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Italia, dossier Baggio: le 900 pagine ignorate tornate d’attualità dopo il flop della nazionale. Cosa prevedeva il piano

Dal vivaio alla scuola allenatori, dai distretti federali ai dati: il progetto presentato in Figc e poi rimasto senza seguito

Italia, dossier Baggio: le 900 pagine ignorate tornate d’attualità dopo il flop della nazionale. Cosa prevedeva il piano
Roberto Baggio (Foto Ipa)

Da Coverciano ai 100 distretti: così il Divin Codino voleva rifondare vivai, scouting e formazione

C’è un documento che negli anni è diventato il simbolo di una grande occasione mancata del calcio italiano. È il dossier scritto da Roberto Baggio quando guidava il Settore Tecnico della FIGC, un piano di circa 900 pagine nato dopo il crollo azzurro ai Mondiali del 2010 e tornato ora al centro del dibattito dopo l’eliminazione contro la Bosnia, costata all’Italia la terza assenza consecutiva dalla Coppa del Mondo.

Baggio fu nominato il 4 agosto 2010, su proposta del presidente federale Giancarlo Abete e d’intesa con Renzo Ulivieri. L’idea era affidargli un lavoro di ricostruzione profonda: capire dove si fosse inceppata la formazione italiana e ridisegnare la crescita del talento. Quel lavoro prese forma a fine 2011 in “Rinnovare il Futuro”, illustrato in Consiglio federale il 20 dicembre. Al progetto collaborarono più di 50 persone. Il piano fu illustrato al Consiglio federale da Vittorio Petrone, componente del Comitato esecutivo del Settore Tecnico, e da Adriano Bacconi, coordinatore della ricerca per la parte di analisi ed elaborazione dei dati

Cosa prevedeva il piano?

Il cuore del piano stava nella formazione. Baggio voleva riportare la tecnica individuale al centro dei settori giovanili, alleggerendo il peso della tattica nelle prime età e dando più spazio a palleggio, controllo, dribbling, lettura del gioco e libertà creativa. Accanto a questo c’era un’altra idea forte: l’allenatore dei giovani non doveva essere soltanto un tecnico, ma una figura educativa, selezionata con criteri più severi e con una preparazione anche pedagogica.

‘Rinnovare il futuro’ era articolato in sette capitoli – analisi del calcio italiano, overview internazionale, mappa del progetto, organizzazione della fase sperimentale, studio tecnologia, studio metodologia e analisi dei costi – e prevedeva con un modello metodologico omogeneo per giovani e tecnici. Il costo stimato dell’intero piano era di 10 milioni in tre anni.

Il dossier immaginava poi una struttura molto più capillare sul territorio: circa 100 distretti federali, centri federali diffusi in tutta Italia, osservatori dedicati e un sistema di scouting continuo, sostenuto da raccolta dati, archivio digitale nazionale e collaborazione stabile con università e ricerca. In sostanza, un progetto che provava a tenere insieme vivai, formazione, infrastrutture e analisi, prendendo spunto dai modelli europei più avanzati.

Quella spinta però si fermò presto. Nel gennaio 2013 Baggio lasciò l’incarico dicendo: “Non mi è stato permesso di lavorare – ha dichiarato – il mio programma di 900 pagine è rimasto lettera morta.” La FIGC replicò ricordando che il progetto era stato discusso, modificato in alcuni punti e accompagnato da uno stanziamento economico, ma il dossier non si trasformò mai in una riforma concreta.

Per questo oggi quelle 900 pagine pesano ancora. Non soltanto perché il documento non è mai diventato pubblico in modo integrale, ma perché dentro c’era un’idea di calcio che puntava a intervenire sulle fondamenta: tecnica, scuola allenatori, scouting, strutture, merito. E ogni volta che la Nazionale cade, quel piano torna fuori come il promemoria di ciò che il sistema aveva capito di dover cambiare e non ha mai cambiato davvero.

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