Covid, dal tecnocrate auto-assoluzione ma nessuna risposta convincente

Miozzo (ex Cts) contro i filosofi Cacciari, Bencivenga, Agamben, Fusaro: "Sporcatevi le mani", ma le sue risposte sulla gestione del Covid non convincono

Di Paolo Diodati
Miozzo, Cacciari, Bencivenga, Agamben (da sinistra)
Politica
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Caro Direttore, ho ascoltato con interesse la sua ottima video intervista ad Agostino Miozzo, coordinatore del CTS dal febbraio 2020 e ora dimissionario per sua scelta. Ottima per le domande, pessima per le risposte. Video intervista pubblicata con l'azzeccato titolo: "Cari filosofi, prima di parlare di Covid-19 e dire stupidaggini, sporcatevi le mani".

Azzeccato e fedele al succo di tutte le risposte avute a domande gentilmente poste su punti nevralgici in cui in tanti abbiamo visto errori più o meno gravi e alcuni indiscutibilmente gravissimi, col senno normale di prima, per non parlare di quello del poi, a tragedia ingigantita.

Non sono un  filosofo e non spetterebbe a me difendere filosofi come Ermanno Bencivenga, professore ordinario di Filosofia presso l’Università di California, famoso logico con importanti contributi alla filosofia del linguaggio, alla filosofia morale e alla storia della filosofia, specialista anche in filosofia della scienza o filosofi con esperienza di sindaco come Massimo Cacciari, che più giorni passano e più vorrei come Presidente della Repubblica, o come Agamben e tanti altri, fino a giovani come Diego Fusaro. Nessuno di loro è stato tenero e non lo sono, verso le sbandate non corrette neanche con il senno del poi.

Il Dr Miozzo che dal curriculum si evince abbia una notevolissima esperienza come organizzatore, coordinatore, responsabile, in tanti incarichi ad alto livello (sembrerebbe quasi da appena laureato) ha sfoderato l'ovvia difesa, per ogni operato del governo e per ogni presa di posizione del CTS, cui lei Direttore ha accennato:  non aver eseguito subito le autopsie; l'acquisto di banchi a rotelle; la storia confusa delle mascherine, che Angelo Borrelli definì inutili. Il fraintendimento, di origine psicologica, tra l'eventuale colpa fatta pagare a Borrelli e una sconosciuta, di Miozzo.

1) A domanda: "E' stato un errore non aver eseguito autopsie?"  Miozzo avrebbe dovuto ammettere "Assolutamente sì! Clamorosa, ingiustificata, dannosissima! E meno male che c'ha pensato qualcun altro a darsi da fare immediatamente!" Invece risponde scandalizzato: "Questa è una sciocchezza assoluta! Lo sanno tutti che è una norma di medicina legale. Su un morto per infezione trasmettibile, non si eseguono autopisie, per non essere contagiati!"  

Queste parole, con ogni evidenza, sono state scritte quando non esistevano gli attuali mezzi per difendersi in tutta sicurezza dalle infezioni! Dalla circolare del Ministero della Salute numero 15280 del 2 maggio 2020 (“Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie”), che costituiscono una timida e ambigua affermazione-raccomandazione, indifendibile ai nostri giorni, altamente dannosa per la ricerca degli effetti mortali del virus, stigmatizzata e condannata per la sua assurdità. Questo è l'assurdo motivo dell'obbedienza alla detta/non detta proibizione all'esecuzione delle autopsie! L'affermazione di Miozzo è scandalosamente grave, addirittura fatta l'altro ieri (6/11/21)!

Le autopsie andavano eseguite il prima possibile, effettuate, ovviamente, come  tanti medici esemplari hanno fatto, con le dovute e ovvie precauzioni, del senno di prima!

Ricordando quest'altra affermazione significativa di Miozzo: "Abbiamo sempre fatto quello che i governi ci hanno chiesto" (complimenti ai tecnocrati), si è costretti a concludere, che i derisi filosofi del senno del poi sono la nostra salvezza perché, a causa della stanchezza e/o dell'esaurimento, qui siamo addirittura di fronte a tecnocrati senza neanche il senno del poi. Ma che, Miozzo non conosce ancora la Procedura per l’esecuzione di riscontri diagnostici in pazienti deceduti con infezione da SARS-CoV-2 Gruppo di Lavoro ISS Cause di morte COVID-19, pubblicata nel marzo del 2020?

Procedura addirittura inutile per chi, come già detto, col senno di prima, sapeva come difendersi dalle infezioni e, per nostra comune fortuna, non ha perso tempo per scoprire i devastanti effetti del Covid.

