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Roma
Tangenti per il condono edilizio: la Giunta Raggi poteva evitare la truffa

di Cristina Grancio *

Scattano gli arresti per sospetto bustarella all’Ufficio Condono Edilizio, mentre l’assessore Montuori ha lasciato nel cassetto una proposta di delibera che negli intenti era atta a far sì che potessero essere chiuse le pratiche di condono edilizio pendenti preferendo approvare, invece, una delibera che inserisce un ulteriore regolamento per delineare le modalità operative necessarie per dare attuazione all’attestazione del silenzio assenso!

Due le strade percorse: una dalla Procura della Repubblica di Roma, con i recenti arresti intervenuti presso l’Ufficio Condoni Edilizi con cui emergono i sospetti che il denaro circolato presso i predetti uffici fosse dovuto alle bustarelle che i dipendenti pubblici ricevevano per aggiustare le pratiche di condono; l’altra strada con cui l’amministrazione capitolina, invece, sembrerebbe non aver avuto molti dubbi sul fatto che l’Ufficio Condoni Edilizi fosse, quanto meno, scarsamente operativo.

Che l’Ufficio Condono Edilizio fosse una mina, che sarebbe, prima o poi, esplosa appariva evidente studiando la sua struttura ed organizzazione, occorreva solo aspettare gli arresti e gli indagati di questi giorni fra dipendenti della partecipata del Comune di Roma, Risorse per Roma, e professionisti per avere conferma che l’andatura lenta ed anomala di quell’Uffici nascondeva altro.

I funzionari del Comune e i professionisti non erano altro che la logica conseguenza di una amministrazione che a parole si lodava di voler affrontare la situazione, ma che ha lasciato andare le cose senza mai metterci mano. Era luglio 2017 quando consegnammo la nostra delibera all’assessore, ma quando arriva in aula nel 2019, rielaborata dalla Giunta Raggi come “Atto di indirizzo per l’uniforme applicazione dell’Istituto del Silenzio_assenso […]” era tutt'altra cosa. Di fatto, non prendeva il coraggio a quattro mani, dimostrando di non aver una visione utile a sollevare la polvere da sotto il tappeto, capace di levare il giochino delle pratiche del condono edilizio dalle mani di chi della gestione “leggera” di queste pratiche voleva a tutti i costi rimanere saldamente ancorato alle proprie mansioni.

La redazione della nostra proposta di delibera, cui mi sono dedicata sul finire del 2016 con i colleghi del Movimento 5 Stelle - che erano membri del Tavolo dell’urbanistica comunale, professionisti specializzati - esprimeva pochi e lineari principi totalmente ignorati: si rendeva lo strumento del “silenzio assenso” un supporto al cittadino per il superamento di croniche situazioni di inerzia amministrativa attraverso il professionista che si assumeva la responsabilità  delle sue asseverazioni e nelle mani degli uffici rimaneva, nella sostanza, solo esclusivamente un controllo a posteriori; Il personale dell’UCE avrebbe dovuto essere parcellizzato presso i municipi per continuare a seguire le pratiche con vincoli sovraordinati ai poteri del comune, secondo il principio della rotazione, ciò avrebbe permesso anche di disancorare le pratiche che sino al giorno precedente erano rimaste incagliate presso i medesimi funzionari. Il punto di forza era appunto un controllo solo a posteriori dell’ottenimento del titolo che avrebbe permesso all’amministrazione di mantenere il controllo senza gravare sui tempi, perché come scherzosamente diceva un consigliere municipale “se uno avesse ucciso la moglie a quest’ora già stava fuori, per un condono invece dopo 35 anni ancora si sta nell’illegalità”.  

L’amministrazione capitolina, invece, scelse di dar vita ad una sua delibera, abbandonando il percorso dei suoi attivisti/eletti e addirittura inseriva un ulteriore regolamento per delineare le modalità operative per stabile quali istanze potessero o no godere dell’attestazione del silenzio assenso senza ulteriori verifiche!!

La scelta di chi può godere del silenzio assenso è una contraddizione in termini, di fatto si traduce nella negazione dell’istituto, riportando in capo all’amministrazione un ulteriore controllo soggetto a verifiche che invece sarebbe stato opportuno bypassare. 

Gli interrogativi dell’epoca, sono ancora più attuali oggi alla luce degli arresti: questa amministrazione ha lavorato per snellire la burocrazia o ha creato, inconsapevolmente, di fatto le condizioni perché i disonesti potessero sguazzare nelle maglie della burocrazia per avere le mani libere per chiedere mazzette?

* Cristina Grancio, consigliere DemA Gruppo Misto

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