Tim contesa tra due spasimanti: Kkr verso l'Opa, Cvc punta sull'enterprise

Da una parte c'è il Ceo Labriola che vuole scorporare i servizi dalla rete, dall'altra le parti sociali che temono l'esubero di migliaia di posti di lavoro

di Marco Scotti
Economia
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Tim, titolo tiepido in Borsa. Che cosa succederà ora? Labriola ha la piena fiducia di Vivendi, ma Kkr... 

Una nota alle 7.57 del mattino per provare a fare chiarezza sul proprio futuro: Tim ha inviato questa mattina una breve dichiarazioni in cui prova a fare ordine sulle due diverse offerte di cui si è scritto molto negli ultimi giorni. Dunque da una parte c’è il fondo Kkr, già attivo nella rete con Fibercop (di cui detiene il 37,5%) che ha presentato un’offerta amichevole lo scorso 17 novembre.

La vicenda è arcinota: 0,505 euro per azione per un’opa totalitaria che valuta Tim complessivamente 11 miliardi di euro. Una valutazione generosa se si guarda ai numeri di Borsa, visto che oggi l’ex-Sip vale intorno ai 7 miliardi. Pochi se però si pensa al peso specifico di un’azienda così radicata nel tessuto imprenditoriale ed economico italiano e così centrale in ottica Pnrr.

Tra l’altro, nonostante la svalutazione dell’asset recentemente portata avanti da Vivendi (per oltre 720 milioni), il valore di carico dell’azienda della galassia Bollorè per le azioni di Tim è ancora superiore all’offerta di Kkr. Siamo a circa 0,65 euro per azione, oltre il 30% in più rispetto all’offerta del fondo americano.

La trattativa però continua, come riporta la nota emessa questa mattina. “Proseguono le interlocuzioni – si legge - al fine di acquisire le indicazioni necessarie per giudicare concretezza, attualità e attrattività della manifestazione non vincolante ed indicativa d’interesse”.

Si va avanti, dunque. E l’arrivo di un’altra offerta, quella di Cvc, rende la partita ancora più interessante. Nella nota emessa questa mattina, infatti, si legge che “nella tarda serata del 25 marzo scorso è stata ricevuta dal fondo Cvc una proposta non vincolante, avente ad oggetto l’acquisto di una partecipazione di minoranza in una società, da costituire in caso di perfezionamento dell’operazione, nella quale sarebbero incluse le attività della divisione Enterprise di Tim (cioè connettività e servizi Ict) oltre a quelle di Noovle, Olivetti, Telsy e Trust Tecnologies”.

Rimane dunque da capire che cosa succederà nel futuro. Da una parte c’è Pietro Labriola, il ceo che vuole scorporare i servizi dalla rete creando due Newco ad hoc. Dall’altra ci sono le parti sociali, che temono che questa trasformazione si traduca nell’esubero di migliaia di posti di lavoro. Ma, al tempo stesso, questa modalità consentirebbe di creare la famosa (e famigerata) rete unica insieme a Open Fiber.

Come ricorda il CorCom, sia il Governo che la Cdp sono stati molto chiari sul tema: Francesco Giavazzi, consigliere economico della presidenza del Consiglio, ha detto che “la rete unica è uno degli obiettivi del governo e si farà”. L’Ad di Cdp Dario Scannapieco (la Cassa è azionista di Tim con una quota vicina al 10% e di Open Fiber con il 60%) ha detto che “una duplicazione degli investimenti sulla rete non ha senso dal punto di vista industriale”.

Intanto, la borsa al momento – pur in una giornata di segno positivo – non sembra accogliere con particolari entusiasmi le due possibili offerte. Chi si attendeva rally incontrollati è rimasto deluso, visto che il titolo di Tim guadagna il 2,3%, meno di Generali o di Saipem.

Una volta scelto da che parte stare, si dovrà poi anche decidere come muoversi. Labriola ha la piena fiducia di Vivendi, che sembra voler dare credito all’ex numero uno di Tim Brasil nel progetto di divisione di ServiceCo e NetCo. Ma Kkr, con gli 11 miliardi “freschi” messi sul piatto (magari negoziabili al rialzo) potrebbe non essere d’accordo.

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