Infiltrato nel bunker di Amazon. Il libro choc sulla nuova giungla

ESCLUSIVO. Jean-Baptiste Malet, autore del libro “En Amazonie”, sceglie Affaritaliani.it per raccontare la sua storia all'interno del magazzino francese del più grande negozio on line del mondo. “Svolgevo esclusivamente i turni di notte. Cominciavo alle 21 e 30 e il mio lavoro terminava alle 4 e 50. Ufficialmente, secondo l’agenzia interinale, camminavo più di 20 km a turno”... “La pressione è tale che numerosi lavoratori soffrono di mal di schiena e di depressione”

"Gli operai non hanno accesso a nessun luogo che non gli competa, tutto è registrato tramite l'uso di badge di identificazione. Amazon non vuole che qualcuno possa raccontare quello che succede all'interno della fabbrica, che si possa descrivere il suo modello di gestione". Nella scena finale del libro operai e dirigenti che festeggiano la fine del turno sembrano dei dannati in un girone infernale: “Il mio lavoro di giornalista è quello di descrivere il mondo, di descrivere la sofferenza della gente, non per voyeurismo o sensazionalismo, ma per prenderne coscienza”. Ma il volume è in vendita in rete. LA GALLERY

di Patrizio J. Macci

Un lavoratore ogni notte percorre a piedi durante il suo turno, una distanza pari a quella dalla Piramide Cestia al Pontile di Ostia Lido, più di venti chilometri. Succede a chi lavora in Amazon il negozio nato originariamente per consegnare libri da una geniale intuizione di Jeff Bezos, ora diventato un formidabile vettore che recapita qualsiasi tipo di merce in ogni parte del mondo. Non solo libri, ma anche dvd, apparecchiature elettroniche, utensili, capi di abbigliamento, cibo.
Il giornalista francese Jean-Baptiste Malet è a Roma, alla Fiera della piccola e media editoria, per presentare il libro-choc nel quale racconta la sua esperienza di "infiltrato"-lavoratore interinale all'interno di un magazzino francese dell'azienda per circa un mese. Muovendosi su una superficie grande come cinque campi di calcio, un operaio deve impacchettare migliaia di prodotti ogni notte, oppure percorrere una distanza di venti chilometri per sistemare i prodotti negli scaffali rimanendo sempre sotto il controllo dei suoi superiori. Il tutto in un regime di riservatezza che fa somigliare il magazzino a una base militare di massima segretezza piuttosto che a un deposito di merci: reticolati, sorveglianti ogni pochi metri e automobili che devono essere parcheggiate tutte alla stessa maniera pena la rimozione immediata. Il titolo del libro "En Amazonie" (Kogoi edizioni) in lingua italiana ha un suono sinistro, sembra voler dire: "benvenuti nella giungla del lavoro".

Lei si è infiltrato in Francia per un mese all'interno di un magazzino logistico del più grande negozio on line del mondo, Amazon, che aveva un'estensione pari a cinque campi di calcio. Durante il turno di notte per un totale di quarantadue ore settimanali ha sfrecciato tra gli scaffali prelevando libri, dvd, apparecchi elettronici, gadget. La descrizione dello sforzo fisico da lei raccontato è ai limiti della sopportazione fisica: un operaio arriva a percorrere  a piedi più di venti chilometri ogni notte e a sollevare e impacchettare merci per centinaia di chilogrammi. Quanti anni aveva esattamente quando ha sostenuto la prova, si è allenato fisicamente per questa esperienza?


"Era nel 2012, avevo 25 anni. Non ero particolarmente preparato fisicamente, però ho un fisico atletico per costituzione. Ad Amazon, svolgevo esclusivamente i turni di notte. Cominciavo alle 21 e 30 e il mio lavoro terminava alle 4 e 50. Ufficialmente, secondo l’agenzia interinale, camminavo più di 20 km a turno. In realtà, secondo i sindacalisti, erano molti di più. Sono stato assunto come “picker”, la mia funzione era recuperare le merci ricevute dagli “eachers”, e disposte dagli “stowers” sugli scaffali di immensi capannoni, poi di portarle a un “packer” che le imballava. Il "picker" deve rimanere in piedi. Non è autorizzato a sedersi. L’apparecchio elettronico, lo scanner-lettore di codici a barre che permette di identificare le merci, è geolocalizzabile. I caporeparto hanno così la possibilità di sorvegliarti, di sapere dove si trova un “picker” nel magazzino logistico. Riporta il vostro tasso di produttività, che è registrato in tempo reale. Se un impiegato non rispetta il ritmo, rischia il licenziamento. Le pause sono molto brevi, per usufruirne si deve camminare fino agli orologi marcatempo, situati all’estremità della fabbrica. All’uscita, gli impiegati vengono verificati per controllare che non abbiano rubato nulla. Se c’è un dubbio, possono usare il metal detector e procedere a una perquisizione personale. Siccome Amazon considera ogni lavoratore come un ladro potenziale, i dipendenti subiscono una perquisizione personale quando escono dal magazzino logistico (tempo per il quale non vengono pagati ), e questo può impegnare 40 minuti a settimana. Negli Stati Uniti, dei lavoratori hanno appena sporto denuncia per questo. La vera peculiarità di Amazon non è la durezza del lavoro nelle sue fabbriche, molte fabbriche o cantieri hanno terribili condizioni di lavoro e Amazon non è un caso isolato. La specificità di Amazon è la sua organizzazione interna - spietata con l’essere umano -, che si basa sulla sua infrastruttura informatica (terminali wi-fi sparsi un po’ ovunque, telecamere di sorveglianza), sul controllo totale della persona e della produttività. La specificità di Amazon è che la sua infrastruttura informatica, estremamente complessa, ha come obiettivo di spremere al massimo la macchina che esegue le azioni le più difficili: l’essere umano".

