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Lippi: "Serie A è un ciapa nò. Troppo facile per la Juventus"

La serie A e' diventata un "'ciapa no'. Il campionato e' migliorato ma e' troppo facile per la Juve vincere. C'e' da augurarsi che ci sia una squadra che possa competere con la Juve non per 3-4 mesi ma per tutto l'anno". E' l'analisi ai microfoni di "Radio Anch'io Sport" di Marcello Lippi, ex ct azzurro ed ex tecnico bianconero. Anche la corsa all'Europa e' un insieme di occasioni sprecate. "Non riesco a capire una cosa - commenta - Tutti i giocatori sperano di diventare calciatori importanti, arrivare in una grande squadra e giocare in Europa.Poi si arriva alle coppe e gli allenatori cominciano a cambiare 8, 9, 10 giocatori. Perche'? Va bene avvicendare qualche giocatore ma qual e' il problema se un calciatore fa 2-3 partite in piu' che sono poi quelle che ha sempre sognato di giocare? Se cambi tanti giocatori, la squadra perde la sua competitivita'".

Questa Juventus puo' arrivare a Berlino. Marcello Lippi, ultimo tecnico a sollevare la Champions League con i bianconeri, e' convinto che Buffon e compagni possano tornare da Madrid con la qualificazione per la finale. "C'e' stata una grande crescita della squadra, tecnica, tattica, psicologica, un momento di consapevolezza di forza e poi qualche analogia col passato ci puo' anche stare - il riferimento al percorso juventino con ultima fermata a Berlino, dove l'Italia ha vinto il Mondiale nel 2006 proprio con Lippi ct - I calciatori sono un po' scaramantici e ci sono delle connessioni a cui bisogna far caso".

Mercoledi', pero', sara' durissima. "Non e' un'annata felicissima per il Real e la finale e' l'ultima cosa che possono regalare ai tifosi. Ma nella Juve ci sono giocatori che di esperienza internazionale ne hanno tanta. Ci saranno dei momenti difficilissimi davanti a 90 mila persone a cui e' rimasto un solo obiettivo per salvare la stagione ma la Juve ha le caratteristiche per far male. Pogba? E' sempre meglio che i giocatori di classe e di qualita' stiano in campo, sono importanti anche se fanno 70 minuti. Buffon potra' essere determinante e secondo me potra' essere la serata di un centrocampista, magari Vidal". Lippi vede anche qualche analogia rispetto alla Juve campione d'Europa del '96. "Quella era una squadra che non vinceva da dieci anni, poi ha vinto il campionato e si era presentata a livello internazionale con tutta la sua forza, col pressing sulla trequarti avversaria e anche la finale l'affrontammo cosi' e meritammo tantissimo anche se poi l'abbiamo vinta ai rigori".

"Quando vincemmo la Champions avevamo fatto due annate straordinarie - continua - preparammo la finale con un mese di tempo a disposizione, si percepiva la crescita della squadra e la stessa cosa accadde in Germania, con una crescita costante e continua. E la vittoria sulla Germania fece il resto a livello di convinzione e di autostima", spiega il tecnico. E guardando a tutte le sue Juventus e a quella ora di Allegri, Lippi individua quella che e' una caratteristica che appartiene alla storia bianconera, "la grande determinazione, la grande voglia di vincere, l'assoluta dedizione alla vittoria e il grande impegno durante la settimana per arrivare alla vittoria. E' il suo dna". E non si puo' fare a meno di sottolineare i meriti di chi sta in panchina. "Mi sono rivisto abbastanza frequentemente in Allegri - confessa Lippi - alla stessa eta' siamo arrivati in una grande squadra e al primo colpo abbiamo vinto lo scudetto. C'e' anche una certa analogia dal punto di vista della concretezza dovuta all'aver partecipato a tutti i campionati, come giocatori prima e allenatori poi, la famosa gavetta. Abbiamo immagazzinato e al momento opportuno lo abbiamo tradotto in campo. Mi piace poi tantissimo la saggezza con cui si e' immerso in questa fantastica stagione. Non ha toccato nulla di quello che funzionava benissimo e poi piano piano ha fatto capire ai giocatori che si poteva aggiungere qualcosa e ora questa squadra puo' cambiare modo di giocare nella stessa partita che a livello internazionale e' un grande vantaggio".

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