Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Il direttore di "Più libri più liberi": “Non posso escludere gli editori a pagamento dalla fiera. Ma..."

IL CASO/ A Roma si è appena chiusa la 12esima edizione di “Più Libri Più Liberi”. Il direttore della fiera della piccola e media editoria Fabio Del Giudice con Affaritaliani.it fa un bilancio della manifestazione. E chiarisce la sua posizione sulla discussa presenza tra gli stand di editori a pagamento e/o “a doppio binario”: "Ci è vietato da precise norme fare selezioni di tipo 'qualitativo' tra gli editori che chiedono di partecipare alla fiera. In ogni caso, però, parlare di eventuali selezioni in ambito culturale mi fa tornare alla mente periodi tristi della nostra storia...". Ma al di là delle leggi, il direttore di "Più libri" che posizione ha sull'editoria a pagamento? "Chiedere soldi a un autore è una pratica amorale. Il lavoro dell'editore è investire in un progetto culturale. Malgrado sia noto che i libri a pagamento poi non vengono promossi e distribuiti, continuano però a essere in molti a decidere, 'stupidamente', di pagare per vedersi pubblicato il proprio manoscritto, e per vedere sulla copertina anche il marchio di un editore più o meno conosciuto..."

Del Giudice parla inoltre delle incertezze sul futuro della manifestazione a seguito del taglio dei contributi pubblici: "Auspico che nella prossima edizione il contributo pubblico cresca e che, soprattutto, arrivi per tempo. Perché, per far crescere ulteriormente la manifestazione come ci chiedono in tanti, abbiamo bisogno di programmare con anticipo ogni aspetto di 'Più libri'..." - L'INTERVISTA E LO SPECIALE SULLA FIERA, CON INTERVISTE E DATI...

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Si è appena conclusa la 12esima edizione di “Più Libri Più Liberi”. In un contesto estremamente difficile per il mercato librario (basta scorrere i dati presentati dall’Aie nei giorni scorsi - vedi box a destra, ndr), la fiera della piccola e media editoria di Roma (che ha dovuto fare i conti con un notevole taglio dei contributi pubblici (quest'anno pari a circa 500mila euro, mentre tre anni arrivarono circa 200mila euro in più...) ha comunque fatto registrare presenze di pubblico in linea con gli anni precedenti (gli organizzatori parlano con soddisfazione di “oltre 54 mila” presenze).

ALLA VIGILIA: “BASTA EDITORI A PAGAMENTO ALLE FIERE DEL LIBRO” - Alla vigilia dell'edizione 2013, però, ha fatto discutere l’intervento di Carolina Cutolo apparso sul sito Scrittori in causa, dal titolo inequivocabile: “Basta editori a pagamento alle fiere del libro”. Non è certo la prima volta che si apre una polemica su questo tema. Del resto, nonostante la crescita del self-publishing (digitale e non solo), nell'Italia in cui in tantissimi hanno un manoscritto nel cassetto e sognano di pubblicarlo, l'editoria a pagamento va in controtendenza e sembra proprio non fa registrare flessioni...

FabioDelGiudice
 

PARLA DEL GIUDICE - Affaritaliani.it a Roma ha incontrato il direttore di “Più libri”, Fabio Del Giudice, per parlare del presente e del futuro (ancora incerto) della manifestazione e, soprattuto, per chiarire una volta per tutte la posizione della fiera su un tema sentito tra gli addetti ai lavori, come appunto la presenza di editori a pagamento anche alla fiera romana. L'accusa che viene rivolta agli organizzatori, da qualche anno ormai, è infatti chiarissima: tra gli stand di “Più libri” si trovano anche marchi a pagamento o “a doppio binario” (che, cioè, in alcuni casi pubblicano a proprie spese, e in altri chiedono contributi agli autori). Caterina Cutolo, nel suo intervento, propone “una strategia concreta per contrastare finalmente l'editoria a pagamento”, che consisterebbe nel "cominciare a escludere dalle fiere del libro tutti gli editori che chiedono contributi agli autori e mettono sulle loro spalle il rischio d'impresa sotto qualunque forma (contributi in denaro, impegno contrattuale all'acquisto di copie, pagamento delle royalty solo dopo un certo numero di copie vendute, ecc)".

“ECCO PERCHE' NON POSSIAMO ESCLUDERE GLI EDITORI A PAGAMENTO DALLA FIERA...” - Del Giudice, dirigente Aie, ci interrompe subito per fare una premessa: “In Italia ogni fiera è dedicata a uno specifico ambito merceologico e, di volta in volta, la Regione di turno dà o meno l'autorizzazione a portare avanti il singolo progetto. Una volta ottenuta l'autorizzazione, gli organizzatori devono rispettare delle norme stringenti. Una di queste impedisce di escludere aziende che appartengano a quel determinato settore merceologico". Dunque, direttore, sta dicendo che per legge non può escludere da 'Più libri' editori a pagamento e/o "a doppio binario"? "Esattamente", ci risponde il direttore di "Più libri". Che precisa: "Una fiera è un'attività commerciale. Si può scegliere il tipo di prodotto protagonista della manifestazione - in questo caso i libri pubblicati da editori indipendenti che rientrino in un certo fatturato -, non le aziende che devono partecipare". Quindi a "Più libri" non fate (o meglio, non potete fare) selezioni di tipo "qualitativo"? "Ci è vietato. E non siamo gli unici, naturalmente, a dover rispettare queste norme".

