Il pasticcio Rovelli-Levi-Crosetto, un'imbarazzante vicenda all'italiana

Prima l'invito di Levi a Rovelli, poi il dietrofront per evitare problemi con il ministro Crosetto e, infine, l'imbarazzante invito rinnovato

Di Giuseppe Vatinno
Crosetto 
Politica

Il pasticcio Rovelli-Levi-Crosetto. Meloni intervenga per evitare nuove situazioni imbarazzanti

La vicenda surreale - meglio nota come “pasticcio Rovelli-Levi-Crosetto” - è un caso tipico di approssimazione all’italiana. Ieri era arrivata una dichiarazione del Commissario straordinario del governo per la partecipazione dell’Italia alla Fiera del Libro di Francoforte Ricardo Franco Levi che ritirava l’invito al fisico Carlo Rovelli a partecipare alla Fiera del libro di Francoforte.

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Questo l’incipit wagneriano della missiva: “Professore carissimo, è con grande pena che mi accingo a scriverle questa lettera. Con grande pena ma senza infingimenti”. Sembra una enciclica papale ed invece è solo l’ennesimo caso di eccesso di zelo non richiesto tipico dei burocrati italiani. Ma riavvolgiamo il nastro.

Levi aveva invitato tempo fa Rovelli a tenere una delle evitabilissime e noiosissime “lectio magistralis” sui buchi neri, bianchi e pare perfino gialli che adornano il nostro universo, roba da fare invidia alla Schlein e alla sua armocromista. Tutto bene fino al 1° maggio quando quel birbaccione di Rovelli dal palco del concertone non attacca il governo sulla guerra e in particolare Guido Crosetto, ministro della Difesa a cui dà in pratica del piazzista di armi.

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Crosetto invece che incazzarsi sorride bonario e lo invita a pranzo. Invito prontamente rifiutato dallo spocchioso erede di Zichichi. Ricardo Levi che è stato nominato da Mario Draghi alla cadrega ci tiene e teme che Rovelli ne combini un’altra delle sue mettendo in crisi il governo che potrebbe chiedergliene il conto. E allora detto fatto. Per evitare guai, sembra di sua iniziativa, scrive la lettera che il prof, rende subito nota cominciando a fare la lagna.

Levi - che è stato anche Deputato per l’Ulivo già sottosegretario di Stato a Palazzo Chigi con delega all’editoria con Romano Prodi - aveva vergato una epistola degna della più raffinata commedia italiana: “Il clamore, l’eco, le reazioni che hanno fatto seguito al suo intervento al concerto del Primo Maggio mi inducono a pensare, mi danno, anzi, la quasi certezza, che la sua lezione che così fortemente avevo immaginato e voluto per la cerimonia di inaugurazione della Buchmesse con l’Italia Ospite d’Onore diverrebbe l’occasione non per assaporare, guidati dalle sue parole, il fascino della ricerca e per lanciare uno sguardo ai confini della conoscenza, ma, invece, per rivivere polemiche e attacchi. Ciò che più di ogni altra cosa sento il dovere di evitare, e di questo mi prendo tutta, personale la responsabilità, è che un’occasione di festa e anche di giusto orgoglio nazionale, si trasformi in un motivo di imbarazzo per chi quel giorno rappresenterà l’Italia. E non le nascondo la speranza che il nostro Paese sia rappresentato al massimo livello istituzionale. Sono portato a pensare che lei per primo avrà immaginato gli scenari che le sue parole avrebbero aperto”. 

E poi il finale perfido con perculamento annesso: “Spero che questa lettera possa almeno contribuire a non farmi perdere la sua amicizia e mi auguro di poter leggere presto un nuovo libro”. Alle prime polemiche però, inaspettatamente, Crosetto fa notare che lui di questa vicenda non ne sa proprio niente e subito accorre il ministro della Cultura Sangiuliano che si stava già preparando a mazzolare Rovelli ed è costretto ad una rapida retromarcia. Quindi nel tardo pomeriggio di ieri arriva la contro-contro smentita fantozziana di Levi: “Rinnovo l’invito al professor Rovelli a partecipare alla cerimonia, per condividere con tutti noi la bellezza della ricerca e il valore della conoscenza”. 

In pratica - sta dicendo - abbiamo scherzato. Naturalmente la seconda missiva Levi l’ha mandata solo quando Crosetto ha dichiarato: “Mi dispiace deludere gli esperti dei complotti all’italiana ed auspico un ripensamento” e così Levi si è affrettato a dire che non ha subito alcuna pressione da parte del governo.

Va da sé che l’opposizione e la sinistra avevano già cominciato a gridare alla censura pinochettiana del professore latore di istanze di libertà (per i buchi neri). Poiché Levi è anche presidente dell’Aie, l’Associazione italiana editori, si può star certi che perderà tutti e due i posti, essendo rimasto col classico cerino in mano. Chi è il mandante e quale è sia stato il movente è difficile da capire.

Crosetto ha anche fatto balenare la possibilità che sia stato una sorta di complotto della sinistra perché ha detto che “i due” e cioè Rovelli e Levi, sono anche amici. Più pratico da buon partenopeo Sangiuliano che ha preso la palla al balzo cercando di piazzare i suoi: “Avendo subìto censure, sono contrario ad infliggerle ad altri. Magari a quella del professor Rovelliaggiungerei qualche altra voce, quella di Pietrangelo Buttafuoco, Francesco Borgonovo, Marcello Veneziani o altri, in omaggio al pluralismo”.

Resta una pessima storia all’italiana che ha fatto sbellicare all’estero soprattutto i nostri cugini francesi che con un sorrisetto di sufficienza hanno commentato i soliti “italiens”. Giorgia Meloni dovrebbe fare un repulisti anche nel campo della comunicazione istituzionale e dell’editoria per evitare in futuro situazioni imbarazzanti come questa per lei e per l’Italia.

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