Di Giulia Marani
In un paese colpito dalla crisi al punto di essere definito “il nuovo malato d’Europa” – secondo l’espressione coniata dal premio nobel 2010 per l’economia, Christopher Pissarides – e sempre più sovrapponibile ai PIGS per quanto riguarda numerosi parametri, dal costo del lavoro al debito pubblico fino alla disoccupazione, il dibattito sulle istituzioni europee si arricchisce con le proposte di alcuni collettivi.
Il “Manifesto per un’unione politica dell’euro” (Manifeste pour une union politique de l’euro), il “Groupe Eiffel Europe” e la lista “Europe citoyenne” di Corinne Lepage hanno più di un punto in comune. Innanzi tutto, tutti e tre i movimenti si inseriscono nello spazio di discussione aperto dai tedeschi di Glienicker, riaprendo un discorso, quello legato all’opportunità o meno di modificare i trattati europei al fine di migliorare il funzionamento della zona euro, che fino a poco tempo prima era stato trattato in modo molto marginale o addirittura soffocato perché giudicato troppo esplosivo. Inoltre, tutti auspicano una maggiore integrazione fiscale – e, di riflesso, politica – tra i membri dell’Unione. Un tema che era stato già sollevato dal presidente Hollande nel corso della sua ultima conferenza stampa, il mese scorso, seppure declinato in chiave franco-tedesca.
Secondo il “Manifesto per un’unione politica dell’euro”, scritto da un collettivo piuttosto eterogeneo di economisti, personalità del mondo accademico e giornalisti e pubblicato dal quotidiano “Le Monde” il 16 febbraio, l’Unione Europea attraverserebbe una profonda “crisi esistenziale”. La concorrenza tra paesi dotati di regimi fiscali e sistemi sociali diversi, in particolare, lascerebbe spazi troppo ampi alla speculazione dei mercati. Secondo il manifesto, la soluzione a questa impasse consisterebbe nell’uniformazione dei regimi di tassazione delle imprese a livello europeo e nella creazione di un budget destinato al funzionamento della zona euro, che non dipenda dall’elargizione di contributi da parte degli Stati, ma, al contrario, si autoalimenti attraverso la riscossione di una parte delle tasse versate dalle aziende. Questa quota, dell’ordine del 10%, permetterebbe tutta una serie di azioni “di rilancio e d’investimento, soprattutto per quanto riguarda l’ambiente, le infrastrutture e la formazione”.
Tra le novità proposte dai firmatari del documento rientra anche l’istituzione di un organo parlamentare deputato a prendere decisioni di natura fiscale, una sorta di “camera parlamentare” della zona euro composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, in numero variabile a seconda del peso demografico dello Stato di provenienza. Uno dei compiti della nuova assemblea, che sostituirebbe il Consiglio europeo e l’Eurogruppo, sarebbe la definizione del limite massimo del deficit pubblico, da stabilire annualmente in base alla congiuntura. L’ultima misura evocata, anch’essa ripresa dal programma di Glienicker, è la mutualizzazione del debito pubblico, o della parte di esso eccedente il 60% del PIL.
Anche il secondo testo, redatto dal gruppo “Eiffel Europe” e reso pubblico il 14 febbraio, parte dalla constatazione dell’assenza di strumenti efficaci per contrastare la “creditocrazia” e dalla necessità di mettere le basi per un’”Europa ottimale” basata su una maggiore unione politica e prevede il tramonto di Consiglio Europeo ed Eurogruppo. Lo strumento principale per giungere a una sorta di Europa federale sarebbe la creazione di un’assemblea eletta a suffragio universale, incaricata di designare un governo. L’esecutivo disporrebbe di un proprio budget, derivante anche in questo caso dal reindirizzamento di una parte delle tasse versate dalle imprese o dai cittadini, e potrebbe farsi carico di alcuni compiti specifici, come per esempio l’erogazione dei sussidi di disoccupazione. Questa idea, in particolare, è vista con favore dal ministro delle finanze francese.
La lista “Europe citoyenne” dell’eurodeputata ed ex-ministro Corinne Lepage, infine, pur concentrandosi su temi differenti, dalla green economy alla partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni, partecipa al dibattito auspicando la creazione di “un’Europa forte, unita, federale” e sostenendo la “lotta contro l’onnipresenza delle lobby”.
Rimane da vedere se le proposte troveranno un seguito, sviluppando un dibattito costruttivo anche fuori dall’Esagono, e se le prossime elezioni europee premieranno il discorso europeista alla base dei diversi manifesti o, invece, vedranno l’ascesa di movimenti che cavalcano l’euroscetticismo.

