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Roma
Un pasto per i bimbi a 4 euro: i bandi della Raggi sono una disfatta M5S

di Andrea Catarci *

Ci risiamo, stavolta tocca alle mense scolastiche passare sotto la scure della Giunta Raggi. La società preselezionata ha proposto circa 4 euro a pasto, indifferentemente per le elementari per cui prima si spendevano 4,5 euro e per i nidi per cui ce ne volevano 7.

Oltre le dichiarazioni retoriche sulla trasparenza il M5s capitolino non riesce ad andare. Altro che stagione di rinnovamento etico-morale, altro che miglioramento della macchina amministrativa attraverso la riduzione delle pastoie burocratiche, altro che recupero di consistenti cifre in bilancio mediante l’azzeramento degli sprechi e dei cattivi costumi in auge ai tempi di Veltroni, Alemanno e Marino. Ogni bando pubblico si trasforma sistematicamente in una disfatta, nell’incapacità di impegnare e utilizzare in tempi medi i fondi e di assicurare gli standard di servizio del recente passato che, dall’opposizione, gli stessi grillini bollavano come deficitari e talvolta indecenti.

In tema di trasporti pubblici i 320 autobus nuovi che dovevano essere messi in circolazione già lo scorso anno si sono arenati nelle secche di una chiamata andata deserta; stessa sorte per i 105, i 188 e i 225 milioni di euro messi a gara nel 2018 e nel 2019 per la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti, inutilizzati, con la conseguenza che proprio in questi giorni si sta vivendo l’ennesima emergenza fatta di cumuli di immondizia per le strade e odori insopportabili dappertutto; per la cura del verde orizzontale - sfalcio dell’erba, cura di giardini e parchi, pulizia e potatura di siepi e cespugli – la stipula dei contratti alle ditte vincitrici è andata avanti a singhiozzo, come l’opera di manutenzione resa; per la manutenzione del verde verticale i 5 milioni di euro che avrebbero dovuto garantire la gestione dei 330.000 alberi presenti in città sono ancora bloccati; per la rimozione delle auto gli 11 milioni di euro dedicati sono stati ripetutamente bloccati dal Tar Lazio a causa della “violazione dei principi e delle regole contenuti nel codice dei contratti pubblici”; per la manutenzione stradale i 78 milioni (più gli 8 per la sorveglianza e il monitoraggio) sono stati assegnati, ma con un ritardo tale da lasciare inalterate gran parte delle situazioni di pericolosità, dovuta principalmente allo stato avanzato di deterioramento della rete.

La scia di flop eclatanti e disastri sostanziali è tutt’altro che terminata. Roma Capitale ha recentemente pubblicato, dopo due anni di rinvii, la “Procedura aperta per l'affidamento del servizio di ristorazione scolastica a ridotto impatto ambientale nei nidi capitolini, nelle sezioni ponte, nelle scuole dell'infanzia comunali e statali, primarie e secondarie di primo grado”. Essa, che riguarda circa 200.000 piccoli utenti quotidianamente ospitati nelle mense pubbliche, nasce all’insegna dell’ennesimo tentativo maldestro di spending review in settori sensibili. I sindacati hanno avviato le mobilitazioni, denunciando come i costi ridotti per l’amministrazione comportino un inevitabile abbassamento della qualità dei prodotti alimentari e mettano a rischio una parte dei posti di lavoro nel settore, in particolare quelli delle cuoche dei nidi dipendenti da Roma Multiservizi (170) e delle addette delle mense autogestite (330). Le associazioni di genitori dei nidi e delle materne hanno lanciato una petizione per chiedere il ritiro immediato in autotutela e altre realtà organizzate, come il Forum delle famiglie, Cittadinanza attiva e Slow Food, hanno a loro volta espresso perplessità. Malgrado ciò, nonostante il bando sia destinato a restare in vigore per soli 9 mesi, la Giunta Raggi intende tirare dritto e, per bocca dell’Assessora alla Scuola Laura Baldassarre, ha parlato di strumentalizzazioni e di inutile allarmismo, di procedimento ancora non concluso e di atto che, una volta approvato, sarà sottoposto al parere dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, senza dare risposte di merito alle questioni sollevate. In tale maniera, pur rivendicando formalmente un modello di servizio in cui è centrale l’impiego di alimenti biologici, provenienti dal mercato equo e solidale, prodotti a non più di 300 chilometri di distanza, si sta rinunciando proprio ad alcuni dei citati punti fermi, ereditati dal passato, sacrificando la qualità per risparmiare qualche spicciolo, sulla pelle dei bambini e delle famiglie. Restano incomprensibili i motivi per cui, dopo la lunga preparazione concertata con gli uffici, sia stata scelta una procedura destinata a privilegiare le offerte al massimo ribasso, piuttosto che quelle migliori in termini di rapporto qualità-prezzo. La cosa più ragionevole sembrerebbe a questo punto fermare tutto e prorogare ancora l’assegnazione precedente per l’ultimo anno, come chiedono i sindacati, magari utilizzando il tempo restante per preparare meglio di come si è fatto la gara triennale successiva.

Era l’estate del 2016 quando iniziava l’esperienza pentastellata e un autorevole assessore della Giunta Raggi dava alle stampe un libro-programma con cui, analizzando documenti e progetti, spiegava i danni prodotti dalla malagestione dei precedenti Sindaci e quantificava “i soldi che gli italiani pagano per mantenere la capitale più corrotta e inefficiente d’Europa”. Uno dopo l’altro sciorinava cifre, fallimenti, errori e scandali relativi a lavori pubblici, sport, affitti, patrimonio, sistema dei rifiuti, sudditanza alle gerarchie ecclesiastiche…, così chiaramente da non lasciar pensare, allora, che quelle considerazioni sarebbero state destinate a restare ininfluenti sull’attività del Campidoglio. Dopo tre anni si potrebbe aggiungere un ulteriore capitolo a quel pamphlet, relativo ai danni mastodontici arrecati alla cittadinanza dalla paralisi della macchina politico-amministrativa di cui gli esponenti del M5s sono i primi responsabili.

* Andrea Catarci, Movimento Civico

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