Da “Pffc: Ready to play” a “SoundSiro”, così il club nerazzurro accende segnali su una mossa speciale
A Milano e Londra sono comparsi poster che hanno subito acceso la curiosità dei tifosi e degli appassionati di musica. In alto c’è il logo dell’Inter, sotto la scritta “Pffc: Ready to play”, poi il richiamo alle due città e ad aprile 2026. Al centro spiccano due mani che tengono un disco in vinile. L’immagine non sembra casuale: tutto rimanda a un’operazione costruita per far parlare prima ancora dell’annuncio.
La sigla “Pffc” porta al “Pink Floyd Football Club”, la squadra di calcio messa in piedi dalla band all’inizio degli anni ’70 e composta da David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright e da membri della crew. È il dettaglio che salda Londra e Milano, la storia del gruppo britannico e quella del club nerazzurro.
Il legame con i Pink Floyd, in realtà, non nasce oggi. Già a gennaio, prima della sfida di Champions League tra Inter e Arsenal, il club aveva pubblicato un reel accompagnato da “Wish You Were Here” e da un ringraziamento esplicito a “@pinkfloyd”. In quel post compariva anche il richiamo a “SoundSiro”, altro tassello di un linguaggio visivo e sonoro che ora torna dentro l’operazione dei poster.
Nei contenuti diffusi allora non mancavano altri riferimenti diretti all’universo floydiano. C’era una grancassa decorata con il logo dell’Inter e la scritta “Pink Floyd – Wish You Were Here”, c’erano fotografie dell’Inter 1975-1976 e del “Pink Floyd Football Club”, oltre a immagini che richiamavano in modo esplicito l’estetica della band. Non sembrava un omaggio isolato. Oggi, con i manifesti comparsi tra Milano e Londra, quei segnali acquistano un peso diverso e fanno pensare a una capsule celebrativa ormai vicina.
Il riferimento a “Wish You Were Here” ha anche una base temporale precisa. L’album uscì nel 1975 e i Pink Floyd hanno lanciato ufficialmente a dicembre 2025 l’edizione Wish You Were Here 50, inserendola nelle celebrazioni del cinquantesimo anniversario. Per questo la mossa dell’Inter si legge bene dentro quella scia: non una citazione casuale, ma un aggancio a un immaginario già riattivato dalla band sul piano editoriale e commerciale.

