La qualificazione in Champions è storica, ma per il Como comincia un’altra partita: adeguare il Sinigaglia, costruire una lista Uefa con abbastanza giocatori “local” e rispettare i parametri economici. Intanto il sindaco Rapinese rassicura: “Si giocherà qui”.
Dagli 8 giocatori “local” al Sinigaglia: i parametri che il club deve rispettare
Il Como ha conquistato la Champions League. Ora deve attrezzarsi per giocarla. La qualificazione europea apre una fase nuova per il club lariano, fatta di mercato, regole Uefa, lavori allo stadio e controlli sui conti. Non basta esserci arrivati sul campo. Bisogna anche rispettare tutti i parametri richiesti.
Il primo tema riguarda la lista Champions. La Uefa consente di inserire fino a 25 giocatori nella lista A, ma impone un vincolo preciso: servono 8 calciatori “local”. Non significa per forza otto italiani di nazionalità, ma otto giocatori formati calcisticamente secondo i criteri Uefa.
La divisione è questa: 4 giocatori devono essere cresciuti per almeno tre stagioni nel vivaio del Como tra i 15 e i 21 anni, altri 4 possono essere formati da altri club italiani. Se il club non raggiunge il numero richiesto, non può riempire quei posti con altri profili stranieri. La lista viene semplicemente ridotta.
Per questo il Como deve guardare al mercato anche con una logica diversa rispetto alla Serie A. Non bastano giocatori forti, pronti o funzionali a Fabregas. Servono profili che aiutino a rispettare la lista Uefa. Da qui l’attenzione a calciatori italiani o formati in Italia. Nomi come Lorenzo Pirola e Sebastiano Esposito possono avere senso anche dentro questa cornice regolamentare.
In rosa ci sono già alcuni elementi utili, come Vigorito e Goldaniga. La Primavera, reduce da un percorso positivo, può offrire qualche soluzione giovane da aggregare. Ma il punto resta chiaro: per competere in Champions, il Como dovrà costruire una rosa non solo più profonda, ma anche compatibile con le regole europee.
Il secondo passaggio riguarda lo stadio Sinigaglia. La volontà del club e della città è giocare la Champions a Como, davanti ai propri tifosi. L’alternativa indicata alla Uefa è il Mapei Stadium di Reggio Emilia, ma sarebbe una soluzione di riserva. Il nodo non è soltanto la capienza, che risulta conforme. Il problema riguarda soprattutto le strutture provvisorie.
La Uefa non ammette strutture metalliche o tubolari temporanee. Questo obbliga il Como a intervenire sull’impianto in modo stabile e compatibile con gli standard europei. I lavori sono già cominciati e, almeno nelle intenzioni, dovrebbero permettere al club di disputare le partite europee al Sinigaglia.
Su questo punto è arrivata la promessa del sindaco Alessandro Rapinese, intervenuto a margine del format Esport Como. Il primo cittadino ha rassicurato i tifosi sul futuro europeo dell’impianto: “Assicuro ai tifosi del Como che anche in Champions si giocherà al Sinigaglia. Nessun dubbio, si giocherà qui”. La Champions a Como avrebbe un significato diverso rispetto a una Champions giocata altrove. Portare le grandi d’Europa al Sinigaglia significa trasformare la qualificazione in un evento della città, non solo del club.
C’è poi il terzo capitolo, quello economico. Con l’ingresso in Champions, il Como entra anche nel perimetro dei controlli Uefa. Il riferimento è il Club Financial Control Body, l’organismo che vigila sulla sostenibilità dei club nelle competizioni europee. La regola da tenere d’occhio è il rapporto tra costi della rosa e ricavi. Il club non deve superare con le spese una certa soglia rispetto ai ricavi totali, con il riferimento del 70%. Per una società in forte crescita, che dovrà alzare il livello tecnico della squadra, è un passaggio da gestire con attenzione. Se i parametri non dovessero essere rispettati subito, il Como potrebbe dover firmare un settlement agreement con la Uefa. In pratica, un accordo pluriennale, di solito su tre o quattro anni, per rientrare progressivamente nei limiti e riequilibrare i conti.
La Champions porta soldi, prestigio e visibilità. Ma porta anche obblighi. Il Como dovrà muoversi su tre tavoli nello stesso momento: rafforzare la rosa, sistemare lo stadio e tenere sotto controllo i conti. Il salto è enorme. Fino a ieri il Como era la sorpresa della Serie A. Da oggi deve comportarsi come un club europeo. E la prima vera partita, prima ancora del sorteggio, si gioca tra lista Uefa, Sinigaglia e bilancio.

