Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Esteri » Sánchez, il rivale Feijóo conta fino a 7: la maggioranza impossibile che può cambiare la Spagna

Sánchez, il rivale Feijóo conta fino a 7: la maggioranza impossibile che può cambiare la Spagna

Il leader del Partido Popular vuole trasformare la crisi parlamentare dopo i fatti di Ceuta in un’operazione per la Moncloa. Ma per riuscirci deve convincere sette deputati a cambiare fronte

Sánchez, il rivale Feijóo conta fino a 7: la maggioranza impossibile che può cambiare la Spagna

Feijóo stringe il cerchio su Sánchez: il PP cerca i voti di Junts per costruire la maggioranza della sfiducia

Alberto Núñez Feijóo sembra aver cambiato strategia. Non aspettare che Pedro Sánchez si logori, ma costruire in Parlamento i numeri per sostituirlo. La crisi migratoria di Ceuta può diventare il primo banco di prova dell’operazione. La riforma della legge sull’immigrazione che il Partido Popular vuole portare al Congresso a settembre serve certamente a modificare le norme sui respingimenti, ma politicamente può servire soprattutto a qualcosa di più ambizioso: costringere Junts a scegliere da che parte stare e verificare se esiste già una maggioranza alternativa al governo socialista. Feijóo vuole estendere espressamente il “rechazo en frontera” agli ingressi irregolari attraverso la frontiera marittima di Ceuta e Melilla. Ma il dato decisivo non è tanto la norma. Sono i voti.

Il PP dispone di 137 deputati. Vox ne ha 32. Insieme fanno 169. Con UPN e Coalición Canaria si arriva a 171. Ed è qui che entrano in scena i sette parlamentari di Junts: aggiungendoli si arriverebbe a quota 178, due voti oltre la maggioranza assoluta necessaria per mandare a casa Sánchez attraverso una mozione di censura costruttiva. È questa aritmetica che spiega perché Feijóo guardi oggi con tanta attenzione al partito di Carles Puigdemont. PP e Junts non devono necessariamente firmare un patto di governo: sarebbe prematuro e politicamente difficilissimo. A Feijóo può bastare, almeno all’inizio, costruire maggioranze successive contro Sánchez. Prima l’immigrazione, poi altri provvedimenti sui quali Junts possa convergere con il centrodestra. Se il Governo venisse battuto più volte, la domanda sarebbe inevitabile: se esistono 176 deputati contro Sánchez, perché non usarli anche per sostituirlo?

Leggi anche: Roma-Madrid, lo stop a Schengen è un boomerang. Sanchez rilancia: “Controlli alle frontiere fino al 7 settembre”. Cosa cambia per gli italiani in Spagna

Il progetto

Il progetto di Feijóo si muove dunque su due piani: logorare Sánchez, mostrando che non controlla più stabilmente il Congresso, e poi trasformare quella maggioranza negativa in una maggioranza di governo. È qui che la partita diventa esplosiva. In Spagna la mozione di censura è costruttiva: servono almeno 35 deputati per presentarla, deve indicare un candidato alternativo e richiede 176 voti per essere approvata. Se passa, il candidato viene automaticamente investito della fiducia del Congresso. Feijóo può quindi depositarla quando vuole; il problema è avere la certezza di vincerla. Una sconfitta rafforzerebbe Sánchez e, inoltre, i firmatari non potrebbero presentarne un’altra nello stesso periodo di sessione. Per questo il PP non vuole bruciare la carta: settembre può servire a contare i voti, ottobre eventualmente a utilizzarli.

La legge sull’immigrazione diventa così una sorta di prova generale della sfiducia. Se Junts votasse insieme a PP e Vox su una delle questioni politicamente più sensibili della legislatura, nel Congresso apparirebbe materialmente quella maggioranza alternativa che finora è esistita soprattutto sulla carta. Naturalmente resta un ostacolo enorme: Puigdemont. Junts non ha alcun interesse a consegnarsi gratuitamente a Feijóo. La sua forza nasce precisamente dall’essere indispensabile. Può minacciare Sánchez di farlo cadere per ottenere nuove concessioni e contemporaneamente far capire al PP che senza i suoi sette voti non esiste alcuna strada sicura per la Moncloa. È un gioco di prezzo e di potere.

