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Affari Europei
"Il futuro dell'Ue é a due velocità". Intervista ad Aldo Patriciello
Aldo Patriciello, eurodeputato di Forza Italia

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

L'Olanda ha votato a favore del premier uscente, Mark Rutte, mentre Geert Wilders, leader di un partito euroscettico e xenofobo, ha visto i suoi sogni di premiership infranti. L'Unione europea brinda a questa sconfitta, ma davanti a sé ha altre due appuntamenti elettorali importanti: la Francia e la Germania. Come in Olanda, anche in questi Paesi la campagna elettorale é incentrata sull'Unione europea e sul tema dell'immigrazione.

"Si é affermata una tendenza in Europa che mette in relazione, a torto o a ragione, la questione dell'immigrazione con la crisi economica, la criminalità e il terrorismo", spiega ad Affaritaliani.it Aldo Patriciello, eurodeputato di Forza Italia. "Qualunque forza politica che vuole crescere elettoralmente blandisce l'elettorato puntando su questo tema e promettendo una chiusura dei confini ed espulsioni".

I cittadini europei si aspettano risposte, perché l'Europa non é in grado di darle?
"Perché quella dell'immigrazione é una politica che decidono gli Stati, anche se io credo che debba essere concordata a livello europeo. Per un Paese come l'Italia le opzioni sono l'accoglienza, i respingimenti in mare, che però condannano migliaia di persone ad una fine atroce, o la risoluzione del problema all'origine".

Che cosa intende?
"Fare accordi con i Paesi di origine dei migranti e creare lì le condizioni perché queste persone non siano costrette a partire. Per questo servono progetti di cooperazione, lo stanziamento di risorse e un incentivo ai nostri imprenditori ad investire lí".

Sono gli Stati o é l'Europa a dover intervenire?
"Credo che debba essere l'Europa a mettere in campo uno sforzo corale anche per garantire la stabilità politica di Paesi come la Libia che sono in uno stato di guerra civile. Ma in Europa a decidere sono i ventotto Stati membri e dunque l'iniziativa deve venire dagli esecutivi europei che poi, ipocritamente, in Patria tacciano l'Unione di immobilismo".

Il 25 marzo i capi di Stato e di governo europei si incontreranno per celebrare i 60 anni della firma dei Trattati di Roma e per delineare il futuro dell'Unione. Oggi sul tavolo c'é la proposta di una Europa a più velocità. Lei come valuta questa ipotesi?
"Io credo che l'Unione europea, per poter prosperare nel mondo attuale, debba avere un esercito e una politica estera comuni, ma anche più integrazione economica e sociale al suo interno. Visto che ad oggi mettere d'accordo ventotto Stati su questi temi é impossibile, credo che sia auspicabile che un gruppo di Stati volenterosi prenda l'iniziativa e proceda verso un percorso di maggiore integrazione".

Un maggiore coesione però comporta anche maggiori vincoli. La Germania vorrà avere garanzie da noi circa il nostro debito pubblico...
"Noi abbiamo un debito pubblico enorme eredità delle scelte scellerate del passato. Ci dobbiamo impegnare con i nostri partner europei per tenerlo sotto controllo, ma a Bruxelles e a Berlino devono capire che non possono neppure costringerci ad aumentare le tasse su consumi e lavoro, perché altrimenti l'economia rischia di fermarsi".

Insomma, serve maggiore flessibilità...
"Serve che l'Europa ci riconosca gli sforzi che facciamo su tematiche come l'accoglienza dei migranti o sulla ricostruzione post-terremoto".

All'Italia non converrebbe uscire dall'Europa e dall'euro, come ha fatto Londra?
"Assolutamente no, pagheremmo un conto salatissimo. La Gran Bretagna é uscita dall'Unione e valuteremo nel corso dei prossimi anni quali effetti avrà sulla sua economia. Non dimentichiamoci peró che Italia e Inghilterra sono realtà molto diverse".

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