
Di Sergio Luciano
Un commissario per Pompei. Nominato dal governo e individuato in una personalità di assoluto prestigio, di levatura internazionale, ma previo una consultazione volontaria con la commissione europea che sottragga la scelta al bilancino delle lobby nazionali. Pompei è un patrimonio mondiale, è del tutto evidente che l’Italia non riesce a gestirlo decorosamente. Lo sconcio dello spettacolo di Siani, organizzato peggio di come avrebbe fatto Brancaleone e risoltosi in un fallimento vergognoso, è solo l’ennesima conferma. E quindi è improcrastinabile salvare un’area archeologica di valore mondiale, senz’altro la più rilevante con le piramidi di Giza, allo scempio che continuano a farne le (cosiddette) autorità locali, incompetenti oltre la tollerabilità.
Leggere che il sindaco di Pompei Claudio D’Alessio si dica “sconcertato per quanto è accaduto allo spettacolo di Alessandro Siani”, e se la prenda con “gli organizzatori che hanno gestito in maniera pessima la disposizione dei posti” è deprimente. Tanto più quando nella sua nota depreca che “molte delle autorità intervenute per godersi uno spettacolo piacevole e divertente sono rimaste in piedi, me compreso. Non comprendo perchè gli organizzatori affermino il contrario. Ricorreremo alle vie legali per tutelare l’immagine della città di Pompei”. E’ chiaro che ben altri sono i problemi degli scavi e di tutta la città. Uno dei principali: essere amministrati da gente inadeguata.
Da più parti e da anni si continuano a sollevare segnali d’allarme sul bradisismo burocratico e vandalustico che sta lentamente sgretolando gli scavi. I governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno fatto nulla. Ma hanno l’alibi delle interferenze delle autorità locali, Sovrintendenza compresa. Basta. Ci vuole una legge speciale e un commissario: non necessariamente dotato di nuove risorse, basterebbero quelle che ci sono se fossero usate come si deve.
P.S.: per Pompei ci vuole un commissario vero, però, e condiviso dall’Europa: altrimenti va a finire che Letta ci mette un Enrico Bondi, che in questo caso avrebbe attinenza solo per l’età archeologica che lo accomunerebbe con gli scavi.

