Venezuela, Trentini: "Ci dissero che eravamo pedine di scambio. Le violenze psicologiche e la turca che faceva anche da doccia"

Il cooperante italiano racconta la sua detenzione a Caracas

di Marco Santoni

Alberto Trentini 

Esteri

Venezuela, Trentini: "Mi avevano sequestrato anche gli occhiali, ero in difficoltà"

"Violenze fisiche non ne ho subite, le riservavano alle persone che sospettavano di aver commesso qualcosa, mentre le violenze psicologiche sì, lo stesso fatto di non sapere quando sarebbe finita... e di non poter avere assistenza legale". A dirlo è Alberto Trentini, il cooperante italiano che è stato detenuto in Venezuela, ospite della trasmissione "Che tempo che fa" sul Nove. "Le condizioni di prigionia erano molto molto dure. Avevamo l’acqua per farci la doccia e per la latrina due volte al giorno, a orari sempre differenti. Non c’era nessuna opportunità di svago, pochissimi libri. Mi avevano sequestrato gli occhiali quindi ero in difficoltà. Ne ho recuperato un paio di fortuna che mi permettevano per lo meno di vedere la faccia della persona con cui magari interagivo oppure di giocare a scacchi".

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"Gli scacchi sono stati un regalo, che ho ricevuto da dei ragazzi colombiani, che mi hanno regalato questa scacchiera con tutte le pedine, fatta con carta igienica, sapone, e magari quelle nere col caffè... questo è stato il più bel regalo perché mi permetteva di giocare. All’inizio - spiega Trentini - non sapevo di essere un ostaggio, poi verso gennaio dello scorso anno senza tanti giri di parole il direttore del carcere ci ha detto che eravamo delle pedine di scambio".

Trentini racconta la sua cattura: "Mi hanno preso in una zona vicino alla Colombia, in un posto di blocco fisso, in Venezuela è pieno di questi posti di blocco maneggiati dalla polizia e dalla guardia nazionale. In una situazione come questa si prova, più che stupore, disperazione, perché non sai per cosa verrai scambiato, quando verrai scambiato, se la trattativa funzionerà. Ci illudevamo che anche se eravamo pedine di scambio, sarebbero stati scambi veloci, ma erano tutte illusioni nostre, che ci creavamo da soli", ha aggiunto. "La cella Rodeo 1 – ma ne ho cambiate molte – erano tutte due metri per quattro con una turca che faceva anche da doccia, eravamo in due in cella. I cambi di cella non erano mai giustificati, come nessun’altra azione del resto: venivano, ti dicevano di vestirti, di prendere le tue poche cose e ti cambiavano di cella", ha concluso Trentini.

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