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Via le auto dai Fori, stavolta è sana propaganda

IL COMMENTO. Sotto il solleone e con la città alle prese con le vacanze, scatta la chiusura al traffico di via dei Fori Imperiali. Promosso il sindaco Marino ma è ancora poco e nulla rispetto alle esigenze di una città dove trionfa il culto dell’automobile. La memoria torna a viale Libia “strada verde”, un esperimento unico cancellato dalle giunte precedenti. Il nodo del Circo Massimo e l’opposizione che protesta quando fa fresco

di Fabio Carosi

Ancora un paio di giorni e poi su Fori a piedi calerà il silenzio di agosto. Se ne riparlerà a settembre come è consuetudine a Roma, dove quando fa caldo, si spostano i cortei di protesta nell’orario serale più fresco e se per caso una manifestazione impatta con l’ora di pranzo, scatta la sospensione tecnica che poi finisce con il classico rompete le righe.
Diciamoci qualche verità. Quando un po’ di sana propaganda entra in gioco, cinquecento metri di strada chiusa al traffico diventano il simbolo della resurrezione di Roma. Il sindaco Marino paragona il Colosseo ad una rotatoria e fa bene. E’ vero. Solo la città eterna si può permettere duemila secoli di storia utilizzati come spartitraffico ma da qui a parlare di svolta epocale ce ne passa. Anche perché a Roma di svolte epocali in termini di impatto sul traffico ce ne sono state e ben più importanti. Il pensiero corre a viale Libia, a quel quartiere Africano che una mattina fu chiuso alle auto e addio smog e spazio ai passeggini delle mamme. Dal ponte delle Valli a viale Eritrea fu presa la decisione coraggiosa di dire basta al traffico di attraversamento e un pezzo importante di città fu trasformato in una “strada verde”. Anche in questo caso la simbologia fu grande, ma anche grande fu l’intervento e le proteste che ne seguirono.


Per sette giorni interi alle 17 in punto centinaia di persone si davano appuntamento in strada per mettere in scena una Tien An Men, con i pedoni che si stendevano sull’asfalto per bloccare i bus. Poi la civiltà vinse, sino a quando un po’ Veltroni, molto Alemanno smontarono piano piano quell’esperimento meraviglioso di gestione dei quartieri. A Roma si perde sempre la memoria, ecco perché basta poco spazio in meno alle auto per gridare al miracolo. Anche perché se uno stranieri si fa il giro a piedi del Colosseo, scopre che la pedonalizzazione è un po’ una “romanella”: “ibam forte via sacra” (e Orazio andava a piedi) ma giunti in via Labicana ci si ritrova sull’A-Colosseo sino all’incrocio tra via di San Gregorio e via dei Cerchi.
Ora incassiamo un po’ di spazio in meno per le auto e concentriamoci sulle reazioni. E’ qui che c’è la chiave di lettura di ciò che accadrà all’alba del 3 agosto. Per Ignazio Marino sarà una splendida vittoria: un giro in bici nel pezzullo di Colosseo liberato sarà uno spot universale per la “sua” Roma e per l’intera città. Dunque, un successo. Triste sorte toccherà invece all’opposizione. Se è vero che il chirurgo è il sindaco di 700 mila romani che lo hanno votato, è pur vero che al sondaggio on line ha risposto un cittadino su 10, è altrettanto vero che la nuova pasionaria del Pdl, Sveva Belviso, si è messa alla testa di un esercito di vinti che non ha ben chiara la battaglia che vuole combattere. Forse il banchettino che apparirà sabato per raccogliere firme servirà più per ricompattare le fila di un Pdl sconvolto dalle elezioni che a presentare un piattaforma di opposizione. Perché ci dice no ai Fori pedonalizzati o ha preso un colpo di sole, oppure è rimasto ancorato alla vecchia cultura dell’automobile. Una seria e sana opposizione avrebbe espresso un sì “a condizione che si proceda a liberare dalle auto la gay street e che l’anello pedonali si completi almeno sino a piazzale di Porta Capena. E poi bus, servizi, e idee. Ecco, non hanno idee.
A proposito, qualcuno dica al sindaco che a Roma c’è uno spazio che si chiama Circo Massimo. Concerti a parte, la giunta precedente lo usava per le paratine militari. Qualcuno ha un’idea per valorizzare un’area unica al mondo?