Corruzione, l'europarlamentare FdI Fidanza patteggia sedici mesi

Le dimissioni del consigliere bresciano Acri per far entrare in aula Calovini, vicino a Fidanza. In cambio, l'europarlamentare avrebbe assunto il figlio

Redazione
Carlo Fidanza
Milano

Corruzione, l'europarlamentare FdI Fidanza patteggia sedici mesi

Corruzione, l'europarlamentare di Fratelli d'Italia Carlo Fidanza ha patteggiato un anno e quattro mesi con pena sospesa e senza interdizione dai pubblici uffici. Così anche il deputato Giangiacomo Calovini. I due erano stati indagati per l'accordo che ha portato alle dimissioni del consigliere comunale di Brescia Gianfranco Acri. Stando alle indagini della procura, l'ex consigliere bresciano, sempre di FdI, avrebbe lasciato il suo incarico nel giugno del 2021 consentendo il subentro in consiglio dello stesso Calovini, vicino alla corrente di Fidanza. In cambio, ricostruisce Adnkronos, lo stesso Fidanza avrebbe assunto il figlio di Acri come proprio assistente all'europarlamento. La ratifica è giunta dal gip di Milano Stefania Donadeo.

Fidanza: "Nessuna corruzione, un accordo politico come tanti"

Fidanza ha commentato: " “Oggi il GIP del Tribunale di Milano ha confermato il mio patteggiamento ad una pena concordata per il reato di corruzione impropria. Ho accettato a malincuore questa soluzione, al solo scopo di poter continuare la mia attività politica senza la minaccia pendente di un lungo processo che avrebbe potuto portare ad una richiesta di condanna assolutamente sproporzionata rispetto alla natura e all’entità dei fatti. Ho deciso di patteggiare poiché, secondo la giurisprudenza più recente, questa scelta processuale non implica alcuna assunzione di responsabilità penale. Ribadisco che il fatto contestato, ovvero le dimissioni di un consigliere comunale di Brescia, è stato frutto non di corruzione, ma di un accordo politico tra colleghi di partito - come tanti ce ne sono in tutti i partiti - e di una libera determinazione dello stesso consigliere.  Tengo inoltre a ribadire che, contrariamente a quanto comunemente accade quando si parla di corruzione: non ho percepito alcuna somma illecita; non ho compiuto alcuna malversazione di risorse pubbliche, poiché il contratto part-time considerato strumento della corruzione non è mai stato contestato dalla scrupolosa amministrazione del Parlamento europeo perché sono state corrisposte regolari prestazioni lavorative; non ho influenzato procedure concorsuali pubbliche, poiché la composizione del proprio staff è una scelta totalmente discrezionale di ogni europarlamentare; non ho causato alcun danno al Comune di Brescia che anzi, a seguito di quelle dimissioni, ha potuto contare su un consigliere comunale molto più attivo, come possono confermare politici locali di tutti gli schieramenti. In definitiva, nessun cittadino italiano è stato danneggiato dalle condotte che mi sono state contestate"

Conclude Fidanza: "Rimane il rammarico per la genesi di un’inchiesta che nasce da un esposto anonimo, depositato non casualmente poche ore dopo l’apertura dell’indagine “Lobby nera” (dalla quale non è emerso alcun illecito a mio carico), al solo scopo di approfittare della sua eco mediatica per colpirmi politicamente: un comportamento che da solo basta a qualificare chi lo ha messo in atto.  Chiusa anche questa pagina, potrò dedicarmi con maggiore serenità al mio lavoro al Parlamento Europeo e all’importantissima campagna elettorale che ci attende per le elezioni europee del prossimo 9 giugno”.

Tags:
bresciacorruzionefidanza