I negozi on line sono sempre aperti, il sogno dello shopping 24 ore su 24 si realizza. Non si deve aver a che fare con personale sgarbato, la maggior parte dei contrattempi vengono eliminati. Secondo lei è questo il motivo del successo?

"Lei ha citato alcune delle ragioni del successo di Amazon. Ogni cliente ha le sue ragioni per acquistare da un negozio reale o per acquistare on line, tramite l’e-commerce. Nella nostra economia, ci sono diversi tipi di commercio che competono. Definire le specificità del commercio tramite negozi fisicamente esistenti e di quello on line non significa dare un giudizio morale. Ognuno può scegliere quello che vuole. La forza del commercio online risiede nei suoi costi di immagazzinamento e distribuzione, che sono inferiori a quelli di qualsiasi piccolo negozio. Questo perché l'affitto nel centro città è più costoso di quello di un capannone in periferia. Per quanto riguarda la vendita delle merci, è altrettanto semplice: un negozio non può ottenere gli stessi tassi di produttività di una fabbrica dove tutto è razionalizzato, informatizzato, e dove i lavoratori sono controllati dalle macchine. Ecco perché, per lo stesso volume di beni venduti, Amazon ha bisogno di assumere meno personale rispetto a un negozio. Non è un giudizio morale. Però ripeto che tutti i politici che dicono che Amazon "crea posti di lavoro" per giustificare i sussidi pubblici per lottare contro la disoccupazione - come la Germania o la Francia - sono bugiardi. Amazon non ha bisogno di sovvenzioni pubbliche, ma il Syndicat de la Librairie Française [sindacato delle librerie francesi], ha anche evidenziato che - con lo stesso fatturato - una libreria di quartiere crea diciotto volte più posti di lavoro che il commercio on line. Nel 2012, l'Associazione delle librerie americana (American Booksellers Association) ha stimato a quarantaduemila il numero di posti di lavoro distrutti da Amazon nel settore. Preciso che Amazon non vende solo libri perché si possono anche acquistare slip o un tagliasiepi elettrico. Il mio ruolo di giornalista è quello di ricordare queste cifre, affinché ognuno possa conoscere i fatti e giudicare se Amazon crea effettivamente posti di lavoro, o ne distrugge. Ogni cittadino italiano deve anche sapere che quando qualcuno acquista un prodotto da Amazon, i soldi vanno direttamente in Lussemburgo, la sede sociale di Amazon, e che quindi lo Stato italiano non incassa nulla o quasi. Questo è un problema a livello europeo. I cittadini europei devono essere consapevoli che, se i commercianti pagano le tasse, Amazon è un modello di multinazionale che fugge dalle tasse dei paesi dove vende i propri prodotti".

A un certo punto nella narrazione lei confessa di cominciare a perdere la lucidità, non riesce più a compilare il suo diario quotidiano. È l'inizio del processo di alienazione, la perdita del contatto con la realtà. Sarebbe possibile vivere con quel tipo di lavoro un'esistenza intera? Cosa accadrebbe a una persona con una famiglia, ai suoi rapporti umani?

"In Amazon, la pressione è tale che numerosi lavoratori soffrono di mal di schiena e di depressione. Ho raccolto testimonianze in diversi magazzini tedeschi e francesi, e la situazione è la stessa ovunque. Molti lavoratori a tempo indeterminato finiscono per gettare la spugna dopo anni di lavoro a Amazon. L'età media è di 25-35 anni. Anche quelli che hanno un contratto a tempo indeterminato, dicono che questo lavoro può essere solo temporaneo. Per me, la difficoltà era che, terminato il mio lavoro di notte come operaio, dovevo iniziare la mia vita di giornalista e scrivere per un'ora o due guardando l'alba prima di poter andare a letto".