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"SI' AL PLURALISMO TRA GLI EDITORI" - Al di là delle leggi, però, Fabio Del Giudice ci tiene a esprimere una posizione che, probabilmente, farà storcere il naso a molti: "Parlare di eventuali selezioni in ambito culturale mi fa tornare alla mente periodi tristi della nostra storia. Dirò di più, mi fa venire l'orticaria...". Il direttore di "Più libri" argomenta: "Per il sottoscritto è motivo di vanto che alla fiera che dirigo prendano parte editori molto diversi tra loro, con idee politiche - e non solo - lontane tra loro. Credo nel valore del pluralismo. Quest'anno abbiamo ospitato 374 editori. Ogni anno ci sono degli avvicendamenti, e in tanti ci chiedono di entrare. Solo nel 2013, 15 editori hanno rinunciato alla partecipazione. La crisi ha giocato un ruolo importante, in tanti hanno chiuso. E questo è un tema che mi preoccupato molto di più".

“L’EDITORIA A PAGAMENTO E’ AMORALE, MA...” - A questo punto, va aperta una parentesi: il presidente dell’Aie Marco Polillo in passato si è detto “contrarissimo” all'editoria a pagamento, e ha definito “stampatori” gli editori che chiedono contributi agli autori: al di là delle norme, qual è la posizione di Del Giudice sugli editori a pagamento? La risposta del direttore non si discosta troppo da quella di Polillo: "Chiedere soldi a un autore per pubblicare un libro è una pratica amorale. Il lavoro dell'editore è investire in un progetto culturale. Malgrado sia noto che i libri a pagamento poi non vengono promossi e distribuiti, continuano però a essere in molti a decidere, 'stupidamente', di pagare per vedersi pubblicato il proprio manoscritto, e per vedere sulla copertina, oltre al proprio nome e al titolo, anche il marchio di un editore più o meno conosciuto". Del Giudice fa un esempio che lo riguarda da molto vicino: "Una persona che conosco bene ha scelto, commettendo uno stupido errore, di pubblicare a pagamento. Ho provato a spiegargli che il libro non sarebbe stato promosso e distribuito, ma non c'è stato niente da fare. Purtroppo, nel 90% dei casi chi sceglie di pubblicare a pagamento non cambia idea dopo che gli viene spiegato chiaramente il meccanismo alla base...".

“NO ALLA SELEZIONE ‘QUALITATIVA’…” - Questa volta interrompiamo noi Del Giudice: se questa è la sua posizione sull'editoria a pagamento, non la mette a disagio il fatto che alla Fiera che dirige ci siano anche stand di editori che chiedono contributi agli autori? "Assolutamente no. La selezione viene fatta solo in base all'ordine d'arrivo delle domande e al rispetto dei criteri legati al fatturato dei singoli marchi. Sono contrario, ripeto, a qualsiasi selezione di tipo qualitativo. Dirò di più: immaginare che sedicenti 'censori culturali' pretendano che sia fatta una selezione a monte su chi può avere uno stand e chi no mi trova in totale disaccordo". Quindi, sta dicendo che anche se venissero modificate le norme, lei continuerebbe a non fare selezioni qualitative che escludano gli editori a pagamento da "Più libri"? "Sì. Anche perché assumersi la responsabilità di stilare liste di editori a pagamento o 'a doppio binario' è pericoloso. Si rischiano di commettere gravi errori... E poi, chi mi garantisce sull'attendibilità di queste liste?".

SUL FUTURO INCERTO DELLA FIERA - E' il momento di aprire un altro capitolo delicato: quello relativo alle ombre sul futuro di "Più libri più liberi". Ma Del Giudice, prima di parlare dell'edizione 2014, ci tiene a rivendicare i risultati dell'edizione che si appena conclusa: "Siamo soddisfatti, sia in termini di presenze, sia in relazione alla qualità degli incontri, sia per la visibilità sui media. La nostra fiera ha sempre valorizzato l'editoria indipendente, ha una connotazione chiara e finora non ha mai tradito il suo obiettivo". Per organizzare "Più libri 2013" sono serviti 1.300.000 euro. Il direttore ci spiega che dagli ingressi arrivano "circa 45mila euro. E altri 400mila circa entrano in cassa dall'affitto degli stand e delle sale da parte degli editori". Più della metà dei costi complessivi, dunque, sono coperti dai contributi pubblici e dagli sponsor privati. Fatta questa premessa, direttore, può annunciare con certezza che l'edizione 2014, dal 4 all’8 dicembre, si farà? "In questi anni molte manifestazioni letterarie si sono interrotte. Fare previsioni in questo ambito è quindi particolarmente difficile. Noi continueremo a lottare per il futuro di 'Più libri' fino a quando gli editori indipendenti ci chiederanno di farlo. Siamo al loro servizio. 'Più libri' è una fiera di servizio. Quest'anno ho notato più attenzione da parte dei partner istituzionali rispetto alle edizioni precedenti, e questo mi rassicura. Auspico che nella prossima edizione il contributo pubblico cresca e che, soprattutto, arrivi per tempo. Perché, per far crescere ulteriormente la manifestazione come ci chiedono in tanti, abbiamo bisogno di programmare con anticipo ogni aspetto di 'Più libri'...".

LA SEDE - Infine chiediamo a Del Giudice se la location - il Palazzo dei Congressi dell'Eur -, non comincia a stare un po' stretta a "Più libri": "Forse sì, ma anche se può sembrare assurdo, a Roma non esiste uno spazio più adatto a una manifestazione di questo tipo. Questo può tranquillizzare gli amici del Salone di Torino. Anche se volessimo, non potremmo allargarci...".

 


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