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In Italia non si fa che parlare di vendite in calo e di librerie che chiudono (o che stanno per farlo). Non che all’estero le cose vadano meglio: anche in Francia, nonostante il ministro della Cultura e delle Comunicazioni Aurélie Filippetti abbia prima confermato i fondi a sostegno delle librerie indipendenti e, di recente, abbia varato un provvedimento, subito definito “anti-Amazon”, per difenderle dagli operatori online, come ha raccontato ad Affaritaliani.it Teresa Cremisi (già direttore editoriale di Gallimard, e attuale numero uno di Flammarion) , nei prossimi anni il numero di librerie è “destinato a scendere”.
“OPEN”, NON SOLO LIBRERIA – Ma torniamo al nostro Paese, dove in questo contesto l’apertura di un nuovo spazio dedicato (anche) ai libri finisce per diventare una notizia: il 20 novembre prossimo, infatti, a Milano, in viale Montenero n.6 (al primo piano), verrà inagurata “Open”, “la prima libreria che ti offrirà molto di più di un libro”. Stiamo parlando uno spazio di 1000 mq, in cui si potranno comprare libri cartacei (ce ne saranno 6mila a disposizione) e digitali, oppure si potrà leggerli comodamente sui divani (80 i posti a sedere). Per chi preferisce gli e-book, in particolare, sono a disposizione numerosi tablet e un “libraio digitale”. Inoltre, “Open” conterrà un tavolo di 20 metri “per mangiare, leggere, pensare in libertà e un’area di co-working (30 postazioni) per progettare e condividere, senza dimenticare le tre meeting room (da 6 a 50 posti). Tutto ciò in una “logica di contaminazione“. E non è finita: si potrà anche partecipare a dei workshop, “dal corso che insegna come creare un libro interattivo, al laboratorio di presentazione di applicazioni per bambini, a quello che spiega come legare una passione sportiva a una causa benefica”.
PARLA IL FONDATORE – Ma come nasce il progetto? E come si sostiene? L’ideatore, Giorgio Fipaldini, che sta raccogliendo contributi economici attraverso il sito Eppela.com, ne parla in anteprima con Affaritaliani.it: “L’idea è nata 4 anni fa a Rimini, dopo un incontro tra editori e librai preoccupati dalla rivoluzione digitale in arrivo… So bene che il settore non vive una fase facile, ma dobbiamo essere tutti consapevoli che i paradigmi sono cambiati, e che riesce a resistere, e a crescere, solo chi sa andare incontro alle esigenze di chi ama leggere, e che sempre più spesso lo fa attraverso gli e-reader”. Fipaldini sa cosa vuole: “‘Open’ proverà a venire incontro alle nuove esigenze dei lettori”. Quindi il manager ci parla con entusiasmo dei suoi soci: “Sono un professionista della comunicazione, e mi sono occupato di digitale e app. Ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste. Mi sono imbattuto in Fabrizio Cosi, che ha messo in discussione la carriera per avventurarsi nel no profit, e che era in contatto con Piergiorgio Mancone, un avvocato, che in una delle sue start-up ha conosciuto Carla Parisi…”. I quattro fondatori credono “nel valore della diversità e nella ricchezza dell’intelligenza collaborativa“, e chiedono “un contributo per sostenere parte dei costi per avviare questo progetto”.
NON SARA’ UN LUOGO “LIBROCENTRICO” – In viale Montenero mettono a disposizione anche un’area bar per gli aperitivi (dove si potrà partecipare a eventi “Meet, Talk & Drink”). A poche settimane dall’apertura, sempre a Milano, della nuova Feltrinelli RED (con all’interno un ristorante), ecco quindi un’altra realtà che oltre ai libri offre la possibilità di incontrarsi a colazione, a pranzo o per un aperitivo. E’ questo il presente-futuro delle librerie? Giorgio Fipaldini ha le idee chiare: “Con ‘Open’ intendiamo ribaltare le proporzioni: il nostro non sarà un luogo ‘librocentrico’. Chi verrà da noi dovrà sentirsi a proprio agio, come a casa. Al centro, quindi, non ci saranno (solo) i libri, ma le persone“.
IL MODELLO ITALO-LONDINESE – Ma a quale modello si ispira “Open”? “Sergio Dogliani, un italiano, a Londra ha dato vita a Idea Store, un sistema di centri polivalenti aperti 7 giorni su 7, che ha rivoluzionato il concetto stesso di biblioteca. Noi vorremmo fare lo stesso con le librerie”.
IL TARGET – “Open” (che sarà aperto 7 giorni su 7, fino alle 22) a quale target si rivolge? “A un pubblico trasversale – ci risponde Fipaldini – anche se siamo consapevoli che raggiungerci non è facilissimo. C’è da attraversare un vialetto e salire al primo piano. Ma lo sforzo vale la pena. Del resto la nostra non può certo essere un’esperienza mordi e fuggi. Chiediamo tempo e passione per i libri, ma siamo pronti a offrire tanto”.
IL MODELLO DI BUSINESS – Il fondatore di “Open”, inoltre, è consapevole che il modello di business non si può basare solo sulle vendite dei libri, che rappresenteranno “circa il 25% del nostro fatturato. Il resto arriverà dai corsi, dall’area-food e dagli altri servizi offerti”. Oltre ai 4 soci fondatori, nel nuovo spazio in viale Montenero lavoreranno “una decina di persone”. Aggiunge Fipaldini: “Contiamo di andare a break even entro il secondo anno”. L’altro obiettivo è “arrivare a 100mila visitatori l’anno… un 40% deve diventare un nostro cliente affezionato”.
IN FUTURO IL MODELLO VERRA’ ESPORTATO ALL’ESTERO? – Ma perché non lanciare un’idea così innovativa direttamente all’estero? “Lo ammetto, in tanti mi hanno consigliato di partire da un’altra città europea. Ma ho 43 anni, e sono orgoglioso di lanciare ‘Open’ a Milano. Per esportare all’estero il format ci sarà tempo…”.

