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Libri & Editori
Ecco il manifesto di un percorso diverso per il futuro dei libri
Gian Arturo Ferrari ad Affaritaliani.it:  "Il libro sopravviverà, ma con quale ruolo?" - L'intervista pubblicata il 29 aprile 2014
 

Da Gutenberg in poi, abbiamo immaginato il nostro progresso intellettuale legato indissolubilmente alla "cultura del libro". Ma oggi, mentre a noi lettori capita sempre più spesso di avere in mano uno smartphone o un e-reader, sembra che questa storia secolare volga al termine, portando con sé la scomparsa dell’editoria come la conosciamo, e forse la trasformazione radicale del concetto stesso di "letteratura".

Se ad alcuni sembra un’apocalisse, Amazon.com e le piattaforme di self-publishing disegnano un radioso futuro in cui il rapporto fra chi scrive e chi legge sarà più aperto, diretto, libero. Ma è veramente così? Con un’idea chiarissima di come si sta evolvendo la nostra "società della conoscenza", Alessandro Gazoia (Jumpinshark) analizza lo stato presente del mondo del libro, italiano e internazionale, ed esplora i possibili scenari futuri: mettendo in guardia contro il rischio di confondere le strategie di mercato con il libero scambio di idee, e illustrando invece le autentiche potenzialità rivoluzionarie dell’editoria digitale, Come finisce il libro (minimum fax) vuole essere il manifesto di un percorso diverso per il futuro dei libri.

L'AUTORE - Alessandro Gazoia (Jumpinshark) scrive di giornalismo, media, informatica su minimaetmoralia.it e sul suo blog; ha già pubblicato per minimum fax l’ebook Il web e l’arte della manutenzione della notizia (2013).

 

LEGGI SU AFFARI ITALIANI UN ESTRATTO
(per gentile concessione di minimum fax)

 

Il 53% ha scritto una storia con lo smartphone
 

Moltissimi programmi tv, anche italiani, invitano gli spettatori a interagire sui social network utilizzando un hashtag ufficiale in sovraimpressione. Twitter diventa così il second screen, il secondo schermo dove si commenta «in tempo reale» con amici e sconosciuti la trasmissione. La scena di Sherlock con i messaggi #SherlockLives è una mise en abyme di questo «parlare sopra», un riconoscimento del lavoro dei fan e ovviamente un invito esplicito all’azione: sono spinto a twittare con quell’hashtag aggregandomi ai tantissimi fan che già stanno promuovendo lo show; e girando di timeline in timeline, passando di bocca in bocca, ecco che Sherlock Holmes raccontato ancora una volta ritorna in vita.

Agli albori della televisione, quando gli apparecchi erano pochi e spesso in esercizi pubblici, vedere e allo stesso tempo commentare Mike Bongiorno era una pratica molto diffusa e oggi, nell’era della pay-tv e dei consumi ridotti per le difficili condizioni economiche, la visione collettiva è tornata a diffondersi con i locali che trasmettono le grandi partite di calcio. Il second screen su Twitter non pare quindi un’esperienza strana, soprattutto per alcuni tipi di programmi; discutere con altri di un libro nel momento in cui lo stiamo leggendo va invece contro le idee e le abitudini comuni di lettura. La prima lettura di un libro è tipicamente rappresentata come un’attività privata e intensa, concentrata su di un unico oggetto; o meglio, alcuni ammettono in sottofondo un secondo stimolo in entrata (la musica preferita o la conversazione altrui sopportata in treno), altri richiedono un perfetto silenzio. Nella nostra cultura quando si legge insieme e si commenta brano a brano di solito si è in una situazione codificata di insegnamento, recitazione, culto.

