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Juve. differenziato per Vucinic, obiettivo Real - Sempre assenti i nove nazionali, la squadra continua il programma di avvicinamento ai prossimi delicati impegni, in serie Fiorentina-Juventus di campionato del 20 ottobre e Real Madrid-Juventus di Champions League del 23. Il tecnico bianconero, che tiene alto il livello di guardia nonostante l'assenza di molte delle sue pedine piu' importanti, in questi giorni concentra la maggior parte delle sue attenzioni sul reparto d'attacco, interamente presente a Vinovo. L'unico del gruppo delle cinque punte - finora tutte a segno in campionato - che non lavora con i compagni e' Mirko Vucinic, il quale continua a seguire un programma differenziato per recuperare il problema muscolare accusato nella gara di Champions League contro il Galatasaray. L'obiettivo e' quello di riportare il montenegrino in condizioni ottimali proprio in vista della sfida di Madrid.

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RAIOLA: "POGBA STA BENE A TORINO". INTERESSE-JUVE PER KASAMI - L''agente del centrocampista francese tranquillizza i tifosi bianconeri dopo le parole pronunciate giovedì da Andrea Agnelli. "Nessuno al mondo può rifiutare un'offerta indecente, ma Paul è sereno e sta bene a Torino". Parole rassicuranti, mentre resta in ballo il rinnovo e con tutte, proprio tutte le big d'Europa, in fila per strappare Pogba alla Signora nel corso della prossima estate.

Intanto radiomercato parla di un interesse dell'Arsenal per Fernando Llorente visto che Arsene Wenger ha chiesto una punta di peso già a gennaio. In entrata invece arrivano conferme circa l'interesse bianconero per il centrocampista svizzero del Fulham Pajtim Kasami, che in Italia ha vestito per qualche mese la maglia del Palermo. Il giocatore è valutato circa 5 milioni di sterline. Non arrivano conferme invece su un possibile passaggio del terzino granata D'Ambrosio, autore sin qui di un ottimo inizio di stagione.

Allarme Agnelli, "rilanciare intero sistema o addio big. Non so se saremmo in grado di trattenere Pogba". BOCCIATURA AL FIAR PLAY FINANZIARIO- Basta divisioni: serve un calcio italiano unito per tenere il passo della concorrenza. E' l'appello arrivato da Londra da Andrea Agnelli, ospite della conferenza "Leaders in Football". Il presidente della Juventus, durante il suo intervento allo Stamford Bride, ha ribadito il suo convincimento che la Serie A deve seguire l'esempio di altre nazioni se vuole avere qualche possibilita' di recuperare l'appeal mediatico che agli inizi degli anni '90 godeva su scala mondiale. "Dobbiamo rilanciare l'intero sistema, perche' siamo ancora bloccati in una terra di nessuno", lancia l'allarme. "Passiamo - dice Agnelli - gran parte del tempo a discutere su come spendere i soldi, e non su come il calcio italiano dovrebbe svilupparsi a livello internazionale. Il calcio e' seguito da meta' del paese ed ha percio' la possibilita' di fungere da guida nella situazione politica italiana. A questo andrebbe applicato senso di responsabilita', di prospettiva e disciplina".

"Se guardiamo a quello che la Serie A rappresentava 10, 15 anni fa - ha proseguito Agnelli - vediamo che era il campionato in cui i calciatori internazionali sognavano di giocare. Quando studiavo in Inghilterra, qui le partite della Serie A venivano trasmesse e dovunque si andasse si incontrava gente che ne parlava. Del resto, era un'altra epoca, le cose sono cambiate. La Premier League di quei tempi non e' quella che e' oggi. Altrove, il calcio tedesco e' venuto crescendo negli ultimi 10 anni. C'era un progetto tecnico, hanno lavorato insieme con la federazione ed hanno organizzato i Mondiali. La Spagna ha due dei marchi di maggior successo al mondo. La Francia puo' contare su investimenti esteri".

"Se dovessi giudicare dal punto di vista di un calciatore, la Serie A non e' piu' il traguardo finale, ma una destinazione di passaggio - avverte Agnelli - Se ricevessimo un'offerta strepitosa per qualcuno come Pogba, saremmo in grado di trattenerlo? Non lo so. Guardate il Milan, hanno dovuto lasciare partire Ibrahimovic e Thiago Silva. Si', si puo' essere un club attraente, ma si deve anche disporre della forza economica per competere". Secondo Agnelli, per crescere economicamente e incoraggiare investimenti esteri e' essenziale modernizzare gli stadi del proprio Paese, un aspetto che la Juventus ha curato, raccogliendone i frutti dopo l'inaugurazione di un nuovo stadio all'avanguardia con una capacita' di 41.000 posti a sedere. "Lo stadio e' dove si svolge lo spettacolo e fa la differenza al botteghino. Avere un bel campo da gioco pieno in ogni ordini di posti permette di promuovere il proprio prodotto ad un pubblico globale. Il nostro stadio di prima, il Delle Alpi, poteva contenere 68.000 persone, ma in fondo era una cattedrale nel deserto. Era un ambiente freddo e inospitale per assistere ad una partita di calcio e le presenze medie erano molto basse rispetto alla sua capacita'. Il nuovo campo da gioco, lo Juventus Stadium, ha 41.000 posti a sedere ed e' praticamente sempre tutto esaurito. Lo stadio precedente generava entrate per 13 milioni, ora quella cifra ammonta a 40 milioni. Qui allo Stamford Bridge si incassa tra 80 e 90 milioni, e questo e' il target che ho in mente quando penso allo Juventus Stadium. Dovremmo essere in grado di raddoppiare le entrate generate dallo stadio. L'attuale situazione economica e il fatto che la concorrenza applica prezzi molto bassi non ci facilitano le cose". Agnelli ha poi sottolineato come i club italiani devano lavorare insieme se vogliono crescere, citando come esempio la European Club Association, di cui e' rappresentante, come un modo efficace di rappresentare gli interessi dei club attraverso un'idea comune e un dialogo produttivo con le principali istituzioni ed organi calcistici. "Non si tratta di un one-man show, ma di un sistema collettivo. I venti club dovrebbero avere una strategia comune, perche' insieme siamo piu' forti. L'esempio migliore e' quello dell'Eca. Quello che e' stato in grado di fare in cinque anni e' straordinario, ha creato una forte intesa e dialogato costruttivamente con la Uefa e con la Fifa. E' inoltre una fortuna avere come presidente Karl-Heinz Rumenigge, uno che ha giocato a calcio e che e' ora a capo di uno dei club piu' importanti del mondo"". La conclusione e' dedicata al fair play finanziario. "E' certamente un principio nobile. Tutti sarebbero d'accordo nel dire che un club non puo' spendere risorse che non ha. Io sono a favore del fair play Finanziario, e' l'unico provvedimento ragionevole per impedire ai club di spendere oltre le proprie possibilita', ma deve essere efficace. Chi spieghera' alle emittenti che alcune squadre sono state escluse dai principali tornei? - conclude Agnelli - E' cosi' che verra' mantenuto il prestigio delle competizioni?".

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