Malagò vede i club, incassa l’appoggio quasi unanime e rinvia la scelta finale dopo gli altri incontri
Giovanni Malagò lascia la sede della Lega Serie A senza annunciare ancora la candidatura alla Figc, ma con un’investitura politica pesante. Dopo il confronto con i club a Milano, l’ex presidente del Coni ha spiegato: “Doveroso iniziare con chi mi aveva dato fiducia, farò anche incontri con le altre componenti”. Poi ha aggiunto: “Sono state due ore straordinarie, hanno parlato tutti rinsaldando la fiducia che mi fa ragionare. Deciderò sulla candidatura dopo aver sentito le componenti”.
Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, i club avevano scelto Malagò come proprio nome per la corsa federale con 19 firme su 20, mentre l’unica posizione diversa resta quella di Claudio Lotito, che continua a spingere per il commissariamento. A confermare il clima è stato anche il presidente della Lega Ezio Simonelli, che ha detto: “La convergenza dei club su di lui non è più di 19 ma 19 e mezzo, 19 e trequarti”.
Il sostegno più netto è arrivato ancora una volta da Aurelio De Laurentiis, che prima dell’incontro aveva scoperto del tutto le carte. Il presidente del Napoli ha raccontato: “Stavo partendo per Los Angeles, stavo sull’aereo. Ho chiamato Malagò e gli ho detto ‘guarda che tu devi prendere in mano la situazione del calcio italiano perché non c’è nessuno meglio di te. Sei un imprenditore, sei stato al Coni, hai creato il circolo più importante d’Europa, hai venduto Ferrari, Rolls Royce, Maserati a tutto il mondo. L’unico difetto è che sei innamorato della Roma, ma pazienza, sopporteremo anche questo’”. E sul fronte opposto ha aggiunto: “Abete è un carissimo amico, è un signore che io rispetto, il fratello è socio in una delle mie società. Però non è una persona adatta a fare questo lavoro, dal mio punto di vista”.
Dietro il nome di Malagò, c’è anche una piattaforma politica e industriale. La Lega gli ha consegnato un documento con 29 temi e tra i punti discussi ci sono i rapporti con la politica, le defiscalizzazioni sugli impianti, il ripristino del Decreto Crescita, la revisione del Decreto Dignità e una serie di interventi sul settore giovanile. Non a caso Malagò ha insistito su un doppio binario, sportivo e finanziario, spiegando che il sistema deve diventare prima di tutto sostenibile e che il calcio, a partire dalla A, deve mettere da parte i personalismi per tornare a pesare anche a livello istituzionale.
Adesso la partita si sposta fuori da via Rosellini. Malagò incontrerà le altre componenti prima di sciogliere la riserva, con la consapevolezza di avere già in mano la fiducia del motore economico del sistema. Le date restano quelle fissate da calendario: 13 maggio per formalizzare le candidature, 22 giugno per l’assemblea elettiva che sceglierà il nuovo presidente federale.