Il sito Wattpad promuove invece una forma spinta di lettura e scrittura social. Una pagina commemorativa dei brillanti risultati ottenuti nel 2013 riassume le qualità «rivoluzionarie» della piattaforma con la frase: Stories are huge, mobile, entertainment, remixed, trending, free, social.[1]

Vediamo, seguendo in dettaglio il comunicato, queste caratteristiche. Le storie sono grandi: «Fino a oggi sono state scritte 30 milioni di storie, che hanno generato miliardi di letture e milioni di commenti», da parte della comunità in rete composta in larga misura da ragazze giovanissime. Le storie sono entertainment, divertimento sociale: l’autore crea l’opera e i lettori rispondono attraverso commenti, copertine, video trailer, colonne sonore. Qui siamo molto vicini alla cultura partecipativa, alla convergenza e alla transmedialità di Jenkins: il racconto non si sviluppa su un unico canale e i lettori non sono consumatori passivi ma collaboratori. Le storie sono pure gratis e senza filtri: puoi leggere liberamente qualsiasi narrazione e puoi scrivere le tue, non ci sono «custodi» (in gergo, gatekeepers) a richiedere un pagamento e controllare l’accesso.

Le storie sono mobile: «Il futuro dei libri è sul tuo telefono. Ciò che si può fare con le storie da oggi cambia forma. Immagina di ricevere un messaggio dal tuo scrittore preferito ogni volta che pubblica un nuovo capitolo. È un modo coinvolgente di leggere». È significativo che il carattere seriale sia dato per scontato, senza meritare neppure una voce a parte: su Wattpad le narrazioni sono «a fascicoli», ideali per una fruizione in un tempo limitato, molto frequente nella lettura su cellulare (l’esempio canonico sono i 15 minuti in metropolitana). Un dato sorprendente rivela inoltre che il 53% degli scrittori della piattaforma ha scritto una storia col proprio smartphone.

Wattpad per molti giovani ridefinisce la lettura e in una certa misura pure la scrittura: queste si compiono ora in mobilità, stando sempre connessi, sempre interagendo con gli altri (tra i quali eventualmente l’autore), commentando non solo le singole opere complete ma i singoli capitoli, anzi i singoli paragrafi dell’opera in divenire. In apertura di libro abbiamo visto come il figlio degli Sdraiati di Michele Serra, una volta dotato di tablet e collegato a internet, diventi il navigatore distratto temuto dagli scettici dell’ebook e della didattica online, per i quali studio, lettura e scrittura sono attività ad altissima concentrazione, da portare avanti senza interruzioni e distrazioni digitali. Agli occhi di questi critici l’utente di Wattpad, con il suo rimbalzare continuo tra stimoli diversi all’interno di quel sito e tra le varie funzioni offerte dall’apparecchio che ne media l’uso, lo smartphone, rappresenterebbe insomma la negazione profonda della cultura.

Potremmo affiancare alla pagina di Serra mille altri luoghi recenti, cominciando dal brano di Franzen citato nel primo capitolo dove si contrappongono il silenzio e la permanenza della carta stampata al chiasso dei «chiacchieroni, twittatori e millantatori» (spero che per compassione gli sia stata risparmiata la notizia che ora le storie si scrivono sullo smartphone). Alcuni anni prima di Serra, Henry Jenkins in Cultura convergente proponeva però lo stesso esempio e vi aggiungeva quello del fan partecipante, cambiandoli di segno ed esaltandoli per il multitasking, per la capacità di fare più cose insieme:

la convergenza dei media influenza le modalità di consumo. Uno studente che fa i compiti a casa può tenere aperte quattro o cinque finestre di lavoro, navigare, ascoltare e scaricare file mp3, chattare con gli amici, scrivere e rispondere alle e-mail e passare rapidamente da un’azione all’altra.

I fan di una popolare serie televisiva possono campionare i dialoghi, riassumere le puntate, organizzare dibattiti, creare originali fan fiction, registrare la propria colonna sonora, girare propri filmati, e magari distribuire tutto questo via Internet.[2]

Qui rischiamo di entrare nel quadro a tinte forti che contrappone apocalittici e integrati digitali, se non proprio nel dibattito a volume altissimo «internet rende stupidi o intelligenti?», dove facilmente si tende a piegare alla propria interpretazione favorita sintomi e casi come quello di Wattpad. Ognuno di noi vive un cambiamento nell’incontro con la rete e il digitale e procede inevitabilmente a tentoni: elabora ipotesi e ad esse si tiene stretto, in un mondo «aumentato» che sta andando avanti veloce. La tecnologia non determina i nostri comportamenti e pensieri ma ci mette ogni giorno davanti a situazioni nuove, a contesti che vent’anni fa non avremmo neppure immaginato possibili e oggi non sappiamo dominare completamente. Con questo non voglio dire che tra il millenarismo di Serra e l’euforia di Jenkins la verità stia in mezzo, ma proprio che le coordinate del campo non sono ancora del tutto note, e paiono cambiare un poco ogni giorno.