Per anni Feijóo ha accusato Sánchez di avere consegnato la governabilità della Spagna agli indipendentisti catalani. Ora rischia di scoprire che per spodestare Sánchez deve passare dalla stessa porta. Ma anche Junts dovrebbe pagare un prezzo enorme: votare una mozione di censura significherebbe assumersi pubblicamente la responsabilità di far diventare Feijóo presidente con i voti determinanti anche di Vox. È molto diverso dall’approvare insieme una riforma dell’immigrazione o mettere in minoranza il Governo su un singolo provvedimento. È per questo che Feijóo deve procedere gradualmente. Il suo obiettivo immediato potrebbe non essere ottenere da Puigdemont un sì alla sfiducia, ma rendere politicamente normale ciò che fino a ieri appariva impossibile: vedere PP, Vox e Junts votare dalla stessa parte contro Sánchez. E Feijóo può contare su un’altra circostanza: Sánchez entra nell’autunno probabilmente nel momento di maggiore vulnerabilità della legislatura.

La crisi di Ceuta

Alla fragilità parlamentare si è aggiunta la crisi di Ceuta e, adesso, anche un duro scontro diplomatico con l’Italia. Dopo l’ondata migratoria nell’enclave spagnola, il Governo Meloni ha introdotto controlli temporanei per gli arrivi dalla Spagna; Madrid ha reagito imponendo controlli reciproci sui viaggiatori provenienti dall’Italia.  Anche questa crisi rischia di avere una ricaduta interna sulla partita parlamentare spagnola. La polemica con Roma mantiene così l’immigrazione al centro del dibattito e offre al PP un terreno favorevole per il voto di settembre. E il premier ha anche un altro problema: il peso delle vicende giudiziarie che circondano il PSOE e persone a lui molto vicine.

Va precisato che Sánchez non risulta personalmente imputato nelle inchieste attualmente note. Ma la pressione politica è pesantissima. L’ex ministro José Luis Ábalos è stato condannato nell’inchiesta sulle mascherine; l’ex segretario organizzativo socialista Santos Cerdán è coinvolto in un procedimento per corruzione e traffico di influenze; altre indagini riguardano la moglie del premier Begoña Gómez e il fratello David Sánchez. Per Feijóo questi dossier diventano parti dello stesso racconto: un Governo debole numericamente, assediato politicamente e giudiziariamente, incapace di approvare stabilmente la propria agenda e ora messo sotto pressione anche dalla gestione dell’immigrazione. Non a caso il Congresso ha già approvato a giugno una mozione del PP che parlava apertamente di una situazione di «estrema debolezza» del Governo. 

È su questa debolezza che il leader popolare vuole costruire l’operazione d’autunno. La difficoltà maggiore resta tenere insieme soggetti quasi incompatibili: Vox e Junts hanno idee opposte sulla Catalogna, sulle autonomie e sull’assetto territoriale dello Stato. Ma Feijóo non ha bisogno, almeno inizialmente, di costruire una coalizione omogenea. Gli basta costruire una coalizione aritmetica con un obiettivo comune: chiudere la stagione Sánchez. È questo probabilmente il vero esperimento politico che comincerà a settembre. Il voto sull’immigrazione dirà se Junts è ancora un alleato esterno della Moncloa oppure è diventato definitivamente un soggetto libero di costruire maggioranze contro il Governo. Se i sette parlamentari di Puigdemont dovessero schierarsi con PP, Vox, UPN e Coalición Canaria, quota 178 smetterebbe di essere un calcolo teorico. Diventerebbe un precedente parlamentare. E a quel punto Feijóo potrebbe alzare ulteriormente la pressione: chiedere elezioni anticipate, mettere Sánchez davanti alla perdita della maggioranza oppure, se riuscisse a ottenere sufficienti garanzie da Junts, giocare la carta definitiva della mozione di censura.

Puigdemont rimane l’uomo che possiede la chiave. Può continuare a utilizzare i propri sette voti per strappare concessioni alla Moncloa oppure decidere che Sánchez non è più utile e aprire davvero il dopo-Sánchez. Il paradosso sarebbe perfetto. Gli stessi indipendentisti che nel 2023 permisero a Sánchez di restare presidente potrebbero diventare, tre anni dopo, quelli che consentono a Feijóo di spodestarlo. La crisi di Ceuta, quindi, non è più soltanto una battaglia sull’immigrazione. Può diventare il primo voto di una strategia molto più grande. Feijóo non ha ancora i sette sì di Junts per la sfiducia. Ma sta lavorando perché a settembre quei sette deputati comincino almeno a votare con lui. Ed è da lì che potrebbe partire la vera operazione per conquistare la Moncloa.

LEGGI LE NEWS DI ESTERI