Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Assessore Aprea, oggi la Cisl Lombardia ha dato numeri poco incoraggianti relativi all’attuazione del programma europeo Garanzia giovani. Il segretario regionale, Roberto Benaglia, ha dichiarato che Garanzia Giovani “non funziona come deve”. È così?
“In Lombardia ci siamo dati due priorità: puntare molto sull’accompagnamento al lavoro e attuare il programma in tempi stretti. Devo dire che le cose stanno funzionando, anche se siamo lontani dal dirci soddisfatti”.
Alcuni commentatori affermano che i soldi di Garanzia giovani sarebbero stati impiegati meglio in incentivi alle imprese. Che cosa ne pensa?
“Oltre alla formazione Garanzia giovani prevede dei bonus per le aziende che assumono. Io salvo la positività dell’impianto nel suo complesso. Per la prima volta abbiamo avuto una misura organica di politica attiva per i giovani. In passato invece si sono privilegiate più le politiche passive, come la cassa integrazione”.
Che cosa bisognerebbe fare perché Garanzia giovani funzioni al meglio?
“Il numero di ragazzi che si è registrato è ancora troppo basso. È la dimostrazione del fatto che i giovani non hanno fiducia nelle istituzioni. Non dimentichiamoci che il primo passo lo devono fare loro, attraverso l’iscrizione”.
I giovani sanno che esiste questa opportunità? Oppure c’è un problema di comunicazione?
“Regione Lombardia ha coinvolto le scuole, le università, le agenzie pubbliche e private. Io credo che ai ragazzi sia arrivata l’informazione, ma hanno totale sfiducia nelle istituzioni. Non sono abituati a rivolgersi al pubblico se non hanno completato gli studi o se non hanno mai lavorato. Sono distanti fisicamente e psicologicamente”.
Insomma, lei rispedisce in toto la denuncia della Cisl?
“Certamente si può fare meglio, ma il fatto che tanti enti, legati al sindacato, abbiano impiegato con successo i fondi della Garanzia ci conforta. Noi condividiamo però con la Cisl il timore che il governo abbia messo troppa carne al fuoco. Il sindacato giustamente sottolinea come, mentre scattano i contratti a tutele crescenti e la detassazione per chi assume, si rischia di incentivare assunzioni o tirocini che il mercato già effettuerebbe”.
C’è questo rischio?
“Noi da tempo abbiamo chiesto come Regione che le misure previste nel Jobs Act e nella Legge di stabilità possano valere anche per la Garanzia Giovani”.
Il governo sta aiutando le Regioni nell’attuazione della Garanzia giovani?
“Da Roma ci sono troppe rigidità. Il governo ha voluto imprimere una regia nazionale fissando dei paletti validi per tutti, senza tener conto delle specificità territoriali. Noi in Lombardia abbiamo fatto miracoli. Abbiamo messo in piedi un sistema che, a differenza delle altre Regioni, ha stretto delle partnership anche con i privati. Non ci siamo affidati solo ai centri pubblici per l’impiego”.
Una delle criticità rilevata in altre Regioni è la scarsa preparazione del personale degli uffici per l’impiego, quelle persone cioè che dovrebbero assistere i Neet. Anche in Lombardia servirebbe una maggiore formazione del personale?
“La legge regionale per il lavoro ha già aperto al mercato le agenzie pubbliche, che dal 2006 concorrono con quelle private. Abbiamo creato un settore dinamico ed efficiente”.
Secondo lei alcune Regioni hanno usato i fondi di Garanzia giovani per foraggiare clientele, piuttosto che per dare opportunità ai ragazzi?
“Credo di sì. In molte Regioni i finanziamenti sono destinati alla formazione, piuttosto che ai bonus occupazionali all’impresa. In Lombardia invece ho voluto che si puntasse sull’inserimento lavorativo, visto che nella formazione spendiamo già molto”.

