Malagò-Abete, la sfida Figc parte dai programmi: cosa propongono i due candidati
La corsa alla presidenza della Figc ha i suoi due candidati: Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. Gli uffici federali hanno validato entrambe le candidature per l’assemblea elettiva del 22 giugno, mentre è stata esclusa quella di Renato Miele, priva dell’accredito necessario.
Il programma di Giovanni Malagò
La partita, adesso, si gioca sui programmi. Malagò, sostenuto dalla Lega Serie A, si presenta con un taglio più manageriale. La parola chiave è sostenibilità: economica, sportiva, infrastrutturale. L’ex presidente del Coni vuole una Figc capace di accompagnare la Serie A “senza invadere l’autonomia della Lega”, ma anche di usare la crescita del massimo campionato per rafforzare tutta la piramide.
Nel programma di Malagò ci sono il rilancio internazionale del calcio italiano, la lotta alla pirateria sui diritti tv, l’apertura di nuove piattaforme di distribuzione, l’ammodernamento degli stadi e un ruolo stabile della Figc al tavolo con Governo, Comuni, Regioni, Sport e Salute e Credito Sportivo. Il tema impianti è centrale: stadi, centri sportivi, calcio femminile, futsal, attività paralimpica e rigenerazione urbana.
Altro punto forte: i giovani. Malagò non propone una norma isolata, ma una filiera che colleghi scuola calcio, settore giovanile, Primavera, Lega Pro, Serie B, seconde squadre o partnership tecniche, fino alla prima squadra. La fascia decisiva è quella tra i 17 e i 21 anni, dove il talento italiano spesso si perde. Nel suo programma c’è anche un tavolo permanente sugli agenti sportivi, con regole chiare, tutela dei minori e più trasparenza nel mercato.
In sintesi: nel programma di Malagò c’è una Figc più manageriale che vuole accompagnare la Serie A senza invaderne l’autonomia, rendere il calcio italiano più competitivo all’estero, lavorare su stadi e centri sportivi, costruire un percorso più serio per i giovani. Dentro ci sono anche lotta alla pirateria, diritti tv, regole più chiare per gli agenti, vivai, calcio femminile e sostenibilità economica.
Il programma di Giancarlo Abete
Abete, candidato dalla Lega Nazionale Dilettanti, parte da un’impostazione diversa. Mette al centro il calcio di base e contesta il potere di veto riconosciuto alla Serie A, che secondo lui rende difficile per la Federazione intervenire sulla componente di vertice. Il suo messaggio è che il calcio italiano non può essere identificato solo con pochi grandi club.
Nel programma dell’ex presidente federale ci sono impiantistica di territorio, convenzioni tra amministrazioni e società, credit tax per le piccole realtà, detassazione di una quota delle sponsorizzazioni, valorizzazione dei vivai e premi di formazione per chi ha costruito il giocatore. Abete chiede anche di favorire l’acquisto di calciatori sul mercato domestico.
Il punto più politico riguarda la riforma dei campionati. Per Abete i club professionistici sono troppi e serve un ridimensionamento programmato dell’area professionistica, senza scorciatoie e senza ledere chi ha investito. Nel confronto con gli altri Paesi, cita i 92 club professionistici inglesi, i 56 tedeschi, i 42 spagnoli e i 36 francesi.
C’è poi il tema tecnico. Abete propone che il responsabile del Club Italia non sia più il presidente federale o una figura politica del Consiglio, ma un manager del calcio con autonomia e budget definito. Nel suo programma entra anche la formazione dei bambini tra i 5 e i 12 anni: meno tatticismi, più creatività, più qualità tra i formatori.
In sintesi: abete parte da un’altra idea, ossia che la Figc deve difendere il calcio di base e non lasciare troppo potere alla Serie A. Nel suo programma ci sono aiuti a dilettanti e piccole società, riforma dei campionati con meno club professionistici, premi per chi forma i giovani, più mercato italiano, migliore formazione dei bambini e un Club Italia affidato a manager tecnici, non al presidente federale.
La Serie C resta l’ago della bilancia. Vale il 12% e non si è ancora schierata. Malagò sembra partire avanti con l’appoggio di Serie A, B, calciatori e allenatori, ma Abete prova a tenere insieme il fronte della base e delle riforme. La sfida è pronta: da una parte la sostenibilità come metodo di governo, dall’altra la Federazione come argine allo strapotere del vertice.
Il 22 giugno ci dirà quale idea di calcio avrà più voti.

