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I mercati promuovono la staffetta: “Positivo un governo fino al 2018”

“I mercati hanno accolto Renzi positivamente perché ora il governo può arrivare al 2018. Poco importa se con o senza legittimazione popolare”. Lo afferma ad Affaritaliani.it Corrado Caironi (oggi a Ricercaefinanza.it, ex Merrill Lynch e BlackRock). L’INTERVISTA

di Paolo Fiore
twitter@paolofiore

I mercati cominciano a scrutare Matteo Renzi. La reazione a caldo di Piazza Affari è stata positiva: l’indice Ftse Mib ha ridotto le perdite, cedendo in chiusura lo 0,17%, a 20.110 punti. E’ la nascita di un matrimonio felice? Presto per dirlo: “Per i mercati Renzi è ancora un oggetto misterioso, l’attenzione degli investitori è rivolta alle prospettive di crescita”, afferma ad Affari Corrado Caironi, Investment Officer R&CA Ricercaefinanza.it ed ex direttore degli investimenti in Merrill Lynch IM e BlackRock. Il sentiment è positivo non tanto per la fiducia nel sindaco di Firenze, quanto perché “adesso il governo può arrivare al 2018“. Poco importa se con o senza legittimazione elettorale

 

L’INTERVISTA

Letta salirà al Colle per dimettersi e Renzi sarà il nuovo presidente del Consiglio. La reazione immediata dei mercati è stata positiva…
Letta era da tempo nel mirino, come hanno dimostrato anche gli scontri con Confindustria. La fine del suo governo non è stata vista con sorpresa. Ci fosse stata tensione l’avremmo già vista. Il fatto è che il mercato ormai è in una fase di risk on, di possibile investimento sul nostro Paese. Si è visto sulle aste dei Btp e sull’andamento della borsa. Le attese sono positive.

Come a dire che la politica italiana, in questo momento, interesa poco ai mercati…
Più che alla politica, gli investitori sono più attenti alla situazione economica interna, come ad esempio agli aumenti di capitale che il settore bancario dovrà affrontare in vista dell’asset quality review della Bce. Il punto è un altro: c’è molta liquidità che sta cercando di allocarsi dove vede margini di crescita. E il mercato italiano si sta rivelando un bacino da cui attingere. Sull’aspetto specifico della staffetta Letta-Renzi sarà anche una questione di contenuti. Ci sono delle risposte da dare.

Renzi a Palazzo Chigi non scongiura ma allontana la prospettiva del voto anticipato. E’ un elemento che peserà?
Sì, anche se il rischio di un governo sostenuto da una coalizione vasta resta. Ma l’idea di fondo di avere un governo che può arrivare al 2018 è letto positivamente dal mercato.

In Italia Renzi si è fatto conoscere come rottamatore. In Europa c’è chi l’ha accostato a Tony Blair. E’ davvero così ben visto?
Per gli operatori internazionali Renzi resta una figura tutta da scoprire. Il tema forte è che lui è riuscito a conquistare la segreteria con una certa autorevolezza. Un’azione vista in modo positivo.

Arrivare al governo senza passare dal voto. Il segretario del Pd è stato criticato perché avrebbe agito con i metodi della vecchia politica. All’estero è ancora avvertito come il nuovo che avanza? 
Le manovre di palazzo agli operatori esteri interessano relativamente. Indipendentemente dal fatto che ci sia stato un mandato popolare. Anche perché Renzi sarebbe il terzo presidente del Consiglio non eletto ma nominato. E’ più importante la prospettiva di stabilità nel medio-lungo termine. La lotta politica è una discussione tutta  italiana.

Le beghe politiche non interessano all’estero…
Lo vedo da ambienti e stampa internazionali. Il tema del cambio di governo occupa 45 secondi nei tg inglesi. Non di più.  

Borsa e Btp: la nuova fiducia nell’Italia deriva da qualche passo avanti concreto del governo Letta o, ancora una volta, la politica di casa nostra resta marginale?
C’è un effetto trascinamento derivante dalle previsioni di crescita dell’area euro. E questo condiziona anche i Paesi periferici. Vedo uno scollamento: c’è un progetto Europa che intravede una capacità di crescita nei prossimi trimestri. Perché se guardiamo ai risultati veri e propri non è cambiato molto.