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Roma
Le idee e la storia della signora dei libri. Daniela Di Sora: "Vi racconto la mia Voland"

di Patrizio J. Macci

Una casa editrice romana che ha un nome misterioso e inquietante "Voland", fondata venti anni fa da una slavista e traduttrice irrequieta che si innamora degli scrittori dell'Est. Ha detto Gabriel Garcia Marquez: gli autori slavi hanno la stessa profondità dei sudamericani, quella dell'anima". Una redazione composta esclusivamente da donne, un grafico che il progetto dei libri lo ha nel dna (Alberto Lecaldano, nipote dell'ideatore e direttore della mitica B.U.R. che negli anni cinquanta avvicinò gli italiani alla cultura). Quando è arrivata la crisi non ha esitato a "sacrificare" una casa di proprietà per far tornare i conti. Sempre e solamente per editare libri. Nella Capitale la chiamano l'Editora, per tutti gli altri è Daniela Di Sora direttore editoriale e proprietaria delle edizioni Voland.
Come e quando è nata la casa editrice Voland?
"La Voland è nata come società a responsabilità limitata a dicembre del 1994, e i primi tre libri sono stati pubblicati nell’aprile del 1995. Ed è nata dalla mia esperienza di traduttrice dal russo per altri editori, come E/O, Bompiani, Biblioteca del Vascello. Per quest’ultima ho anche diretto una collana, quella dedicata agli scrittori slavi, dal momento che la mia formazione è da slavista. La prima ambizione infatti era quella di pubblicare solo libri tradotti dalle letterature slave, mi sembrava che non ci fosse una politica editoriale coerente e continua in questo campo, solo scelte occasionali e magari incomplete".
Lei è conosciuta soprattutto per la scrittrice francese Amèlie Nothomb. Può raccontarci come è nato questo fidanzamento?
"Quando ho intuito che solo con quel tipo di autori non si andava molto lontano (se ho voglia di ironizzare dico che mi è stato chiaro dal terzo tabulato di vendita), ho cominciato a guardarmi intorno. Mi è capitato di leggere il primo romanzo di Amélie, "Igiene dell’assassino". Amore a prima vista: è un testo straordinario, ironico, con dialoghi serrati e senza nessuna descrizione, puro teatro. Il tempo di decidere che lo volevo, e lei aveva già pubblicato altri tre romanzi, sempre con la stessa casa editrice francese, Albin Michel. Quando ho fatto la proposta per "Igiene", loro mi hanno risposto che erano molto contenti, ma che avrei dovuto prenderli tutti e quattro. La somma non era spaventosa in assoluto, ma per una piccola casa editrice appena nata (sto parlando del 1996, a questo punto) considerevole. Ci ho pensato un po’, ma poi mi sono detta che erano quattro libri di grande livello, e valeva la pena rischiare. Così è nata la nostra “relazione”, che continua in base all’attenzione e alla simpatia reciproche. Io come è ovvio le sono infinitamente grata di voler restare con noi nonostante le infinite richieste che ha ricevuto e che continua a ricevere. E lei dice queste testuali parole: “Ora non è difficile venirmi a cercare. Ma bisognava volermi prima, come ha fatto la signora Di Sora, che ha creduto in me quando non ero ancora famosa” Sono molto rari gli autori fedeli".
La crisi economica, come e quanto ha inciso negli ultimi cinque anni?
"La crisi ha inciso moltissimo in questi ultimi anni, in tutto il mondo editoriale. Librerie che hanno difficoltà a pagare i libri venduti, librerie e piccoli distributori indipendenti che scompaiono, lettori che calano. Ormai è una lotta all'ultimo sangue per restare in vita senza abbassare la qualità, continuando a fare un lavoro accurato: ottime traduzioni che sono in ogni caso riviste e controllate dalla redazione, impaginati eleganti, copertine mai banali. Insomma per noi tutti il libro deve essere un oggetto piacevole da tenere in mano, da sfogliare, da leggere. Poi abbiamo puntato molto anche sugli ebook, cercando di tenere i prezzi bassi (come peraltro con i libri cartacei). Sono assolutamente convinta che alla crisi si risponda solo con la qualità".  
I "rumors" raccontano che a un certo punto lei volesse mollare e vendere tutto. Malignità oppure c'è qualcosa di vero?
"È verissimo, a un certo punto mi sono trovata in grandi difficoltà. Due cambi di distribuzione in pochissimo tempo hanno rischiato di uccidermi, sono stata sommersa dalle rese di magazzino, poi immediatamente dopo è cominciata la crisi, con conseguente calo di fatturato e ritardi nei pagamenti di molte librerie, sovvenzioni estere saltate… Insomma, un periodo difficile e certo non solo per me, visto che case editrici ben più grandi sono in difficoltà. Io ho risolto vendendo un appartamento di mia proprietà, e pagando così banche, traduttori, diritti e sospesi vari. Sto sistemando tutte le pendenze economiche. Altri nella medesima situazione avrebbero tirato i remi in barca oppure fatto ricorso ad alchimie societarie, invece ho stretto i denti e sto cercando di condurre il vascello in porto sperando che la tempesta sia finita. Devo dire però che è stata un’esperienza importante, la voglia di lottare non è mai venuta meno, e soprattutto ci sono state tante e tali gare di generosità da parte di autori, agenti, traduttori, colleghi universitari da farti pensare che resistere non sia inutile".
Progetti per il futuro immediato?
"Ho un progetto per gli e-book che stupirà. Questo nuovo medium si presta a sperimentazioni impensabili per il cartaceo, permette tentativi di diversificare fino a oggi impossibili".

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