di Sergio Luciano
Il meglio di sé l’ha dato Rocco Siffredi, esibendosi sul web nella sceneggiata della doccia gelida in nome delle maggiori cure per la Sla in un modo tutto speciale: oltre alla secchiata d’acqua sulla testa, il celebre pornoattore, famoso per l’asserita misura di 33 centimetri, si è rovesciato anche un secchiello sul davanti dei pantaloni. E’ stato uno sberleffo meritato ad una delle più solenni cretinate esibizioniste della pseudocarità pelosa del vippume di mezzo mondo, ingigantita e messa in scena da quel devastante acceleratore di particelle – che siano d’oro o di cacca, poco conta – che è il web. Perché, effettivamente: questa menata delle docce gelate per promuovere la solidarietà ai malati di Sla è una cosa alquanto cretina. E’ una cosa che mescola lo scimmottismo del web con un dramma vero, che è quello della Sla e dei pochi soldi che circolano per curarla. Inaffiarsi di cubetti non significa poi far nulla di serio per sostenere la ricerca. E non a caso perfino il web tritatutto si è un po’ ribellato contro la Litizzetto che ha sventolato davanti alla telecamera ben 100 euro di beneficenza, lei che ne guadagna a centinaia di migliia solo per dire parolacce a Fabio Fazio, che tanti di noi lo farebbero pure gratis.
E’ la ragione per cui i malati friulani di Sla – friulani, gente seria, mica pagliacci – hanno detto “basta” con questa sceneggiata delle docce fredde pro-Sla… Si sono sentiti strumentalizzati da questo pattuglione di vip che se ne strafottono delle loro malattie, donano due lire, e adesso passano pure per benefattori. Eppure… Eppure, forse, questa menata delle docce è un male minore, o se preferiamo è un male necessario. Se si vuol far parlare di un problema serio, forse oggi l’unico modo – nell’assordante frastuono del sovraccarico informativo dei nostri tempi – è parlarne in modo idiota.
Del resto, a ben pensarci, non dipende neanche dal web: dipende dalla comunicazione, dai suoi archetipi. Duemila anni fa il grande poeta latino Tito Lucrezio Caro, nella protasi al suo meraviglioso “De rerum naturae”, che è il primo trattato di biologia e zoologia della storia, spiega di aver scelto di comporlo in versi perché la poesia era come il “soave liquore” con cui il medico cosparge l’orlo del bicchiere che contiene la medicina amara da somministrare al malato per farlo guarire… Ebbene, nell’era della Rete, il “soave liquore” che può essere necessario per veicolare un impulso di solidarietà è la stupidità. E’ chiaro che rovesciarsi in testa un secchio di acqua ghiacciata credendo così di sensibilizzare qualcuno sulla necessità di raccogliere fondi per finanziare le ricerche delle cure contro la Sla e l’assistenza ai malati di Sla è una assoluta cretinaggine. Ed è chiaro che, passata questa moda estiva (chissà se continueremo con le docce all’aperto anche a gennaio…) i doccianti riprenderanno, esattamente come facevano prima, a strafottersene della Sclerosi laterale amiotrofica.
Ma è anche chiaro che solo in questi giorni, grazie a questa pur stucchevole catena di Sant’Antonio di foto “secchiate” (compresa quella del solito Renzi che sta veramente stufando) si sta finalmente almeno in questi giorni parlando della Sla, di quanto sia grave, mortale, trascurata e invece curabile, se si riuscisse a curarla bene e a ricercare meglio su cure ulteriori e migliori…
Ma allora ben venga anche la stupida e giocosa catena di Sant’Antonio delle docce gelate visto che serve, per lo meno, a sensibilizzare su un problema grave e irrisolto, anzi ingestito. Resta semmai un dibattito sulla “scala gerarchica” dellle malattie trascurate. E’ più grave la distrofia muscolare, alla cui cura è votata la potente Telethon, o la Sla delle docce gelate? E la fibrosi cistica della Onlus di Matteo Marzotto? E la stagionata Lega per la lotta contro il cancro? Anche qui: purché soldi arrivino, e puliti, alla ricerca medico-farmaceutica, tutto fa brodo. Resta solo un filo di perplessità su chi crede di aver fatto la propria “buona azione quotidiana” rinfrescandosi in una mattina d’agosto con un secchio d’acqua gelata e offrendo pochi spiccioli per la causa… Qual è la misura giusta della solidarietà che ognuno di noi può concretamente elargire? Nella parabola del “giovane ricco”, Gesù – nel Vangelo – lo spiega chiaramente. Al facoltoso giovanotto, consapevole di non essere maturo per la beatitudine eterna pur pagando le decime e facendo tanta carità, Cristo dice: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto ciò che hai, dona il ricavato ai poveri, e seguimi”. Il Vangelo dice che il giovane ricco non seguì l’invito del maestro. Forse per lui fu come una doccia fredda…

