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Sud, il piano di Conte: decontribuzione, startup, Cdp e... ESCLUSIVO

Nell’agenda del governo si fa strada e prende forma un grande piano per il Sud.

Solo annunciato, ma senza dettagli, a La Piazza di Ceglie Messapica dal pugnace e combattivo ministro per il Sud Barbara Lezzi e confermato, sempre a La Piazza, dal capo del governo Giuseppe Conte, il piano per il Sud è ancora privo di alcuni dettagli ma pronto nella sua ossatura.

E punta a rilanciare quel Meridione dello stesso Conte e della Lezzi, pugliesi, e di Luigi Di Maio, campano, ricco di talenti e potenzialità ma dimenticato e trascurato dagli ultimi governi.

Se supportato con i giusti stimoli - è la convinzione dei vertici governativi - il Mezzogiorno può divenire un valore aggiunto, dando vigore ed energia al Paese, fornendo un grande contributo al rilancio dell’economia italiana e un assist prezioso all’auspicata crescita del pil.

I dossier più significativi a cui Conte e il ministro Lezzi stanno lavorando sono la decontribuzione per tre anni a chi assume nel prossimo triennio, L’avvio celere delle Zes e alcune importanti semplificazioni nella richiesta dei fondi europei. Attività che all’interno del governo si svolge di pari passo col negoziato a Bruxelles con la Commissione europea sulle risorse per la prossima programmazione.

Vediamo in dettaglio che cosa contiene questo Pacchetto Sud, secondo le informazioni riservate che Affaritaliani.it ha potuto acquisire in anteprima.

La piazza conte perrino ape 3
 

Capitolo decontribuzione, è stata potenziata anche per il 2018 con un incentivo al 100% entro un tetto di 8.060 euro, per le assunzioni stabili non solo di giovani, ma anche di over 35 disoccupati da almeno 6 mesi.

Il piano Conte-Lezzi ne prevede Il potenziamento: scade a fine anno e Conte potrebbe annunciare l'intenzione di renderlo un bonus permanente, aggiungendovi anche la stabilizzazione del bonus al 100% per i contratti di quelle imprese che assumono a tempo indeterminato nel Mezzogiorno. 

Altra misura allo studio l’estensione dell’incentivo “Resto al Sud”, l’agevolazione finora riservata agli under 35 che vogliono aprire un’impresa nel Meridione, anche ai professionisti, con l’innalzamento dell'età di chi può fare richiesta a 40 anni.

Il Mezzogiorno, è l’assunto di fondo della manovra del governo, potrebbe diventare il laboratorio di un nuovo intervento pubblico in economia anche attraverso un piano di nazionalizzazioni, imperniato su Cassa depositi e Prestiti, sulla base dell’idea di Di Maio di utilizzare Cdp come una grande banca di sviluppo.

“Rilanciando il tema delle nazionalizzazioni e di una funzione di “controllo” dello Stato nello sviluppo economico del Paese, si può pensare ad un nuovo protagonismo dello Stato e dei territori, in particolare del Sud, con una forte partecipazione dei cittadini nella direzione della democrazia diretta”, spiegano gli economisti di Palazzo Chigi.

lezzi la piazza
 

Non solo pubblico, però. E’ previsto infatti un forte sostegno verso iniziative private, attraverso  la creazione di industrie “parastatali” in settori innovativi e il sostegno al giovani startup specializzate in business emergenti come la robotica, il software e la componentistica (visti anche i centri di ricerca e formazione eccellenti nel Sud) capaci di reggere la sfida internazionale. 

Quanto ai fondi europei accanto al 34 per cento del totale da destinare al Sud (ma il ministro  Lezzi vuole anche il 34% da Anas ed Rfi), l’occhio del governo giallo-blu è puntato sulle Infrastrutture fondamentali, con obiettivo primario di strade migliori e sicure e un rilancio del sistema portuale. “Non è concepibile” - si osserva a Palazzo Chigi -, che ci siano aree d'Italia con infrastrutture ferme a 30-40 anni fa. Se si aprono nuove aziende ma i collegamenti restano pessimi le attività non potranno essere concorrenziali e falliranno. I collegamenti sono difficoltosi non solo tra Nord e Sud, ma anche tra regione e regione. E i collegamenti ‘orizzontali’ sono carenti, ancora fermi ai binari unici e a linee non elettrificate. Bisogna voltare pagina”.

Importante comunque è il cambio di passo nell’uso dei fondi europei. “All’Europa è giusto chiedere solidarietà e sostegno, ma anche noi dobbiamo saper fare bene il nostro lavoro. In passato questo spesso non è accaduto. E anche da questo punto di vista il governo si sta muovendo nella direzione di un cambio di passo”.

Per dare vigore e spinta al pacchetto Sud si sta anche studiando un tour di Conte e Lezzi nelle Regioni meridionali, in coerenza con quel maxi piano per la manutenzione di infrastrutture e opere pubbliche(scuole, ospedali) annunciato dal premier  il 15 agosto all’l'indomani del crollo del ponte di Genova, ma anche per poter effettuare una ricognizione dei fondi coesione europei.

Il  tour – è l’ipotesi - potrebbe partire  da Agrigento dove c'è l'altro ponte costruito da Morandi, chiuso da anni perché se ne prevede a breve il crollo, dopo l'allarme lanciato nelle scorse settimane anche dal sindaco.

I consiglieri di Conte stanno valutando anche  l’ipotesi che il premier possa farsi promotore di un tavolo e di una task force con i Presidenti di Regione del Sud su tema infrastrutture, anche per recuperare il gap e  lo sbilanciamento in materia  di autonomie delle regioni del Nord, tema caro e su cui spinge la Lega.

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    giuseppe contepiano per il sudcdpstart umdecontribuzione

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