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Union Berlino, Marie-Louise Eta scrive la storia in Bundesliga: prima donna in panchina nei top campionati. Chi è e come è andato il debutto?

La 34enne tedesca ha preso il posto di Baumgart dopo il crollo contro l’Heidenheim. Ex centrocampista del Turbine Potsdam, ha perso 2-1 all’esordio

Union Berlino, Marie-Louise Eta scrive la storia in Bundesliga: prima donna in panchina nei top campionati. Chi è e come è andato il debutto?
Marie-Louise Eta (Foto Ipa)

Dal Turbine Potsdam alla panchina dell’Union: chi è Eta

Marie-Louise Eta è entrata nella storia del calcio europeo, ma la sua prima volta sulla panchina dell’Union Berlino è cominciata con una sconfitta. La tecnica tedesca, 34 anni, è la prima donna alla guida di una squadra maschile in uno dei cinque grandi campionati del continente. Il debutto in Bundesliga, contro il Wolfsburg, si è chiuso con il 2-1 che mette in difficoltà la corsa salvezza del club berlinese.

La scelta è arrivata in un momento complicato, con l’Union in difficoltà e chiamato a difendere la categoria nel finale di stagione. Dopo l’esonero di Steffen Baumgart, Eta si è ritrovata davanti a una chiamata improvvisa e pesantissima. A raccontarlo è stata lei stessa: “Mi ha detto ‘tocca a te, conto su di te’”, parole che il presidente Dirk Zingler le ha rivolto al telefono nel momento in cui il club ha deciso di affidarle la squadra.

La portata simbolica della nomina è enorme, ma Eta ha voluto subito mettere un confine netto tra il significato pubblico della sua storia e il giudizio professionale sul suo lavoro. “Voglio essere vista come allenatrice, non come uno spot pubblicitario. Non sono un’operazione di immagine, ma la persona giusta per questo ruolo”. Nelle interviste rilasciate a Die Zeit e al Guardian ha ribadito anche un altro concetto: “Il mio obiettivo non è mai stato rafforzare il ruolo delle donne, ma convincere con le prestazioni”.

Questo non significa ignorare il valore di ciò che rappresenta. Eta sa bene che il suo nome, oggi, pesa anche oltre il campo. “Capisco l’interesse, ha un significato sociale e comporta una responsabilità, che lo voglia o no. Se posso ispirare altre ragazze, ne sono felice. La visibilità è importante”. Nessuna fuga dal significato storico della sua nomina, ma anche nessuna disponibilità a essere ridotta a simbolo.

Il suo percorso, del resto, non nasce dal nulla. Ex centrocampista, Eta è cresciuta nel Turbine Potsdam, con cui ha vinto la Women’s Champions League 2009/10. In carriera ha vestito anche le maglie di Amburgo, Cloppenburg e Werder Brema. Dopo il ritiro nel 2018 ha scelto la panchina, passando dal lavoro nei settori giovanili fino alla nazionale tedesca Under. Nel 2023 aveva già fatto segnare un altro precedente storico, diventando la prima viceallenatrice donna in Bundesliga. Ora il salto alla guida della guida della prima squadra, anche se con una prospettiva che dalla prossima stagione dovrebbe riportarla alla formazione femminile del club.

Sul piano tecnico, Eta ha spiegato di voler tenere insieme la sua idea di calcio e l’identità costruita negli anni dall’Union. I suoi riferimenti dichiarati sono Pep Guardiola e Xavi, ma senza cancellare il dna della squadra berlinese. “Bisogna ricordare cosa ci ha reso forti: coesione e disciplina. Ma per vincere bisogna anche creare occasioni”.

Nel suo percorso non sono mancati gli episodi di discriminazione. Anche su questo Eta ha scelto di parlare senza giri larghi: “Da giovane sentivo dire ‘non farti battere da una ragazza’. Mi sono fatta la pelle dura, so difendermi e so anche rispondere”. Poi la misura di come vede il mestiere, al di là di ogni etichetta: “nel calcio professionistico tutti devono dimostrare ogni giorno il proprio valore”.

La prima uscita si è chiusa con un ko, la classifica resta fragile e l’Union ha bisogno di punti. Eta, però, ha già indicato anche la bussola umana con cui intende lavorare nello spogliatoio: “Non si tratta di genere – ha concluso – lavoro con individui: conta capire cosa serve a ciascuno per dare il meglio”. La storia è già scritta.

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