Milano capitale dei milionari? Tutte le falle del report che ha fatto il giro dei giornali

Dalla fonte in conflitto d’interessi ai numeri poco verificabili: perché la classifica sui super-ricchi solleva più dubbi che certezze

Di Giorgio d'Enrico
Milano

Milano capitale dei milionari? Tutte le falle del report che ha fatto il giro dei giornali

L’idea che Milano sia la città con il più alto tasso di milionari al mondo ha fatto rapidamente il giro dei media italiani. Secondo il World’s Wealthiest Cities Report 2025, rilanciato nei giorni scorsi da numerose testate, un residente su dodici nel capoluogo lombardo avrebbe un patrimonio superiore al milione di euro, escluso il valore degli immobili. Una cifra che porterebbe a circa 115mila milionari in città. Ma dietro il clamore a caldo, le obiezioni sono diventate nei giorni successivi molte e strutturali.

Henley&Partners, la società che ha firmato il report

Il report è firmato da Henley & Partners, società con sede a Londra specializzata in consulenze per residenze fiscali, visti e cittadinanze destinate a individui ad altissimo patrimonio. Un dettaglio raramente evidenziato negli articoli che hanno rilanciato lo studio, ma centrale per valutarne l’attendibilità. Henley & Partners ha un interesse diretto a dimostrare la mobilità dei super-ricchi e l’attrattività fiscale di alcuni Paesi, perché è esattamente su questo mercato che opera. Il primo quotidiano a dare grande risalto alla classifica è stato Il Sole 24 Ore, che ha attribuito l’ascesa di Milano a fattori come il ruolo globale della città e la flat tax per i grandi patrimoni. L’articolo online, però, è stato rimosso dopo circa 24 ore, pur restando nell’edizione cartacea.

Numeri difficili da verificare nel report sui milionari a Milano

Uno dei primi a sollevare dubbi è stato Alessandro Coppola, professore di Urbanistica al Politecnico di Milano. In un post molto citato, Coppola ha ricordato che stimare il patrimonio individuale è estremamente complesso e che nemmeno la Banca d’Italia produce dati con un livello di dettaglio così fine, cioè riferito alle singole città.

Secondo Coppola, è plausibile che a Milano i milionari siano aumentati, anche grazie a regimi fiscali favorevoli, ma è difficile sostenere che siano 115mila: significherebbe avere circa un terzo dei milionari di New York in una città con un sesto degli abitanti e redditi medi decisamente più bassi. Da qui la domanda rimasta senza risposta: “Come sono stati calcolati questi numeri?”.

La metodologia opaca che sarebbe stata utilizzata

Nella sezione metodologica del report emerge che i dati non provengono da fonti istituzionali come Banca Mondiale o FMI, ma da una società sudafricana, New World Wealth. Questa afferma di gestire un database con informazioni su circa 150mila persone ricche nel mondo, un numero che da solo rende problematico il confronto con i 115mila milionari attribuiti alla sola Milano.

Il database viene alimentato attraverso fonti pubbliche: registri societari, passaggi di quote e soprattutto LinkedIn. Poiché il campione copre solo una parte dei grandi patrimoni globali, New World Wealth applica poi modelli matematici per stimare il totale dei milionari per Paese e città. Modelli di cui, però, non viene spiegato il funzionamento. Con dati così “sporchi” e indiretti, la solidità statistica delle stime risulta quantomeno fragile.

Le critiche internazionali a precedenti studi di Henley & Partners

Non è la prima volta che gli studi di Henley & Partners finiscono sotto osservazione. Nel Regno Unito, i loro report sono stati spesso usati nel dibattito politico sul presunto esodo dei milionari, attirando le critiche di esperti fiscali e associazioni come Tax Policy Associates. Anche il Financial Times ha dedicato un’analisi ai limiti e alle incongruenze di queste ricerche, evidenziando come i numeri vengano spesso sovrainterpretati nel dibattito pubblico.

Una “notizia” arrivata in ritardo: il report è di aprile 2025

Un altro elemento poco discusso riguarda la tempistica. Il report è stato pubblicato nell’aprile 2025 e si riferisce a dati dell’anno precedente. Perché la classifica sia esplosa solo ora, mesi dopo, senza spiegazioni sul contesto o sugli aggiornamenti, resta poco chiaro

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