Venezuela, il racconto choc di Burlò: "Cella invasa da scarafaggi e in due sullo stesso materasso"
L'imprenditore parla della sua prigionia: "Pensavo di morire lì dentro, la tuta azzurra che indossavo aveva un significato preciso"
Venezuela, i 400 giorni in carcere di Burlò: scarafaggi, materasso da dividere e 40 minuti d'aria a settimana
Il Venezuela ha scarcerato oltre ad Alberto Trentini anche Mario Burlò, un imprenditore torinese di 53 anni che era stato arrestato pochi giorni prima dell'attivista, più o meno con le stesse modalità, considerato un pericolo per il governo Maduro. Ma Burlò era andato a Caracas solo per motivi di lavoro. "Ero andato a fare ricerche sulla detergenza in Colombia e Venezuela, il commercio di detersivi. Esploravo opportunità di affari". Da lì è iniziato l'incubo, arresto senza spiegazioni e trenta chili persi. "È stato un periodo difficilissimo, davvero. In carcere, senza diritti. La cella, terrificante: quattro metri per due, con un paio di lastroni di cemento e i materassi. Per un periodo, - racconta Burlò a Il Corriere della Sera - un materasso era crollato, e allora si faceva a turno per dormire: uno sopra e l’altro per terra. A volte anche uno sopra l'altro".
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Burlò parla della cella da incubo: "Scarafaggi che camminavano attorno e la turca a un metro. Roba da Alcatraz o Papillon". Poi svela altri dettagli: "Quando uscivi dalla cella, ti facevano camminare con un cappuccio che ti copriva interamente il capo, tipo Guantanamo. Ora d'aria? Per i primi trentasei giorni nulla, poi un’ora, anche se alla fine erano 40 minuti, a settimana. Finché, bontà loro, cinque volte alla settimana". Burlò svela un altro dettaglio significativo, relativo ai detenuti come lui in attesa di giudizio. "Ci facevano indossare una tuta azzurra, temevo di non uscire più di cella, perché alcuni prigionieri la indossavano da dieci anni". L'imprenditore poi esprime il suo primo desiderio da uomo libero: "Un pranzo di pesce, di riso e pollo non ne posso più". E chiude con un messaggio alla premier Meloni: "Grazie, grazie e ancora grazie. Spero che riporti a casa tutti".