Stasera si gioca la semifinale dei playoff per accedere ai mondiali. E l’Italia deve andarci
Bene, ci siamo. Oggi, con tutta la scaramanzia del caso che da italiani ci portiamo dietro da sempre, ci giochiamo la prima grande fetta della qualificazione ai prossimi Mondiali di calcio. Una manifestazione che ci ha visto protagonisti assoluti della storia, con quattro Coppe del Mondo vinte, secondi soltanto ai brasiliani, e che però da troppo tempo non ci appartiene più. Basta pensare ai nostri fratelli minori, ai nostri figli. Non sanno cosa siano davvero le “Notti magiche”, come cantavano Gianna Nannini ed Edoardo Bennato nella colonna sonora di Italia ’90. Non sanno cosa significhi ritrovarsi tutti nelle case, nei bar, nelle piazze. Non ricordano le bandiere ai balconi, i giornali che parlano solo di Nazionale, quell’attesa che cresce partita dopo partita. C’è perfino chi non ha memoria del coro diventato simbolo di un’epoca, quel famoso “po-po-po-po-po-po”. Eppure tutto riparte da qui. Da un percorso che deve cancellare due ferite ancora apertissime, quelle del 2018 e del 2022, e riportare l’Italia al Mondiale, dove manca dal 2014. L’entusiasmo, nel tempo, si è affievolito. Però stasera, contro la piccola Irlanda del Nord, in tanti torneranno a incollarsi alla tv e a tifare davvero per questa maglia. Perché stavolta diciamolo chiaramente: non possiamo sbagliare. Non possiamo più permettercelo.
L’Irlanda del Nord vive di duelli, palloni sporchi e piazzati: per Gattuso il primo gol può cambiare tutto
L’Italia arriva a questa sfida con un vantaggio evidente: ha più qualità, gioca in casa e può contare su uno stadio pieno. Per gli azzurri non è una partita qualunque. Gattuso ha voluto attorno alla squadra un clima compatto, caldo, senza tensioni inutili al primo errore. La risposta del pubblico non si è fatta attendere: Bergamo sarà piena, con i biglietti andati esauriti in pochissimo tempo.
E poi ci sono loro, gli avversari L’Irlanda del Nord non ha il talento dell’Italia, ma è una di quelle squadre che rischiano di portarti su un terreno scomodo. È organizzata, fisica, essenziale. O’Neill la dispone in un sistema che sulla carta può sembrare un 3-4-2-1, ma che in campo si trasforma spesso in un 5-4-1 molto solido: blocco basso, densità nella zona centrale, palla lunga e ricerca continua dei duelli. Non prova quasi mai a costruire in modo pulito dal basso. Preferisce saltare il centrocampo, sporcare la gara, portarla sulle seconde palle, sui cross, sui piazzati. È arrivata ai playoff passando dalla Nations League. E c’è il fattore mentale che non è assolutamente secondario può permettersi di giocare con meno pressione sulle spalle.
L’Irlanda del Nord ha fatto registrare il 55% di duelli aerei vinti nel girone. Tradotto: se l’Italia accetta una gara spezzata, sporca, fatta di palloni alti e continui contatti, finisce per entrare nel territorio preferito degli avversari. La strada dev’essere un’altra. Ritmo alto, pressione immediata, riconquista veloce del pallone. Bisogna accorciare, provare la pressione alta e costringerli a giocare palla bassa.
Gattuso, salvo sorprese, dovrebbe affidarsi al 3-5-2: Donnarumma; Mancini, Bastoni, Calafiori; Politano, Barella, Locatelli, Tonali, Dimarco; Kean, Retegui. Bastoni è recuperato, Politano è avanti su Palestra. Anche questa scelta racconta bene la partita che l’Italia ha in testa. Barella e Tonali servono per tenere alto il ritmo, aggredire subito e andare a vincere le seconde palle. Dimarco e Politano devono allargare il campo, spostare lateralmente la linea nordirlandese e togliere densità al centro. Davanti, la coppia Kean-Retegui può essere utile in modi diversi: uno può attaccare la profondità, l’altro può dare peso in area e tenere occupati i centrali. È una partita in cui servono forza, ma anche varietà di offensive. Se l’Italia diventa leggibile, l’Irlanda del Nord può prenderle le misure.
Italia – Irlanda del Nord: i precedenti e le ultime novità
I numeri complessivi dei precedenti restano favorevoli all’Italia, sette vittorie, tre pareggi e una sola sconfitta prima della sfida di Bergamo. Ma poi c’è la testa. Ed è un tema inevitabile. L’Irlanda del Nord, per l’Italia, non è un’avversaria qualsiasi nemmeno sul piano emotivo. Il primo ricordo porta al 1958, alla sconfitta di Belfast che costò agli azzurri la prima mancata qualificazione mondiale della loro storia. Il secondo è molto più vicino ed è ancora più doloroso: lo 0-0 del novembre 2021, un risultato che spalancò la porta a un altro incubo: la sconfitta di Palermo contro la Macedonia del Nord che non ci fece partire per il Qatar.
L’Irlanda del Nord, peraltro, arriva con due assenze pesanti Bradley, uno dei talenti più interessanti della rosa, è fuori da tempo. Ballard si è fermato negli ultimi giorni. Sono due problemi seri per O’Neill, almeno sulla carta. In realtà possono anche spingere i nordirlandesi a chiudersi ancora di più, a proteggere l’area con maggiore aggressività e a giocarsi tutto sugli episodi. È per questo che il primo gol può pesare tantissimo. Se l’Italia passa subito in vantaggio, costringe l’avversaria a cambiare atteggiamento e apre spazi che normalmente non concede. Se invece la partita resta bloccata, cresce il rischio di una serata lunga, tesa, nervosa.
Se l’Italia supera questo ostacolo, il 31 marzo troverà in trasferta la vincente di Galles-Bosnia ed Erzegovina. Ma il punto, stasera, è un altro. Tornare a sentirsi una Nazionale forte. Una squadra che, quando è superiore, riesce a dimostrarlo davvero. Senza farsi trascinare dalla paura, senza trasformare l’ansia in frenesia. Non serve una prova epica. Serve una partita seria, matura, lucida. Per l’Italia, il Mondiale è già cominciato, e comincia stasera.
Non siamo più quelli di una volta. Ma siamo pur sempre l’Italia. E chi, più di noi, può ancora regalarsi una notte magica? Proviamoci per noi, per chi ama lo sport, per un Paese intero. Proviamoci per tornare a capire, dopo dodici anni, che cosa vuol dire vivere davvero quelle notti magiche che solo certe “estati italiane” sanno raccontare.

