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IL NUOVO ROMANZO/ Francesco Piccolo, dai momenti di trascurabile felicità alla scoperta del piacere di perdere (non il premio Strega...)


C'è grande attesa per il nuovo romanzo di Francesco Piccolo, "Il desiderio di essere come TUTTI", un "racconto di formazione individuale e collettiva", in cui molto spazio viene dedicato agli alti e (soprattutto) ai bassi nella storia della sinistra italiana. Senza dimenticare che, come Affaritaliani.it ha scritto per primo il 7 marzo scorso, lo sceneggiatore di Nanni Moretti e l'autore dei programmi di Fabio Fazio, con questo libro potrebbe essere candidato al Premio Strega 2014... (pubblicato il 28 ottobre 2013)

L'ARCHIVIO

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di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Francesco Piccolo, il suo nuovo romanzo è (anche) l'autobiografia politica di un uomo che ha scoperto, e accettato, il piacere della sconfitta?
"Il realtà il protagonista del libro cerca di ribellarsi, a questo piacere.  E nonostante l'io narrante - che mi somiglia moltissimo... -  abbia l'istinto alla sconfitta, spera di superarla. L'età della maturità, del resto, è quella in cui, sia sul piano privato sia su quello pubblico, bisogna prendersi tutte le responsabilità. E per restare alla politica, ciò significa vincere e governare".

E veniamo alla politica: ne "Il desiderio di essere come TUTTI" fa i conti con gli alti e (soprattutto) i bassi della sinistra italiana, a partire dagli anni '70. Partiamo dall'attualità: che cosa pensa dell'ascesa di Matteo Renzi, che ha conquistato anche numerosi intellettuali, e che in più occasioni ha auspicato un Pd che non abbia più paura di vincere? Stando a quello che ha appena dichiarato, Renzi le dovrebbe piacere...
"E' vero che Renzi sta conquistando tanti intellettuali, ma allo stesso tempo sta anche perdendo il sostegno di tantissimi italiani di sinistra, per il solo fatto che si sono resi conto che potrebbe vincere davvero...".

Che fa, provoca?
"No, dico la verità!".

Ma lei lo voterà Renzi alle Primarie?
"Premesso che sono dalla parte di Renzi sin dal discorso, bellissimo, che ha fatto dopo la sconfitta alle Primarie dell'anno scorso, come spiego anche nel libro non credo alle Primarie - che creano solo divisione e che sono uno di quei momenti in cui quelli di sinistra si sentono, sbagliando, migliori e speciali... - e quindi non andrò a votare neppure questa volta".

Il suo nuovo libro si divide in due parti: l'io narrante protagonista passa dalla "vita pura", che si conclude con la morte di Berlinguer, alla "vita impura", che inizia con la discesa in campo di Berlusconi. A ormai quasi vent'anni da quel fatidico '94, la sua esistenza è ancora così condizionata dalla politica?
"La mia vita è stata, è e sarà sempre condizionata dalla politica. Il senso del libro è raccontare il legame indissolubile e virtuoso tra gli eventi pubblici e quelli privati. Sono totalmente contrario al distacco dalla politica, nonostante le delusioni che può provocare".

Ma ha mai pensato di candidarsi? Tanti suoi colleghi hanno provato l'avventura politica...
"A queste domande non si dovrebbe rispondere... perché se poi per caso tra 15 anni cambiassi idea... Comunque no, al momento non ho alcuna intenzione di fare politica. Come cerco di raccontare nel libro, il ruolo di un intellettuale è avere uno sguardo esterno rispetto alla vita pubblica. Ovviamente rispetto i miei colleghi scrittori che scelgono di fare attivamente politica, ma il mio desiderio, per ora, è raccontarla da fuori".

Da elettore di sinistra il suo principale rimpianto è aver votato Bertinotti, che poi fece cadere il Governo Prodi?
"Non so se sia il principale... sicuramente quello è stato un momento decisivo per l'avvento del ventennio berlusconiano. Anch'io, avendo votato Bertinotti, a posteriori mi sono sentito responsabile".

