A Roma, a gestione comunale diretta o indiretta, ci sono attualmente 21.654 posti nei nidi e 33.700 posti nelle scuole d’infanzia: devono riuscire a diventare un elemento di rassicurazione per le nuove generazioni, non di preoccupazione, infondere fiducia non scoraggiamento.

C’è stato un tempo non molto lontano – all’incirca un decennio, dal 1995 al 2005-, in cui a Roma si discuteva di modelli educativi per i bambini da 0 a 6 anni, si attuavano sperimentazioni e si promuovevano forme innovative di erogazione dei servizi, pur in presenza di difficoltà economiche già rilevanti. E’ cresciuto in quegli anni un sistema integrato di servizi per la prima infanzia, con opportunità private monitorate dalla struttura comunale ad ampliare l’offerta educativa, sulla base della formula dell’accreditamento e del convenzionamento. Molte di esse esistevano già, rappresentavano quel ‘sommerso’ a cui le famiglie si rivolgevano quando venivano escluse dalle graduatorie pubbliche, senza garanzie per la qualità educativa e la sicurezza. Tra le strutture convenzionate si sono diffusi i nidi aziendali, prima in realtà prevalentemente pubbliche e poi anche nel settore privato, dando vita ad un’ulteriore diversificazione dell’offerta. Si sono anche avviate sezioni sperimentali in cui fare lavorare insieme le educatrici e le insegnanti nel “progetto ponte”, con l’idea-guida di fornire a bambini e famiglie un quadro di riferimento unitario ed una continuità educativa, con al centro la cura e l’accompagnamento nella crescita. Ci si è sforzati di realizzare contesti ambientali adeguati all’età, di prevedere spazi per il riposo, spazi polifunzionali e spazi condivisi. Non era tutto oro quel che luccicava ma si provava a rafforzare un sistema di governo complesso dei servizi educativi.

Rimettere al centro l’istruzione in generale ed in particolare i servizi educativi per i più piccoli significa davvero investire sul futuro. I governi nazionali debbono mettere a disposizione finanziamenti adeguati e non possono ignorare come il sistema scolastico sia stato uno dei pilastri civili della nostra costruzione repubblicana. Gli Enti locali, Roma Capitale in primis, devono trovare le risorse e la creatività per realizzare rapidi salti in avanti, rafforzando la propria capacità di intervento. Altrimenti ci si limiterà ancora alla retorica..

* Andrea Catarci, Movimento Civico

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