Perché secondo lei Amazon è così gelosa delle sue strutture e impedisce ai giornalisti di visitarle? Semplice paura di essere copiati?

"Gli operai non hanno accesso a nessun luogo che non gli competa, tutto è registrato tramite l'uso di badge di identificazione. Amazon non vuole che qualcuno possa raccontare quello che succede all'interno della fabbrica, che si possa descrivere il suo modello di gestione".

Nel suo libro abbiamo letto una profezia tra le righe: il futuro dell'e-commerce è in giganteschi capannoni chiusi al pubblico nei quali gli utenti vanno a ritirare le merci ordinate on line, imballate magari da alcuni robot, con il personale ridotto all'osso e con l'abolizione dei costi di consegna. Questo intende?

"In parte sì. Credo che Amazon rimarrà un gigante del business. Ma nessun può dire chiaramente se il suo successo sia "sostenibile". Potrebbero esserci delle evoluzioni imprevedibili. Per quanto riguarda le macchine, molti pensano che nel futuro l'automazione totale di Amazon sia ineluttabile, che accadrà inevitabilmente. Io non condivido quest’opinione. Perché oggi, lo sfruttamento degli esseri umani è molto, molto più redditizio. Le macchine sono ancora troppo dispendiose rispetto al costo del lavoro umano. Non credo che nel breve periodo le macchine si sostituiranno totalmente agli esseri umani nella logistica".

Nella scena finale del libro operai e dirigenti che festeggiano la fine del turno sembrano dei dannati in un girone infernale, sporchi e con gli occhi rossi per la polvere. Ha voluto descrivere l'inferno verso il quale ci sta portando uno sviluppo senza limiti oppure era semplice ironia, una caricatura?

"Volevo solo finire la mia indagine con i volti degli uomini e donne che ho incontrato, perché sono i volti, le parole e le storie di queste donne e uomini che mi interessano sul piano professionale. Il mio lavoro di giornalista è quello di descrivere il mondo, di descrivere la sofferenza della gente, non per voyeurismo o sensazionalismo, ma per prenderne coscienza. Ciò richiede di trovare il tono giusto, la giusta distanza. Questo è il motivo per cui preferisco lavorare per la carta e i libri piuttosto che per la televisione".

Se tutti quelli che comprano merci tramite Amazon sapessero esattamente cosa accade quando cliccano sul carrello, le condizioni alle quali sono sottoposti i lavoratori, secondo lei ci penserebbero due volte a fare il prossimo acquisto?

"Ho incontrato numerose volte ex clienti di Amazon. Dopo aver letto il mio libro, hanno deciso di non acquistare più merci da loro. Secondo me, non è il compito di un giornalista dire se si deve o no boicottare Amazon. Io non sono un'autorità morale, ma sono contento di sapere che la gente ora sa come funziona una fabbrica Amazon, e che quindi tutti possono fare i loro acquisti in piena consapevolezza".

Il suo libro nell'edizione francese è in vendita sul negozio on line di Amazon, ha incontrato qualche forma di ostracismo per aver scritto un volume che li ha praticamente messi a nudo?

"Sì è in vendita regolarmente, e anche la traduzione in spagnolo. Si tratta di un colpo da maestro da parte di Amazon che mi ha dato del filo da torcere. In questo modo, hanno cercato di veicolare un messaggio subdolo e contraddittorio sul mio lavoro: sarei un giornalista che denuncia un sistema che gli permette di vendere il suo libro. È una mossa molto scaltra. Quello che forse non sanno, è che alcuni ex clienti di Amazon mi scrivono dicendo, "Il tuo libro è l'ultimo prodotto che ho ordinato da Amazon prima di chiudere definitivamente il mio conto". Preferisco che la gente cerchi il mio libro nelle librerie, ma se sono clienti di Amazon la cosa importante è che conoscano il loro tentativo di nascondere la realtà, rifiutando ai media il diritto di visitare i suoi magazzini e di verificare le condizioni dei lavoratori".


Zurich Connect

Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

In Vetrina

Invasione aliena della Terra imminente. A settembre. Lo dice Nostradamus

In evidenza

Laura Freddi con il pancione Sarà mamma a 45 anni

Abiti sartoriali da Uomo, Canali

Dal 1934 Canali realizza raffinati abiti da uomo di alta moda sartoriale. Scopri la nuova collezione Canali.

RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
Finalità del mutuo
Importo del mutuo
Euro
Durata del mutuo
anni
in collaborazione con
logo MutuiOnline.it