Milan-Juventus, Allegri show. La vince Max: così ha dato scacco matto a Pioli

Milan-Juventus - Allegri urla e si leva giacca-cravatta: super Max nella notte di San Siro. Il Diavolo di Pioli parte bene ed è padrone del campo, ma poi...

Di Giordano Brega
Allegri - Pioli (foto Lapresse)
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Milan-Juventus - Locatelli, Szczesny, Kean-Thiaw e Allegri. Così la Signora sbanca San Siro

La notte di Manuel Locatelli a sette anni di distanza (e a maglie invertite), la parata magica di Szczesny che strozza in gola l'urlo liberatorio della rete a Giroud, Kean bravo a mettere fuori partita Thiaw regalando la superiorità numerica alla sua squadra: tre flahback, sliding doors nella notte di San Siro che portano la vittoria sulla strada della Torino bianconera. Milan-Juventus però ha una quarta chiave di volta: Allegri vs Pioli. E qui la sfida questa volta la vince Max.

Milan-Juventus, Allegri show: adrenalina e gestione tattica perfetta, Max dà scacco matto al Diavolo di Pioli

Lo show di Max Allegri show nei minuti finali del match è adrenalinico: urla, si sbraccia, dà un calcio alla bottiglietta, leva la giacca e cravatta. I riflettori e gli occhi dei 70mila e passa del Meazza (sold out) improvvisamente si spostano tutti sulla zona a bordo campo: l'allenatore della Juve richiama la squadra a gestire meglio la palla, vuole più concentrazione e lucidità.

Una reazione che a un primo sguardo superficiale potrebbe sembrare quasi esagerata visto che i suoi giocatori sono via-via diventati padroni del campo col passare dei minuti, prendendo sempre più fiducia e coraggio mentre il Milan pian-piano si sfalda davanti a loro e pare non aver la forza per trovare uno scatto di reni che porti a un arrembaggio finale. In realtà è un capolavoro firmato Max: così facendo tiene alta la tensione della sua truppa quando la linea del traguardo è vicina ma non ancora raggiunta, trasmette energia e coraggio ai giocatori. Missione compiuta.

Con la Curva bianconera che dal terzo anello di san Siro osserva, apprezza e gli dedica anche un coro pieno d'amore ("Allegri uno di noi").

"Siamo contenti per la vittoria, ma dovevamo gestire meglio il possesso palla. Mi sono arrabbiato molto perchè non possiamo sempre rischiare ripartenze per nostri errori, faccio i complimenti al Milan, è stata una partita equilibrata. Scudetto? Calma, ci godiamo la vittoria non conta la classifica", dirà poi a fine partita Max ai microfoni di Sky.

Qualcuno ha storto il naso sottolineando che la sua Juve pur in superiorità numerica per una fetta importante del match (dal 40° del primo tempo) non affonda la lama nella difesa del Milan? Errore. La verità è un'altra. La Signora gioca una partita difensivamente quasi perfetta: solo un brivido per Szczesny che neutralizza la girata rasoterra di Giroud e poco altro. Leao, pericolo pubblico numero uno di tutte le difese della serie A, corre e salta l'uomo, ma tutto sommato viene in qualche modo contenuto (certo Gatti spende 5 falli per arginare Rafa, con ammonizione che arriva al 71°: "C'è il regolamento che dice che se commetti falli ripetuti, poi c'è l'ammonizione. Mi pare che sia così, almeno. L'ha preso? Sì ma tardi", le parole di Stefano Pioli a fine gara). Poi, dopo il gol, magari pure fortunoso di Locatelli (decisiva la deviazione di Krunic), il Diavolo crea poco, mentre i bianconeri hanno due-tre situazioni interessanti per trovare il 2-0 (salva un ottimo Mirante).

Milan-Juventus, le attenuanti per il Diavolo di Pioli (assenze Theo-Loftus Cheek, espulsione Thiaw) e i cambi a partita in corso

La vince Allegri, che aveva perso le due sfide con Stefano Pioli la scorsa stagione. Mentre il mister del Milan rivive una partenza difficile della sua squadra dopo la sosta: contro l'Inter andò malissimo, questa volta è una sconfitta dura, ma con qualche evidente attenuante. A partire dalle assenze pesanti: la mancanza di Theo Hernandez e Loftus Cheek si è sentita non poco contro una squadra che ha tanta gamba e corsa come la Juve. E comunque, sino all'errore di Thiaw che ha lasciato la squadra in 10, i rossoneri erano in gestione e padroni del campo.

Non solo. Tutto sommato si sono mostrati bravi a tenere in mano il pallino del gioco anche nei minuti successivi al rosso diretto sventolato dall'arbitro Mariano al difensore tedesco. Sino ai cambi. Non Pulisic-Kalulu (sostituzione logica), ma quelli al 60°: con Rade Krunic al posto di Yacine Adli il Milan ha perso qualità in mezzo al campo senza trovare quel dinamismo che si poteva sperare arrivasse dal giocatore bosniaco (al rientro dopo un mese di stop). Non paga neanche la sostituzione Giroud-Jovic: Olivier non brillante (e un solo gol su azione sin qui in campionato, oltre a 3 su rigore), ma autore dell'unico lampo verso la porta della Juve nel primo tempo, l'ex viola mai incisivo e capace di creare problemi alla difesa avversaria (a sua parziale discolpa va detto che la squadra ha creato poco). Poi nel finale (al 79°) il cambio della disperazione per provare a dare una scossa: dentro un giocatore d'attacco (Luka Romero) per un centrocampista (Reijnders, l'olandese spento e sotto tono nella ripresa), ma la Juve diventa ancor più padrona in mezzo al campo e soffre poco o nulla. Le scelte di Pioli a partita in corsa non portano dunque gli esiti sperati. Cose che possono capitare in situazioni e partite che vivono su equilibri sottolissimi.

Resta però la delusione per la sconfitta e la classifica che vede la Juve rientrare in scia al Milan (-1), con l'Inter al contro-sorpasso (+1).

Ma non c'è tempo per piangere sul latte versato: Psg e poi Napoli, la settimana del Milan tra Champions e Serie A porta ad altri due grandi big match. La sconfitta con la Juventus è già nel passato.

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