Fuori dalle edicole dal primo agosto scorso, quando i liquidatori della Nie, la società editrice messa in liquidazione per i rilevanti debiti accumulati, 32,9 milioni di euro di passivo nel bilancio 2013, cui aggiungerne altri 30 relativi a richieste da circa 120 contenziosi giudiziari, decisero di chiudere le pubblicazioni per gli alti costi, 700-800 mila euro a numero, e avviare la procedura di concordato preventivo, l’Unità non vede ancora l’uscita dal tunnel.
Giovedì prossimo, 12 febbraio, davanti al giudice Luisa De Renzis, del Tribunale fallimentare di Roma, che segue la procedura di liquidazione, compariranno le parti interessate: i liquidatori che hanno avuto il mandato di massimizzare il valore degli asset societari e Guido Veneziani l’editore di riviste come Stop, Top, Vero, Rakam, Miracoli, che assieme alla Piesse srl del costruttore lombardo Massimo Pessina e alla Fondazione Eyu del Pd, ha formulato l’unica offerta d’acquisto per la storica testata fondata nel 1924 da Antonio Gramsci.
L’offerta d’acquisto della cordata Veneziani-Pessina-Eyu, con il primo socio di maggioranza al 60% e gli altri due soci di minoranza al 35 e al 5%, contenuta nel piano di liquidazione consegnato il 20 gennaio al giudice del Tribunale, che deve pronunciarsi sulla chiusura in bonis della liquidazione, prevede: l’affitto per tre anni della testata per 90 mila euro mensili e il suo ritorno in edicola e poi, aspettando che i creditori votino l’omologa, il versamento di 10 milioni di euro garantiti dalla Banca Intesa tramite fidejussione.
Perché l’imprevisto summit di giovedì prossimo al Tribunale fallimentare, convocato dal giudice? Per aggiornamenti: alle parti interessate, liquidatori e Veneziani, oltre alla convocazione è pervenuta una nota nella quale si profila non la semplice cessione della testata giornalistica, ma la cessione di ramo d’azienda. Se così fosse, la cessione d’azienda comporta anche e soprattutto la presa in carico del personale, cioè giornalisti e poligrafici, una novantina, della testata che dal primo agosto sono in cassa integrazione straordinaria. E quindi l’avvio di una trattativa sindacale per contrattare e definire quantità e modalità.
Da ciò si deve dedurre che con la sua proposta d’acquisto limitata alla testata giornalistica la cordata Veneziani-Pessina-Pd non intenda avvalersi delle professionalità in carico all’Unità? E’ quel che il Cdr dell’Unità teme e che bolla come un fatto gravissimo, rimarcando: “per noi restano valide le dichiarazioni pubbliche del tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, che a dicembre aveva annunciato un paragrafo aggiuntivo all’offerta Veneziani nel quale si esplicitava l’impegno ad avvalersi prioritariamente dei lavoratori della Nie”.
Ma di questo paragrafo aggiuntivo, che somiglia tanto al Patto del Nazareno, anche se più piccolo come dimensioni, non si sa nulla: non è da escludere l’ipotesi di non avvalersi nella fase di ritorno in edicola delle professionalità esistenti, ma solo dopo, a assestamento avvenuto. Come non è da escludersi l’ipotesi che lo stesso Veneziani se obbligato a rivedere la sua offerta d’acquisto sulla base degli aggiornamenti possa alla fine tirarsi indietro, anche perché poco gradito alla redazione. Insomma, c’e’ il rischio reale che, dopo lunghissimi mesi di attesa, la vertenza de l’Unità si avvii a concludersi nel peggiore dei modi possibile: il fallimento, a meno, appunto, di Miracoli.
Carlo Patrignani