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2) Domanda sui banchi a rotelle, poi gettati via. Anche qui, il tecnocrate che deride il senno del poi, ha innanzi tutto corretto il Direttore per aver usato (che orrore!) l'errato nome di sedie a rotelle! Volgare, ridicolo e fuorviante, non ha usato questi aggettivi, ma li ha fatti pensare, almeno a me.  Devono essere chiamati, "sedute innovative, non banchi a rotelle! " e, sempre senza il senno del poi, non ha riconosciuto il minimo errore sull'iniziativa, chissà perché abortita. "Ma i banchi a rot... scusi, le sedute innovative, sono state gettate via!" "E che vuol dire? - spiega sicuro Miozzo - tante cose vengono gettate via...".

Che figura, Direttore, a non conoscere il nome tecnico innovativo! Almeno quello, il nome, di innovativo, c'è! Ma anche "usa e getta", col senno di poi dei cretini, andrebbe bene. Forse addirittura meglio!

3) Le mascherine, definite inutili da Borrelli. Come un'anguilla, il negazionista lubrificatore Miozzo, prima ha cercato di addebitare ai giornalisti (e quindi, anche all'intervistatore) la responsabilità della nascita del caso (estrapolando un particolare da un discorso complesso). Poi all'umoristica puntualizzazione "qui c'è poco da estrapolare, ha detto papale papale mascherine inutili", obtorto collo, ha ammesso, forse, un errore fornito su un piatto d'argento.

4) Il fraintendimento, di origine freudiana, tra l'eventuale colpa fatta pagare a Borrelli, per l'errore commesso nel definire inutili le mascherine e un prezzo pagato da lui, Miozzo per qualche errore.

Domanda, parlando di Borrelli "scomparso" dal CTS. Miozzo, prima corregge il termine scomparso, rettificando "Borrelli non è scomparso, c'è il naturale avvicendamento" al che il Direttore, insiste "Gli hanno fatto pagare per qualche errore?" alludendo ovviamente al giudizio di inutilità delle mascherine e qui c'è il comico fraintendimento di origine psicanalitica: "No, io non ho pagato per nessun errore. Mi sono dimesso... (e, in pratica, sintetizzo, sono stato pregato di restare, ma ho altre cose molto importanti da fare...)."

Sentiamo cosa dice Borrelli, il sostituito per normale avvicendamento (da Repubblica):

"l’umore non è dei migliori. Quando Repubblica gli fa notare che la Protezione Civile è stata col tempo allontanata dai riflettori e dal coordinamento sulla gestione della pandemia, risponde così: “Non voglio fare polemiche adesso, non servirebbero a nessuno. Tra un mese spiegherò tutto, forse due”. Per Borrelli “è una ferita aperta” che “non si è cicatrizzata: ci vorrà un altro mese, direi due”. Una frase, questa, che Borrelli ripete nell’intervista, tre volte."

Altro che normale avvicendamento... 

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Miozzo ha schierato il Comitato tecnico scientifico per il ritorno in classe degli studenti. «È la vera emergenza che dobbiamo affrontare subito» perché la scuola non è un luogo di rischio. Ha lanciato allarmi per settimane e settimane: "Non ci si rende conto del disastro che si sta consumando nelle giovani generazioni. Le conseguenze saranno enormi dal punto di vista educativo, sociale e psicologico."

«Ci sono giovani che da settimane o mesi non escono più di casa, rifugiati nel buio della loro stanza davanti a uno schermo del Pc per ore e ore, vittime di una sindrome che genera paure, ansie, insonnie e tante altre patologie della mente. Fra qualche tempo vedremo i disastri provocati». Che peso ha avuto tutto ciò sul noto esperto Asino d'Oro 2020, Speranza?

Gran brava persona, Miozzo, meriterebbe anche il supremo comando dei Vigili del Fuoco, essendo uno strepitoso Pompiere, che mette sotto il tappeto tutte le beghe inevitabili che ha dovuto affrontare. Ha il solo difetto di non seguire l'esempio dei filosofi, almeno uno dei quali, tra quelli qui ricordati, parla essendosi anche sporcato le mani: Massimo Cacciari. Nessun filosofo, che sia davvero tale, risponderebbe a domanda "Che cosa non rifarebbe?", a conclusione dell'intervista, "Rifarei esattamente tutto quello che abbiamo fatto", dimostrando di non mettere a frutto il deriso, ma vitale senno di poi.

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