Il suo ultimo libro è ricco di citazioni, letterarie e cinematografiche. C'è spazio anche per "Il Caimano", il film diretto da Nanni Moretti che lei ha sceneggiato con  Federica Pontremoli.  Lei scrive: "All’improvviso la mia vita si è riempita comple­tamente di Silvio Berlusconi...". Si sarebbe mai aspettato che 7 anni dopo l'uscita del "Caimano", l'ex premier sarebbe stato ancora al centro della scena politica?
"Non ho mai pensato che l'uscita dalla politica di Berlusconi fosse imminente. Solo una sconfitta elettorale, che non si è ancora verificata, lo farà uscire definitivamente di scena".

Nelle ultime pagine del romanzo scrive: "Sono nato con l’istintivo desiderio di essere come tutti, però poi ci ho messo una vita intera a individuare con piú precisione e consapevolezza questo desiderio, a concepire l’impuro come un modo di stare al mondo...". Proprio come per "Momenti di trascurabile felicità", anche nel caso di un romanzo di formazione come "Il desiderio di essere come TUTTI" lei "costringe" a una lettura ineluttabilmente empatica... Quando scrive, come si pone nei confronti di chi leggerà i suoi testi?
"Ormai ho imparato che i miei libri possono avere un rapporto empatico con i lettori. Paradossalmente quest'empatia è andata crescendo quanto più i miei libri hanno svelato verità sempre più difficili da sopportare... Come Parise, uno dei miei punti di riferimento, sono convinto che la scrittura debba essere piacevole da leggere. E mi rendo sempre più conto che il mio modo di raccontare può coinvolgere il lettore: è una sensazione che mi rassicura e mi fa compagnia mentre scrivo".

Altri due elementi decisivi nella sua scrittura sono l'approccio auto-ironico e l'uso della prima persona...
"Si tratta di due elementi ormai imprescindibili. La volontà autobiografica, in particolare, mi rende più responsabile e spietato. E' giusto che l'io-narrante si carichi sulle spalle lo scrittore".

Quando sente la definizione "auto-fiction" anche in riferimento ai suoi libri, come reagisce?
"Quando mi dicono che la mia è 'auto-fiction', capisco perché lo fanno ma, sinceramente, non ho un'idea precisa di cosa sia... Scrivo dei libri in cui l'io narrante spesso si chiama Francesco Piccolo, è vero. Ma al di là del fatto che giochi a fingermi ignorante sull'argomento, credo ci sia qualcosa di impreciso in questa definizione. Di sicuro, è un modo di scrivere i libri, che non è per forza migliore di altri. E mi trovo d'accordo con quanto argomentato da Walter Siti nel saggio 'Il realismo è l'impossibile' (Nottetempo)".

E' da mesi che si parla di una possibile candidatura del suo nuovo romanzo al premio Strega (Affaritaliani.it lo ha scritto per primo  già il 7 marzo scorso, ndr): le farebbe piacere se due Amici della Domenica decidessero di candidare "Il desiderio di essere come TUTTI", vero?
"Lo Strega mi ha sempre divertito, e in passato ci sono già stato volentieri anche da candidato (con Allegro Occidentale, ndr). Il mio atteggiamento, quindi, non è per nulla snobistico. E in generale, pur non ritenendo che i premi siano decisivi nella vita di uno scrittore, mi piacciono tantissimo... E mi piace vincerli, anche se spesso non hanno un valore oggettivo...".

Premesso tutto questo, sarebbe felice se arrivasse la candidatura allo Strega?
"Certo. Ma prima, e qui sono serio, è giusto aspettare di vedere come sarà accolto questo libro: perché lo Strega non è un premio alla carriera, ma un premio al libro... e a dirla tutta, non sarebbe male anche cominciare a vincere pure i premi alla carriera!".

Torniamo seri, e proviamo a chiudere facendola rispondere a una domanda impossibile: cosa può anticipare sulla trama del nuovo film di Moretti, a cui sta lavorando...
"Stavolta sono serissimo: ovviamente nulla. Anche questa volta devo rispettare il segreto!".

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