Radarmeteo/Hypermeteo, più caldo e meno acqua: cresce la siccità, le piogge estive non bastano a colmare il deficit
Il mese di luglio 2026 si inserisce pienamente nel quadro climatico osservato negli ultimi trent’anni, caratterizzato da un aumento della frequenza e dell’estensione delle ondate di calore e da effetti sempre più marcati sulla disponibilità di acqua. È quanto emerge dalle analisi di Radarmeteo/Hypermeteo, hub europeo specializzato nella rianalisi e negli scenari climatici applicati. Secondo i dati raccolti, le temperature massime superiori ai 36 gradi hanno interessato aree agricole sempre più ampie. Il fenomeno è diventato particolarmente evidente nel Sud Italia già a partire dai primi anni Novanta, mentre al Nord l’accelerazione si è manifestata soprattutto dal 2003.
L’aumento delle ondate di calore, sottolinea Radarmeteo/Hypermeteo, ha contribuito anche alla crescita degli episodi di siccità, sia nelle regioni settentrionali sia in quelle meridionali, con effetti particolarmente evidenti nell’ultimo decennio. “L’osservazione meteorologica su ampia scala è indispensabile per anticipare l’evoluzione climatica con opportuni interventi di adattamento”, spiega Gianluca Ferrari, direttore tecnico e founder di Hypermeteo.
Uno dei principali elementi di criticità riguarda l’evapotraspirazione, aumentata a causa delle temperature molto elevate registrate per periodi prolungati. Il calore accelera infatti l’evaporazione dell’acqua dai suoli e dai corpi idrici. Nell’Italia settentrionale il fenomeno si somma alla scarsità delle riserve nivali in quota, dovuta sia alle ridotte nevicate sia alla rapida fusione della neve già nei mesi primaverili.
I valori di evapotraspirazione risultano particolarmente elevati in Pianura Padana, con picchi ancora più significativi sul versante tirrenico dell’Italia centrale e in Sardegna. A complicare ulteriormente il quadro è stato il dominio dell’anticiclone subtropicale sulla Penisola. La configurazione atmosferica ha limitato la formazione di perturbazioni capaci di distribuire le precipitazioni in modo uniforme, favorendo invece temporali molto intensi e localizzati, talvolta accompagnati da grandinate di medie e grandi dimensioni.
Eventi di questo tipo, nonostante la violenza delle precipitazioni, contribuiscono solo in misura limitata a contrastare la siccità e a ripristinare i livelli dei corsi d’acqua. Un esempio viene dall’area del fiume Po, in particolare dal Ferrarese, frequentemente interessata da temporali intensi. Le precipitazioni hanno inoltre colpito più spesso la Pianura Padana rispetto alle zone alpine e prealpine, che continuano invece a mostrare deficit pluviometrici per la scarsità di perturbazioni atlantiche strutturate. Condizioni analoghe riguardano ampie aree del Centro e del Sud Italia, con alcune eccezioni in Sicilia, Marche e Umbria. “Il fatto che piova più in pianura che in montagna accorcia il percorso dell’acqua verso il mare, riducendo l’opportunità di irrorare il territorio e rimpinguare le falde”, aggiunge Ferrari.
Tra i fenomeni osservati nelle ultime settimane figurano anche foschie dense e banchi di nebbia, con visibilità localmente inferiore ai 200 metri, comparsi in alcune aree costiere e della pianura veneta durante le ore notturne e del primo mattino. Le condizioni sono state favorite dall’interruzione notturna della brezza di terra, dallo scarso ricambio d’aria nei bassi strati atmosferici, dall’elevata umidità e dalla presenza di aria molto calda in quota legata ancora una volta all’anticiclone subtropicale.
“La nebbia ad agosto in Val Padana non è però un fenomeno eccezionale, seppur non comune”, conclude Ferrari, ricordando un episodio analogo nell’agosto 2015, quando una fitta coltre di foschia e nebbia interessò un’area compresa tra Venezia, il Padovano, l’alto Trevigiano e il Vicentino. Il quadro che emerge dalle analisi di Radarmeteo/Hypermeteo conferma quindi una tendenza ormai consolidata: temperature elevate più frequenti, maggiore perdita di acqua dai suoli e precipitazioni estive spesso troppo concentrate e irregolari per compensare i deficit idrici accumulati.

