
Invidia tra fratello e sorella, o forse un raptus. Si sta ancora cercando di capire che cosa ha spinto un 12enne statunitense ad uccidere la sorellina di appena otto anni. La vittima, Leila Fowler e il fratello erano soli in casa. I genitori si erano allontantati per andare a vedere una partita di baseball, quando è scattata la chiamata ai soccorsi: il fratello ha chiamato ambulanza e polizia che hanno trovato la bambina in gravi condizioni, con diverse ferite di coltello a mani e volto.
Trasportata d’urgenza in ospedale la piccola è morta poco tempo dopo il ricovero. Il ragazzino, la cui identità non è stata resa nota essendo minorenne, ha raccontato agli inquirenti di aver visto un intruso, forse un ladro, lasciare l’abitazione e di aver trovato la sorellina sul pavimento ricoperta di sangue. Per completare il depistaggio ha anche fornito una descrizione dell’assassino: un uomo alto con i capelli grigi, di mezz’età. La polizia ha quindi perquisito l’abitazione e setacciato la zona, ma nessun vicino sembrava confermare la versione del 12enne. IN casa non sono stati trovati segni di scasso o di infrazione.
Dopo due settimane di indagini, con raccolta di indizi tra cui impronte e Dna dalla casa dell’omicidio, gli inquirenti sono arrivati all’agghiacciante svolta: il ragazzino è stato arrestato e incriminato per omicidio. “I cittadini di Calaveras possono dormire un pò meglio stanotte”, ha detto lo sceriffo della contea, Gary Kuntz, nell’annunciare l’arresto del 12enne senza fornire ulteriori dettagli sulle prove che hanno portato all’incriminazione. Il caso è destinato a suscitare polemiche considerando il fatto che si tratta di un minore che non ha ancora raggiunto l’età minima, secondo le leggi della California, per essere processato. È probabile quindi il suo rilascio mentre si cerca ancora di capire il movente.