Ritorniamo ora all’elenco di Wattpad: le storie sono remixate, termine preso a prestito dalla musica per definire in modo più attraente il carattere derivativo e trasformativo della fan fiction, che all’interno del sito è molto forte sia nella forma di narrazioni basate su Twilight e altri prodotti culturali di grande successo, sia come Real Person Fiction, sia nello spirito di molta narrativa per adolescenti (teen fiction), spesso vicina per sentimenti, personaggi e ambientazioni alla rpf sui gruppi musicali e alla fan fiction su libri e spettacoli come Pretty Little Liars. In Wattpad la fan fiction è quindi diluita in una più generale opera di rielaborazione della cultura di massa, di un mondo dove «l’immaginario è parte della nostra storia, delle nostre vite» e i personaggi famosi, reali e finzionali, «stanno tutti allo stesso livello». Dobbiamo solo aggiornare i nomi dell’elenco di Zerocalcare con Bella di Twilight, Sherlock, il suo interprete Benedict Cumberbatch e gli One Direction. Su e con questi «miti» (s’intenda ora il termine proprio nell’accezione giovanile) si compongono racconti perché sia infine un poco meno vero che «non li possiamo toccare».

Le storie sono anche trending: i nuovi talenti si costruiscono una «piattaforma» di lettori e diventano «scopribili»; grazie alla formidabile massa di letture e interazioni «la nuova generazione di stelle nasce su Wattpad». Il sito è infatti territorio di caccia per agenti editoriali alla ricerca di giovani scrittrici e scrittori che, dopo un’opera diffusa gratuitamente e apprezzata da decine di migliaia di lettori, sono pronti per il lancio commerciale. Il caso più noto è quello di Beth Reeks: debutta con grande successo a quindici anni su Wattpad, firma con Random House un contratto per tre libri e finisce nella lista di Time dei «16 teenager più influenti del 2013».

Le storie sono, infine e prima di tutto, social. Per descrivere questa componente si mostrano delle persone intorno a un fuoco, il mitico luogo di nascita dei miti narrativi, e un’espressione tecnica precisa che le storie «non sono oggetto di transazione. Wattpad dà a scrittori e lettori un collegamento diretto tra loro, e le storie diventano un perno per le conversazioni e le condivisioni». Non sono transazioni in primo luogo perché non c’è scambio di denaro e tutto il sistema è fondato sull’opera volontaria di scrittori/lettori.

I profitti per l’azienda derivano oggi dalla pubblicità e dall’associazione con marchi che hanno compreso quanto sia economicamente interessante un sito utilizzato da milioni di giovani consumatori molto attivi e aggiornati (band per adolescenti lanciano la loro «fan fiction ufficiale» su Wattpad). Al pari di Kindle Worlds e in forma ancora diversa, Wattpad è un luogo di contraddizioni: è gestito da una start-up che opera a fine di lucro in un sistema che non vende direttamente prodotti e si fonda sul lavoro gratuito digitale. Giovani autori scrivono e regalano le loro storie, per bisogno d’espressione, desiderio di condivisione e/o speranza di diventare «scopribili»; i lettori, legati dall’appartenenza generazionale e dalla passione per i miti della cultura di massa, a propria volta forniscono senza compenso la propria opera in varie forme (e non vi sono barriere per il passaggio da lettore ad autore). In questa struttura «liberalizzata» all’estremo, l’intelligenza sociale in alcuni punti si coagula attorno a un nome, generando potenziale valore commerciale per il singolo autore che emerge, e viene sfruttata nel suo complesso dall’azienda Wattpad, che non vende narrazioni e servizi agli utenti, ma riesce ugualmente a monetizzarne le informazioni fornite e il contenuto digitale creato gratis.


 

2. Henry Jenkins, Cultura convergente, Apogeo, Milano 2007, pp. xxxix-xl.

© Alessandro Gazoia, 2014 – minimum fax, 2014. Tutti i diritti riservati.

(continua in libreria)

Tags:
come finisce il librominimum faxalessandro gazoiajumpinsharkeditoria digitale
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